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L'EDITORIALE DELLA DOMENICA "Noterelle sul futuro di Torino"

di Valentino Castellani

 

La settimana scorsa a Palazzo Carignano il settimanale  “La Voce e il Tempo”  ha celebrato i 150 anni di vita dei giornali cattolici nella nostra città: la presenza di una cultura, il cattolicesimo sociale, che ha caratterizzato l’identità di Torino. Una interessante tavola rotonda ha stimolato il dialogo fra il sindaco Stefano Lo Russo ed il dott. Paolo Damilano sul futuro della città. A questo incontro avrei dovuto partecipare anch’io come interlocutore, ma purtroppo un fastidioso episodio influenzale mi ha costretto a disertare. Siccome il tema mi è particolarmente caro, anche in vista delle elezioni amministrative del prossimo anno, approfitto della disponibilità de “La Porta di Vetro” per esporre le considerazioni che avrei portato in quell’incontro.

Per parlare di futuro vale la pena innanzitutto  fare il punto sul presente. Negli ultimi tre decenni Torino ha percorso in modo virtuoso una difficile fase di transizione: dallo stato di città manifatturiera e monoculturale a quello di una città di rango europeo con una pluralità di vocazioni. Questo percorso l’ha accomunata ad altre città, in Europa e negli Stati Uniti, che hanno attraversato analoghe crisi post-industriali. Gli studiosi di politiche urbane hanno descritto molti di questi casi e Torino risulta classificata tra i casi di successo. Dopo gli interventi sulla struttura fisica della città con il Piano Regolatore del 1995 e la realizzazione del Primo Piano strategico che ne ha ridefinito la visione puntando sulla cultura, sullo sport (le Olimpiadi) e sulla innovazione tecnologica, il processo di cambiamento ha subito purtroppo una fase di rallentamento a causa della crisi finanziaria del 2008-2009 e da allora Torino non è riuscita a consolidare il processo in modo definitivo dandosi una Agenda per lo sviluppo locale, come invece sono riuscite a fare altre città in una situazione simile.


La domanda posta dal Cardinale Repole

In altri termini: su quali settori produttivi deve concentrarsi l’economia locale per promuovere sviluppo e buoni posti di lavoro e per generare risorse? Intendiamoci, la città non si è fermata ed abbiamo assistito ad uno sviluppo importante alla voce turismo, ad esempio, e in generale anche al settore dei Servizi, ma la domanda vera è quella posta dal Cardinal Roberto Repole, quando ha chiesto alle classi dirigenti locali se il destino inerziale di Torino sia quello di diventare la città della produzione per l’industria bellica. Sarebbe un bel paradosso storico per Torino, medaglia d’oro della Resistenza, cui si deve una Costituzione che ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.

Dunque, parlare del futuro di Torino richiede in primo luogo che le classi dirigenti del mondo imprenditoriale individuino i settori su cui investire e le strategie da attuare. Le istituzioni pubbliche locali avranno  il compito di agevolare quei fattori di contesto atti a favorire queste strategie. Non mancano naturalmente le nicchie promettenti come ad esempio il settore dell’industria spaziale e il centro per l’intelligenza artificiale. Ma non è nelle mie competenze quella di entrare troppo nel merito di questo tema.

Quello che importa è che Torino si ponga come obiettivo di diventare “campione” in uno o più settori produttivi come in passato lo è stato in quello dell’auto. Quanto al settore del turismo che appare in continua crescita è necessario vigilare per tempo sulla sua sostenibilità per non andare incontro a fenomeni di snaturamento della identità urbana cui devono fare fronte ormai numerose altre città. Il turismo è un importante settore economico, ma non può e non deve surrogare quello della produzione. A questo proposito va menzionato l’ottimo lavoro svolto dall’Agenzia Turismo Torino che ha recentemente prodotto, con la consulenza di esperti internazionali, un documento di visione strategica al 2030 intitolato “Torino Tale” (Il Racconto di Torino) che si prefigge di mettere in campo strumenti per promuovere turismo di qualità e non genericamente turismo di massa.


Una strategia per lo sviluppo

Per quanto infine riguarda gli investimenti sulla città, la Giunta Lo Russo ha utilizzato in modo efficace le cospicue risorse del PNRR, rispettando i vincoli di tempo e di spesa su progetti di qualità ed anche di notevole impatto urbanistico. La imminente inaugurazione della nuova Biblioteca Centrale nello straordinario edificio di Nervi al Valentino sarà sicuramente un’icona che consoliderà l’immagine di Torino come città dei libri e della cultura e oggi siamo proprio nel clou del Salone Internazionale del Libro.

Dunque la priorità per il futuro riguarda il tema dello sviluppo. Attenzione, però: non si dà sviluppo sostenibile se esso non è accompagnato da una strategia che riguardi anche la coesione sociale. Se esso trascurasse gli ultimi ed i penultimi della comunità locale sarebbe molto fragile e sicuramente destinato a non ottenere il consenso necessario per governare la città. Da alcuni anni ormai le diseguaglianze sociali sono in costante aumento e producono effetti molto pericolosi sulla tenuta delle democrazie liberali. Il crescente astensionismo nelle elezioni sia politiche che locali ne è un sintomo preoccupante perché evidenzia la sfiducia che le istituzioni democratiche possano dare risposte adeguate ai bisogni primari delle persone.

