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È accaduto il I Maggio: energia elettrica “gratis” con il prezzo a zero in tutta Italia

di Vito Rosiello


Il 1° maggio 2026 il mercato elettrico italiano ha vissuto un evento storico: per circa sei ore, tra le 11 e le 17, il Prezzo Unico Nazionale (PUN Index del GME) si è attestato a zero euro al megawattora su tutto il territorio nazionale. Una situazione che ha trascinato verso il basso anche la media giornaliera del prezzo dell’energia, scesa a 87 euro/MWh rispetto ai 106 euro/MWh registrati il giorno precedente.

Si tratta della prima volta in cui il valore zero viene raggiunto contemporaneamente in tutta Italia. Episodi simili si erano già verificati nelle settimane precedenti nelle regioni del Sud e nelle isole, ma solo a livello zonale, segnale di una dinamica che sta diventando sempre più frequente durante le giornate primaverili caratterizzate da elevata produzione rinnovabile e bassi consumi.

L’andamento dei prezzi durante la giornata è stato particolarmente significativo. Nelle ore notturne il mercato mostrava ancora valori elevati, con 122 euro/MWh all’1 di notte e circa 140 euro/MWh alle 6 del mattino. Successivamente il prezzo ha iniziato una rapida discesa: 129 euro alle 8, 100 euro alle 9, fino ad arrivare a 2 euro alle 10. Dalle 11 il PUN si è completamente azzerato, rimanendo a zero fino alle 17. Con il tramonto e il calo della produzione fotovoltaica, il prezzo ha poi ripreso rapidamente quota, salendo a 7 euro alle 18, 126 euro alle 19, 145 euro alle 21 e 149 euro alle 23. Il fenomeno è il risultato diretto dello squilibrio tra domanda e offerta di energia elettrica. Da un lato, il giorno festivo ha ridotto drasticamente i consumi nazionali: fabbriche, uffici e molte attività produttive erano chiusi, mentre le temperature miti di inizio maggio non richiedevano ancora un utilizzo massiccio dei condizionatori. Dall’altro lato, le condizioni climatiche favorevoli hanno consentito agli impianti fotovoltaici di produrre energia ai massimi livelli, generando un surplus rispetto al fabbisogno reale del Paese.

Offerta di vendita e consumi previsti

Nel mercato del giorno prima, gestito dal GME, il prezzo dell’elettricità si forma attraverso il cosiddetto meccanismo del merito economico. I produttori presentano offerte di vendita indicando quantità e prezzo, mentre gli operatori acquistano l’energia necessaria a coprire i consumi previsti. Le offerte vengono ordinate dalla più economica alla più costosa e accettate fino a soddisfare la domanda. Le fonti rinnovabili, avendo costi marginali molto bassi, entrano per prime nel mercato e nelle ore di forte produzione riescono a spiazzare le centrali più costose, in particolare quelle a gas. Quando l’energia disponibile supera ampiamente la domanda, il prezzo marginale può quindi arrivare fino allo zero. Proprio questo fenomeno sta riaprendo il dibattito sulla necessità di disaccoppiare almeno in parte il prezzo dell’energia elettrica da quello del gas.

Nonostante nelle ore centrali della giornata l’elettricità prodotta da fotovoltaico ed eolico abbia costi marginali quasi nulli, il mercato europeo continua infatti a essere fortemente influenzato dal prezzo delle centrali a gas, che spesso determinano il prezzo finale dell’energia nelle ore di maggiore domanda. Secondo diversi operatori del settore, l’attuale sistema rischia di non riflettere più correttamente il peso crescente delle rinnovabili nel mix energetico, penalizzando consumatori e imprese anche in presenza di abbondante produzione a basso costo. Il raggiungimento di prezzi pari a zero evidenzia quindi non solo il successo della generazione rinnovabile, ma anche la necessità di rivedere i meccanismi di formazione del prezzo elettrico per adattarli a un sistema sempre meno dipendente dai combustibili fossili.

Una delle conseguenze immediate di questa situazione è il cosiddetto curtailment, ovvero la riduzione forzata della produzione da parte di alcuni impianti. Il gestore della rete elettrica interviene infatti per mantenere costante l’equilibrio tra energia immessa e prelevata, imponendo in alcuni casi lo spegnimento temporaneo di centrali o impianti rinnovabili. Si tratta di una misura necessaria per garantire la stabilità della rete, ma che evidenzia anche le difficoltà di gestione di un sistema con una quota sempre maggiore di produzione intermittente.


Il mercato italiano si sta allineando alle dinamiche europee

Fenomeni di prezzi nulli o addirittura negativi sono già molto diffusi nel resto d’Europa. Nel 2025 la Spagna ha registrato circa 550 ore di prezzi negativi, la Francia oltre 500 e la Germania quasi 600. In Italia il prezzo non può ancora scendere sotto lo zero per motivi regolatori, ma il raggiungimento del valore nullo su scala nazionale dimostra che il mercato italiano si sta progressivamente allineando alle dinamiche europee legate alla crescita delle rinnovabili.

Se per i consumatori l’energia a costo zero rappresenta un vantaggio, per molti operatori il fenomeno può diventare problematico. Gli impianti che vendono energia esclusivamente sul mercato e non dispongono di contratti a prezzo fisso o sistemi incentivanti rischiano infatti di non ottenere ricavi durante le ore a prezzo nullo. Una situazione che potrebbe incidere sulla sostenibilità economica degli investimenti futuri, soprattutto nel settore delle energie rinnovabili.

La principale soluzione individuata dagli operatori passa attraverso lo sviluppo dei sistemi di accumulo. Le batterie consentono infatti di immagazzinare l’energia prodotta in eccesso durante le ore centrali della giornata e di rilasciarla nelle fasce serali, quando la domanda cresce e la produzione fotovoltaica cala drasticamente. In Italia il percorso è già iniziato con il MACSE, il meccanismo di approvvigionamento di capacità di stoccaggio promosso da Terna, le cui prime aste si sono svolte nel 2025. Tuttavia, le grandi installazioni operative non arriveranno prima del 2028, lasciando ancora aperta la sfida della gestione dei picchi produttivi nel breve periodo.

L’episodio del 1° maggio rappresenta quindi un chiaro segnale della trasformazione in atto nel sistema energetico italiano. La crescita delle fonti rinnovabili sta modificando profondamente il funzionamento del mercato elettrico, rendendo sempre più frequenti situazioni di prezzi estremamente bassi nelle ore centrali della giornata. Una trasformazione che richiederà nuove infrastrutture, maggiore flessibilità della rete, una revisione dei meccanismi di formazione del prezzo dell’energia e sistemi di accumulo sempre più efficienti per garantire equilibrio, stabilità e sostenibilità economica al sistema energetico nazionale.


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