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Viaggio nell'Italia insolita e misteriosa

Il santuario di Vicoforte, una nave barocca "sospesa" nel vuoto: passerelle sospese, affreschi illusionistici e corridoi nascosti dentro la più grande cupola ellittica in muratura del mondo

 

di Ivano Barbiero


Sulla Torino-Savona, poco oltre Mondovì, c’è un edificio che da lontano sembra quasi una gigantesca nave barocca atterrata fra le colline. È il Santuario di Vicoforte, Santuario Regina Montis Regalis, uno dei luoghi più sorprendenti del Piemonte, dominato dalla più grande cupola ellittica in muratura del mondo. Un’opera così audace che per secoli architetti e ingegneri ne studiarono la struttura interrogandosi sulla stabilità di una costruzione tanto insolita.

Eppure, tutto nacque da un piccolo pilone votivo.

Nel 1594 un cacciatore colpì accidentalmente con un’archibugiata un’immagine della Madonna dipinta sotto una cappelletta. Secondo la tradizione dal volto della Vergine sarebbe uscito sangue. La notizia si diffuse rapidamente attirando pellegrini da tutto il territorio e impressionando Carlo Emanuele I di Savoia, che decise di trasformare quel luogo di devozione popolare in un grande santuario destinato anche a celebrare il prestigio della dinastia sabauda.



La sfida dell'architetto Francesco Gallo

Il primo progetto venne affidato ad Ascanio Vitozzi, architetto di corte dei Savoia, ma il cantiere attraversò decenni complessi, rallentamenti e continui cambiamenti. La svolta arrivò nel Settecento con Francesco Gallo, geniale architetto monregalese, che riprese il progetto originario e portò a compimento la straordinaria cupola fra il 1731 e il 1733.

Fu una sfida ingegneristica eccezionale per l’epoca. A differenza delle normali cupole circolari, infatti, una struttura ellittica distribuisce le spinte in modo molto più difficile da controllare. Gallo riuscì comunque a realizzare un’opera monumentale: circa 37 metri sull’asse maggiore, quasi 25 su quello minore e un’altezza interna che sfiora i 75 metri. Ancora oggi Vicoforte viene studiata come uno dei più arditi capolavori dell’ingegneria barocca costruiti senza tecnologie moderne.


Dal pavimento della basilica la cupola appare sorprendentemente leggera, quasi sospesa nel vuoto. Ma basta salire al suo interno per scoprire una realtà completamente diversa.

Negli ultimi anni il santuario è diventato celebre grazie alla visita chiamata “Magnificat”, un percorso che permette di entrare letteralmente dentro la cupola. I visitatori indossano imbragature di sicurezza e percorrono passerelle sospese decine di metri sopra il pavimento della chiesa. È un’esperienza che assomiglia più a un’esplorazione architettonica che a una normale visita turistica.


La cosa più impressionante è il “mondo nascosto” che esiste sopra gli affreschi. Corridoi strettissimi, scalette, intercapedini, piccole porte murate ricavate nello spessore enorme delle murature. In certi punti sembra di trovarsi nel ventre di una fortezza o dietro le quinte di un immenso teatro barocco. A rendere straniante la visita è anche il contrasto continuo fra epoche diverse. I moschettoni metallici delle imbragature sbattono contro passerelle d’acciaio contemporanee mentre, a pochi centimetri, compaiono murature antiche e giganteschi angeli dipinti nel Settecento. In certi punti si ha davvero la sensazione di trovarsi dietro le quinte di una gigantesca scenografia barocca.


Gli affreschi di Mattia Bortoloni e Felice Biella

La salita consente soprattutto di osservare da vicino gli straordinari affreschi realizzati fra il 1746 e il 1752 da Mattia Bortoloni e Felice Biella. Migliaia di metri quadrati di Paradiso, cori angelici, santi, profeti e scene della vita della Vergine che dal basso appaiono perfetti e armoniosi. Da vicino, invece, rivelano uno dei segreti più sorprendenti del Barocco: molte figure sono volutamente deformate. Angeli allungati, volti inclinati, prospettive alterate. Non errori, ma illusioni ottiche studiate affinché tutto apparisse corretto visto dal pavimento della basilica, oltre settanta metri più in basso.

Anche le architetture dipinte ingannano l’occhio. Colonne, cornici e balconate che sembrano reali sono in realtà semplici trompe-l’œil. Avvicinandosi si scoprono enormi pennellate, linee deformate e prospettive impossibili. Poi emergono dettagli quasi invisibili durante una visita normale. Piccoli animali nascosti nelle decorazioni, simboli araldici, uccelli e agnelli dispersi fra le nuvole dipinte. E soprattutto i volti. Molti santi e personaggi sacri hanno lineamenti sorprendentemente realistici: nasi storti, barbe irregolari, rughe profonde, espressioni quasi quotidiane. Secondo diversi studiosi gli artisti avrebbero utilizzato come modelli persone reali del territorio.

Quando il Barocco diventa vertigine ed esplorazione

Vicino agli affreschi compaiono anche le tracce lasciate dal tempo: cuciture nella muratura, rinforzi metallici, pigmenti diversi dovuti ai restauri e perfino antiche crepe da secoli monitorate dagli ingegneri. In alcuni punti si leggono ancora date, segni e firme lasciate da restauratori e operai che lavorarono nella cupola nel corso dei secoli. Ma forse l’aspetto più sorprendente arriva oltre la parte decorata. Superata la magnificenza barocca, il rumore della basilica svanisce quasi completamente. Si entra in uno spazio fatto di mattoni, polvere, travi e silenzio. Sopra il fasto esiste infatti un ambiente austero, quasi industriale, inaspettato, dove si comprende davvero la natura di questo luogo: non solo santuario, ma gigantesca macchina architettonica sospesa fra arte, fede e ingegneria. E poi c’è la luce. Cambia continuamente il volto della cupola. Al mattino alcune figure emergono nitide dagli affreschi, mentre nel tardo pomeriggio altre scompaiono quasi nell’ombra. Gli artisti barocchi conoscevano perfettamente questi effetti e li usarono per accentuare l’impressione di movimento e vertigine.

Una tradizione locale racconta che, al termine dei lavori, nessuno volesse smontare le impalcature per il timore che la cupola potesse cedere. Sarebbe stato lo stesso Francesco Gallo a dare personalmente l’ordine di iniziare il disarmo, dimostrando fiducia assoluta nella propria costruzione.

Oggi il complesso custodisce anche le tombe di Vittorio Emanuele III e della regina Elena del Montenegro, trasferite qui nel 2017 nella cappella di San Bernardo. Ma il vero protagonista resta quel colossale ovale che continua a sfidare la gravità e a stupire chiunque alzi lo sguardo verso l’alto. Forse è proprio questo il segreto di Vicoforte: da sotto appare come un immenso teatro celeste, ma sopra gli affreschi rivela un mondo nascosto fatto di mattoni, silenzio, corridoi e geometrie. Un luogo dove il Barocco smette di essere soltanto decorazione e diventa esperienza fisica, vertigine, esplorazione.


 


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