Il problema naturalmente chiama in causa tutti i livelli di governo, perché anche a livello locale Comuni e Regioni debbono farsene carico nell’ambito delle loro competenze. Non è questa la sede per fare un esame dettagliato di tutti i problemi da affrontare. Mi limito soltanto, a titolo di esempio, a segnalarne uno che mi sembra emblematico della attenzione dovuta agli ultimi. Si tratta degli anziani non autosufficienti per i quali "sono stati certificati 24mila casi di cure di lunga degenza negate, di cui quasi 10mila richieste di ricovero in convenzione RSA". Lo segnala un libro bianco della "Fondazione promozione sociale" di Torino, pubblicato alcuni mesi fa. Tutti cittadini e cittadine senza voce, titolari di un diritto costituzionale alla salute, la cui negazione scarica sull’economia delle famiglie oneri che spesso diventano insostenibili. Una comunità solidale e democratica non potrà certamente dire "io non sapevo"!


Urgente il governo dell'area metropolitana

Voglio infine dedicare alcune rapide riflessioni su problemi sistemici di lungo periodo che condizionano tutto il contesto dello sviluppo sostenibile che ho cercato di sintetizzare nella  parte di intervento finora esposta.

Primo problema: il governo dell’area metropolitana. Sul piano istituzionale non si può più continuare a ragionare prevalentemente nell’ambito dei confini comunali. C’è un tema urgente di governo coordinato dell’area metropolitana costituita da una quarantina di comuni le cui azioni devono convergere su tutti i problemi di area vasta. Purtroppo la legge Delrio sulle città metropolitane è rimasta un’incompiuta, anche perché non ha previsto risorse mirate per i nuovi ambiziosi compiti istituzionali proprio sulle finalità dello sviluppo locale e così anche il significativo capitale umano della vecchia Provincia ha finito per impoverirsi. Bisognerà che tutti i sindaci della nostra area metropolitana (fra l’altro solo una parte della Città Metropolitana!) trovino la volontà politica di porre in atto azioni coordinate su base volontaristica per dare soluzione ai problemi di area vasta.

Può fare scuola un bell’esempio degli scorsi decenni, la costituzione di SMAT, la società metropolitana che gestisce il ciclo completo delle acque e che è diventata una tra le  aziende multiservizi più importanti del Paese. Non si può ignorare che tutte le città europee che hanno saputo imboccare un percorso di sviluppo stabile, si sono dotate di strumenti di governo delle rispettive aree metropolitane.

Secondo problema: il profilo demografico della nostra area metropolitana. Sono anni che ripetiamo il mantra che la città sta invecchiando. Non c’è alcun dubbio sulla necessità di politiche attive per le nuove generazioni con l’obiettivo di attrarre e trattenere sul territorio quote significative di giovani. Anche su questo terreno è ovvio che non basteranno le politiche locali. Tuttavia a livello locale molto si può fare a cominciare dalle Istituzioni accademiche: l’Università, il Politecnico, il Conservatorio e l’Accademia Albertina che hanno dato corso all’ambizioso progetto del Polo delle Arti da collocare alla Cavallerizza, lo IED e l’ESCP Business School. Nel complesso, uno straordinario sistema urbano di alta formazione che necessita di politiche adeguate per la propria continuità operativa. Proposte nel merito sono sul tappeto. Tra le altre l’interessante Libro Bianco “Torino Città Universitaria” presentato recentemente dal gruppo di Alleanza per Torino guidato da Pietro Garibaldi. A solo titolo di esempio cito il problema dell’abitare per gli studenti universitari, problema che non può essere abbandonato alle sole dinamiche del mercato privato.


Istruzione e formazione in testa all'agenda politica

Infine il terzo ed ultimo problema: la qualità del capitale umano. È un problema strettamente connesso con quello dei giovani ed anche delle istituzioni accademiche, ma merita una attenzione particolare per la sua caratteristica sistemica. Lo sviluppo di un sistema territoriale è fortemente condizionato dalla qualità del capitale umano che lo abita. Sono rimasto molto colpito dai servizi di domenica 10 maggio de Il Sole 24 ore (pag.4 e 5) dove si descrive un Paese, il nostro, sempre più vecchio e sempre più ignorante e dove si scopre, a commento dei test Invalsi 2025, un calo di 11 punti rispetto al 2019 soprattutto sulle competenze in italiano e matematica, i due saperi considerati essenziali per partecipare alla vita attiva. È ovvio che questo è un problema nazionale che riguarda in primis le risorse destinate all’Istruzione.

Tuttavia ci sono spazi anche a livello locale per politiche che incentivino la formazione di un capitale umano di qualità. Ne fa fede un recente saggio di Giorgio Donna e Luca Davico dal titolo molto significativo: "Capitale umano per lo sviluppo dell’area metropolitana torinese". Oltre ad un’analisi puntuale della situazione di fatto, esso contiene proposte concrete di intervento che meritano l’attenzione dei decisori politici.

Concludo queste riflessioni con un auspicio. Stiamo entrando in campagna elettorale per le prossime elezioni comunali. Penso che  i torinesi si aspettino di poter guardare al futuro con speranza. Mi auguro perciò che il confronto possa avvenire pacatamente nel merito dei problemi di lungo periodo che riguardano il futuro della città e che non si finisca di competere demagogicamente sui temi della sicurezza e sul destino di Askatasuna. Certo, anche questi problemi meritano la dovuta attenzione, ma non sono certo le priorità del nostro futuro.

 

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