Il superamento delle "Gabbie Salariali" ha ancora un senso?
- Gian Paolo Masone
- 11 ore fa
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di Gian Paolo Masone

Il superamento delle differenze salariali su base territoriale è considerato uno dei risultati più significativi dell’"autunno caldo". Sotto la fortissima pressione di CGIL, CISL e UIL, e grazie alla mediazione governativa, il 18 marzo 1969 fu siglato l’accordo[che prevedeva, dopo una fase di progressivo avvicinamento, la completa equiparazione dei salari a ogni latitudine della penisola.[1]
Il successo di quella lotta, oltre che al clima ideologico dell’epoca, deve molto alla scelta di ricorrere alla potente metafora della "gabbia salariale" da cui uscire: anche a distanza di decenni, risulta difficile ipotizzare una revisione territoriale dei compensi senza doversi confrontare con un richiamo simbolico così radicato e con l’immagine negativa di un "ritorno in gabbia".
Con il passare degli anni, possiamo oggi applicare all’accordo sia una valutazione di tipo esegetico (rispetto al contesto storico in cui è maturato) sia una di tipo ermeneutico (rispetto ai problemi di oggi).
La prospettiva degli anni '70
Quel periodo rappresenta ancora oggi l’apice della convergenza tra Nord e Sud nel potere d’acquisto dei salari. Era legittimo, oltre che auspicabile, che tale dinamica proseguisse fino alla piena parità; ogni esitazione di Confindustria appariva come un freno a un processo percepito come ineluttabile. La lotta per l’uniformità territoriale si inseriva in un più ampio contrasto alle differenziazioni sul posto di lavoro che riguardava anche le differenze impiegati/operai, e che raggiunse il culmine con la previsione dell’Inquadramento Unico nel CCNL dei Metalmeccanici del 1973.
Alla luce di queste considerazioni, non si può che concordare sull’alto valore politico di quella stagione e sulla sua coerenza con le dinamiche economiche e ideali del tempo.
Tuttavia, dagli anni '70 a oggi il panorama è radicalmente mutato. Secondo le rilevazioni ISTAT, vivere nel Nord-Ovest costa mediamente tra il 15% e il 20% in più rispetto al Sud, con picchi ancora più marcati nelle metropoli. A tale discrasia concorrono principalmente i costi di locazione o acquisto degli immobili e i servizi (come la ristorazione), mentre il divario sui generi alimentari è più contenuto (2-3%).
Appare quindi opportuno interrogarsi sulla attuale uniformità geografica delle retribuzioni, ma una tale interrogazione richiede di distinguere tra settore pubblico e privato.
Nel privato il problema non esiste
Nel privato, la contrattazione nazionale funge sempre più da "minimo garantito": nella pratica, il datore di lavoro che intenda attrarre o trattenere professionalità di difficile reperimento deve riconoscere superminimi (trattamenti ad personam) imposti dal mercato locale. Lo strumento del salario individuale – affiancato da premi e welfare aziendale – rende la questione della parità salariale, di fatto, un problema insussistente.
La situazione nel pubblico
Diverso è il caso dell’impiego pubblico in cui, peraltro, una differenziazione dei trattamenti non c’è mai stata. Qui nelle zone più care si tenta di far fronte ai bassi salari con la fornitura di alloggi di servizio o il ricorso sistematico allo straordinario (spesso reso necessario dalla carenza di organico); tuttavia, nonostante gli sforzi, migliaia di lavoratori – prevalentemente meridionali – vivono nell’attesa di maturare l’anzianità minima al Nord per poter rientrare nelle terre d’origine, il cui fascino risiede spesso esclusivamente in un favorevole rapporto tra stipendio e costo della vita.
Questa situazione non solo genera disagio individuale, costringendo i lavoratori a coabitazioni forzate per sostenere gli affitti, ma provoca gravi disfunzioni anche nei servizi essenziali: è esemplare il caso di Milano, dove è ormai arduo reperire tranvieri che, con un salario contrattuale, riuscirebbero a stento a coprire le spese di sussistenza; analoghe considerazioni potrebbero poi essere svolte per altre categorie professionali quali, ad esempio, i paramedici.
Le conseguenze più critiche di questo anacronistico livellamento geografico si riflettono sulla sicurezza pubblica. Una recente analisi dell'Università Cattolica di Milano – Osservatorio Conti Pubblici Italiani -, evidenzia come il costo della vita agisca come una "mano invisibile" nella distribuzione delle forze dell'ordine, che spesso non risultano dislocate secondo le reali esigenze del territorio e la frequenza dei reati. Inoltre, viene evidenziato che nelle grandi questure del Nord si ritrova ad operare un numero eccessivo di giovani agenti appena usciti dal concorso, privi del bagaglio di esperienza che contesti complessi richiederebbero.
Cosa accade nei nostri Paesi di riferimento?
Pur consapevole che mettere in discussione il superamento delle gabbie salariali sia politicamente oneroso, ritengo urgente agire in questa direzione. Nel resto d'Europa, dove le differenze geografiche sono talvolta meno marcate che in Italia, si sono adottate soluzioni efficaci: in Germania la contrattazione è spesso regionale; nel Regno Unito esiste il London Weighting per compensare i costi della capitale. Negli USA, realtà molto lontana dalla nostra, la contrattazione può avvenire città per città. Solo la Francia, fedele al suo centralismo, non prevede flessibilità.
Conclusione
Un'ultima considerazione sulla temperie culturale odierna: in ogni campo (dalla logistica al marketing ma anche nelle specializzazioni dei professionisti cui facciamo ricorso) si celebra l’eccellenza della "granularità" e dell’aderenza al dettaglio della singola situazione.
Perché i salari del settore pubblico dovrebbero continuare a sfuggire a questa regola, specialmente quando la loro rigidità mette a rischio la sicurezza pubblica e il funzionamento dei servizi essenziali?
Infine: a chi fosse restio a sposare una posizione che è stata portata avanti dalla Lega, ricorderei il richiamo all’orologio rotto… che, anche se solo due volte al giorno, non cessa di indicare l’ora giusta.
Note
[1] Accordo interconfederale per …. la revisione dell’assetto zonale delle retribuzioni
[2]https://osservatoriocpi.unicatt.it/ocpi-pubblicazioni-come-sono-distribuite-le-forze-dell-ordine-sul-territorio-nazionale













































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