SETTIMANA FINANZIARIA. Preoccupante impennata dell'inflazione
- a cura di Stefano E. Rossi
- 16 ore fa
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a cura di Stefano E. Rossi

La corsa dell’inflazione ad aprile sale al +2,7%, dal +1,7% di marzo. La stima previsionale pubblicata quindici giorni fa dall’Istat la dava al +2,8%. Con il dato definitivo, l’Istituto di statistica ha confermato l’impressionante accelerazione dei nostri prezzi al consumo. La stima per i Paesi UE è del +3,0%, ma per l’ufficialità dobbiamo aspettare ancora qualche giorno. Le previsioni dei mesi a venire sono pessime. In Italia, il prossimo autunno, potremmo vederla salire fino al +4,8%. La BCE potrebbe rispondere anticipando il rialzo dei tassi ufficiali di 25 punti base alla prossima riunione del 10-11 giugno.
La causa delle tensioni sui prezzi, com’è noto, è dovuta alla crisi dello Stretto di Hormuz. Ma oltre ai rincari dei prodotti energetici, c’è dell’altro. La IEA (International Energy Agency) dipinge un quadro ancor più fosco. Gli approvvigionamenti resteranno al minimo fino a ottobre anche nel caso di una rapida pacificazione. Inoltre, l’Agenzia rivela come da un paio di mesi si stia attingendo alle scorte strategiche al ritmo di 4 milioni di barili al giorno. Non meno grave è il calo delle estrazioni saudite. Dovendo rinunciare ad imbarcare il greggio nei porti del Golfo Persico, ha ridotto la produzione ai minimi degli ultimi trent’anni. Peggio di tutti si trovano il Qatar e il Bahrain. Il repentino peggioramento dei loro conti pubblici potrebbe obbligarli a richiedere interventi finanziari dall’esterno. Lo scenario farebbe convergere gli interessi di tutti verso la fine del conflitto. Perciò, gli operatori si attendono una soluzione della crisi entro settembre.
Fed: passaggio di consegne
Venerdì 15 maggio: è arrivato il momento di salutare Jerome Powell. Questo è l’ultimo giorno da presidente della Federal Reserve. Inviso a Donald Trump, lascia a favore di Kevin Warsh, confermato con il voto di mercoledì al Senato. Il presidente Usa è convinto che Warsh riuscirà a fargli mantenere la promessa elettorale di spingere il Paese verso un nuovo boom dell’economia. Trump vuole il taglio dei tassi. Toccherà a Warsh di convincere gli altri membri della FED ad accontentarlo. In passato, il nuovo capo della banca centrale più potente del mondo si era distinto per essere un falco in politica monetaria. Adesso però ha invertito il senso di marcia: si è allineato alle posizioni della Casa Bianca, sostenendo che le nuove tecnologie porteranno crescita e maggiore produttività, senza innescare l’aumento dei prezzi al consumo. Ma con la guerra in Iran l’inflazione sta già salendo. Quindi, si delinea una dinamica opposta a quella che gli consentirebbe il desiderato taglio dei tassi. Inoltre, la maggioranza dei componenti del Board of Governors, cioè il consiglio direttivo, è determinata a mantenere un atteggiamento molto prudente. Alle riunioni del consiglio Warsh ritroverà anche Powell, che rimarrà, in qualità di governatore di una delle 12 Reserve Banks federali.
Economia: crolla la fiducia delle famiglie americane
Si apre con oggi una nuova stagione dell’annosa battaglia sui tassi di politica monetaria della banca centrale Usa. Gli esiti non sono per nulla scontati, specialmente se si tiene conto degli ultimi dati macroeconomici Usa. L’inflazione ad aprile è passata dal +2,8% al +3,8%. I prezzi alla produzione ancora peggio: balzano al +6,0%. I mercati finanziari hanno subito preso a quotare tassi in salita, presupponendo un aumento dei tassi FED dello 0,25% sulle durate di breve termine. Ma anche i bond ne hanno risentito. Tutti i rendimenti dei titoli di Stato sono rincarati e gli spread allargati (Treasury Bond Usa 4,59%, Bund tedesco 3,15%, Btp 10 anni 3,96%).
Infine, l’Università del Michighan ci ha messo il carico. Ha diffuso la sua indagine mensile sulle aspettative economiche delle famiglie americane. La serie storica raccoglie i sondaggi degli ultimi 74 anni. Da quando viene rilevata, oggi si trova al minimo storico: 48,2. Per avere un riferimento, all’inizio del mandato Trump questo indice di fiducia era a 80.
Il dollaro sull’euro ritorna a 1,16 e l’oro resta a 4.541 dollari l’oncia (125 euro al grammo). Il petrolio greggio quota 105 dollari al barile, il nostro Brent 109. Il gas TTF sale ad Amsterdam a 51 euro il MWh.
Borsa: rialza la testa Diasorin
A Piazza Affari giovedì l’indice FTSEMIB arriva a toccare 50.050. Record storico, non è mai stato così in alto. Però, l’euforia dei mercati di tutto il mondo viene messa subito alla prova: ha da passà ‘a nuttata. È una nottata cinese, di colloqui tra i leader Xi Jinping e Donald Trump. E passa male, evidentemente. Tant’è che, alla riapertura di venerdì, basta poco per far scendere il nostro indice addirittura sotto i valori d’inizio settimana. In un clima di diffusa smobilitazione, brilla Diasorin con una performance positiva a due cifre. Pubblica la trimestrale e conferma la guidance, cioè il raggiungimento degli obiettivi dichiarati. Non si è trattato di una performance eclatante, ma è bastato questo: l’onestà del realismo nelle comunicazioni di inizio anno e, adesso, l’affidabilità di un risultato voluto e conseguito. Il titolo Nexi è in altalena. Dopo una lunga discesa, culminata nel mese di marzo, la società leader nei pagamenti digitali era riuscita a recuperare, risalendo in poco tempo del 50% dalla quotazione minima. Poi, questa settimana, sono iniziate le prese di beneficio. Ora toccherà vedere quando questa nuova discesa si fermerà.
Il Borsino della settimana – rassegna dei migliori e dei peggiori titoli del listino FTSE MIB.
I Tori: Diasorin +11,49%, Saipem +8,16%,
Gli Orsi: Nexi -11,19%, Moncler -8,79%.
FTSE MIB: -0,35% (valore indice: 49.116)
I presenti commenti di mercato rivestono un esclusivo scopo informativo e non intendono costituire una raccomandazione per alcun investimento o strategia d’investimento specifica. Le opinioni espresse non sono da considerare come consiglio d’acquisto, vendita o detenzione di alcun titolo. Le informazioni sono impersonali e non personalizzate.













































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