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Giunta Lo Russo: “Anche a parole si rompe con il passato”

di Adriano Serafino|

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I festeggiamenti per i significativi successi delle liste di centro-sinistra nelle principali città (5-0 vs centro-destra) devono necessariamente lasciare spazio a riflessioni più realistiche sul significato di quelle “vittorie elettorali” che hanno determinato una mappa di “sindaci di minoranza”, molti dei quali eletti con un quarto dei voti (poco più, poco meno) degli aventi diritto, intaccando fortemente la rappresentanza reale di quei primi cittadini. Gli stessi successi elettorali del centro-sinistra per un verso sono stati ridimensionati da quella che si può considerare (e come tale è stata percepita dai militanti ed elettori progressisti) un’autentica doccia scozzese sul piano sociale: la bocciatura in Senato del Ddl Zan contro l’omotransfobia. Un arretramento sul piano legislativo che addebito anche alla disinvolta sicurezza del Pd (nonostante più di una avvisaglia della vigilia del voto) di non ricercare per tempo alcune correzioni al testo già votato alla Camera. Su questa falsariga, il centro-destra ha preso campo nel condizionare decreti recenti, imponendo il rinvio su punti importanti sia per la legge delega fiscale (con il solito combinato disposto dell’allarmismo unito al populismo), sia per quella sulla concorrenza. Ora, se ci spostiamo a Torino, non si può ignorare che il primo atto del neo sindaco Stefano Lo Russo, è stato quello di modificare i criteri tradizionali nella formazione della giunta che governerà la città per i prossimi cinque anni. Lo Russo ha assegnato alcuni assessorati strategici a professionisti esterni al Pd, il partito di maggioranza in Sala Rossa, e per quello “perno” di ogni metropoli, cioè l’Urbanistica, lo ha affidato ad esterno – Paolo Mazzoleni – anche alla città. Una decisione quest’ultima, che ha suscitato reazioni critiche e contrarie nel suo partito. Vedremo che cosa accadrà tra potere amministrativo e potere politico, e soprattutto nell’equilibrio nel rapporto tra controllati (sindaco e giunta) e controllori (i partiti), in particolare all’interno dei dem ora che il segretario provinciale Mimmo Carretta è stato “promosso” ad assessore allo sport e ai “rapporti con il Consiglio comunale”. Intanto, lo scenario ha subito le prime modifiche alle tonalità delle promesse elettorali con le prime iniziative del neo sindaco e le dichiarazioni della sua squadra. Esempio illuminante è il futuro di Mirafiori e dell’area Tne, indicato la “priorità delle priorità” per fare ripartire Torino, dalla megafactory per batterie ai microprocessori di Intel. A ruota, ma non meno importante, l’impegno di rimettere in funzione celermente l’anagrafe per dare anche un segnale di concreto “cambio di passo” nella gestione della macchina pubblica. Le modifiche, di cui sopra, infatti, sono sostanziali. L’attenzione e la priorità sono ritornate sui grandi (o meno grandi) eventi: il Salone del Libro, Artissima, le ATP finals, il rientro di Torino nelle Olimpiadi assegnate a Milano-Cortina attraverso gli impianti di bob a Cesana e del trampolino a Pragelato. L’inversione di tendenza è comprovata dall’incontro istituzionale tra Lo Russo e il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio che segna un netto segnale di rottura rispetto alla stagione dei Cinquestelle e della sindaca Chiara Appendino, grandi “timonieri” del naufragio della candidatura a cinque cerchi sotto la Mole. Al di là delle Olimpiadi, comunque, la concordia istituzionale è auspicabile per rilanciare Torino dipinta nell’immaginario collettivo come la capitale di eccellenze, mentre nella vita reale è al top per numero di cassintegrati, disoccupazione giovanile, manodopera sempre più dequalificata a livello di massa, povertà (nascosta, questa sì per dignità tutta sabauda), degrado di periferie che si sentono tradite e disertano le urne. Si ritorna quindi all’idea della ripartenza e dello sviluppo di Torino confidando sul “motore” dei grandi eventi? Ma, tralasciando il giudizio (di luci e ombre) sul passato, non sarebbe stato opportuno individuare la “concordia istituzionale” negli insediamenti strategici? In ordine: settore manifatturiero, la ricerca applicata, la formazione e l’aggiornamento professionale, tanto più che vi è la piena consapevolezza che Torino insegue l’antica visione “torinocentrica” e la Regione l’opposto, come testimoniano le divergenti indicazioni date per l’insediamento di nuovi stabilimenti per le batterie (Regione su Scarmagno Canavese, Torino su Mirafiori) e per il contesissimo sito Intel (piazza Castello ha puntato sulle aree del Vercellese e del Cuneese, Palazzo di Città ha riproposto ancora Mirafiori). E Intel andrà altrove. Infine un cammeo sull’anagrafe e i tempi biblici per il rinnovo e il rilascio di una nuova carta d’identità, temi più dibattuti in campagna elettorale grazie anche agli scivoloni dei chierici grillini. Che cosa afferma ora la nuova giunta? A quanto pare, dai primi commenti, non ha dato l’impressione di smarcarsi dal passato: l’assessore Francesco Tresso, che ha spigolato di aver accettato l’assessorato delle “rogne”, è stato addirittura tranchant, sostenendo una proposta che nel lessico parlamentare equivale a sotterrare le questioni insidiose: apriamo un’indagine (perché non una commissione d’inchiesta…?) per rimetterci in carreggiata tra sei mesi. Insomma, non proprio l’auspicabile “cambio di passo”.

#AdrianoSerafino #GiuntaTorino #LoRusso #MimmoCarretta

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