Don Gallo: vissuti intensi dalla Resistenza all’utopia
- Alberto Ballerino
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Aggiornamento: 6 ore fa
di Alberto Ballerino

Il ricordo di don Andrea Gallo nel segno della Resistenza. Come ogni anno, l’appuntamento che precede la commemorazione dell’eccidio della Benedicta si svolge all’Associazione Cultura e Sviluppo di piazza De André ad Alessandria. L’evento si svolge oggi, giovedì 2 aprile, a partire dalle ore 18. Dopo i saluti delle istituzioni e delle autorità, la prima parte della serata sarà dedicata proprio a una riflessione sulla figura del sacerdote, staffetta partigiana a quindici anni, nella stessa formazione in cui militò il fratello maggiore. Punto di partenza sarà un recente saggio di Giorgio Barberis, professore di Storia del pensiero politico e direttore del Dipartimento di Giurisprudenza e scienze politiche dell’Università del Piemonte Orientale dal titolo Don Andrea Gallo e il Carmine: in cammino verso l’utopia.
Il lavoro è stato pubblicato nel volume La politica cattolica tra riforma e tradizione, gruppi e figure nella Genova del post Concilio dell’Editoriale Scientifica. Intorno ad esso si svolgerà una tavola rotonda, nel corso della quale la riflessione sui temi che hanno attraversato la vita e la missione di don Andrea Gallo proveranno a essere calati nella complessità della fase storica attuale. Con Giorgio Barberis interloquiranno Daniele Borioli, presidente dell’Associazione Memoria della Benedicta, e Fabio Scaltritti della Comunità San Benedetto al Porto. La tavola rotonda sarà accompagnata dalla proiezione di alcuni frammenti audiovisivi dedicati alla figura del “Gallo”. Dalle ore 21, il gruppo Bailenga proporrà lo spettacolo di teatro/canzone dal titolo Resistenza. Urlo di un sogno di libertà. In scena Elisa Guarraggi (voce, narrazione e chitarra), Pietro Ariotti (voce, fisarmonica, chitarra, arrangiamenti) e Sergio Piras (percussioni).
“Ho cercato – spiega Giorgio Barberis - di vedere come si è formato don Gallo, soffermandomi in particolare sulla Comunità del Carmine dove ha agito nelle metà degli anni Sessanta, riscontrando un grande seguito, ma finendo anche per essere scacciato. È una figura paradigmatica dell’evoluzione del mondo cattolico. Assolutamente radicale, ha scritto una bellissima autobiografia, ‘Angelicamente anarchico’, ma non è mai uscito dalla Chiesa. Trovava il modo di andare d’accordo persino con Siri, personaggio autorevole, ma del cattolicesimo più conservatore. Il suo percorso è molto interessante”.
Una posizione che parte dalla Resistenza. “Matura le sue posizioni fin da giovanissimo, avvicinandosi ai partigiani spinto dal fratello più grande, Dino. Già a quindici anni sviluppa una sensibilità politica molto spiccata. Legge il Vangelo come un testo eversivo che spinge a un radicale cambiamento sociale. Fa un suo percorso nei salesiani ma è refrattario a regole troppo rigide e quindi si sceglie un percorso autonomo. Ha avuto un ruolo nella nave scuola Garaventa, il riformatorio di Genova. Molto giovane, già qui ha una visione assolutamente aperta, dialogante, non repressiva. Alla metà degli anni Sessanta, quando al Carmine è uno dei primi che applica in modo coerente quanto deciso dal Concilio Vaticano II. Fa omelie molto socialmente impegnate, dialoga con i fedeli, ha una sensibilità politica forte che poi lo porterà ad essere allontanato da quella parrocchia. Però non esce dalla Chiesa, si costruisce un suo percorso fino a dare vita a San Bendetto a una vera e propria comunità aperta ai marginali, ai tossicodipendenti, ecc.”.
Don Gallo non rappresenta un caso unico nella Chiesa di questi ultimi decenni. “Ci sono alcuni personaggi della Chiesa Cattolica che portano avanti un pensiero critico. Hanno difficoltà a trovare spazio in un’istituzione così gerarchica ma comunque ci riescono. Se pensiamo a figure come la sua o a quelle di don Milani, di Balducci e altri vediamo che non si tratta di una corrente marginale. Fino a diventare un indirizzo teologico ben definito in Sud America con la Teologia della Liberazione che propone una visione politica radicale e la realizzazione del regno di Dio già su questa terra, diventando solidale con i movimenti rivoluzionari. In passato ho studiato in un libro la figura di Camillo Torres, il prete guerrigliero che ha scelto la via rivoluzionaria vera e propria per realizzare il messaggio radicale di Cristo, l’uguaglianza e l’amore per i poveri. Don Gallo invece era inserito nell’organizzazione della Chiesa, voleva fare valere dall’interno i valori in cui credeva. Non è mai stato scomunicato, né ha mai chiesto di essere ridotto allo stato laicale come è successo ad altri”.
La presenza nella Chiesa di figure come don Gallo implica anche un cambiamento in questa istituzione millenaria. “Lo vedo come un segno di cambiamento nella Chiesa cattolica che ha una data riconoscibile nel Concilio Vaticano II, dal 1962 al 1965. ll 1963 è l’anno dell’enciclica ‘Pacem in Terris’ di papa Giovanni XXIII che segna una svolta. Non c’è più l’idea della guerra giusta ma una ricerca della pace e della consapevolezza che siamo tutti fratelli con un obbligo di solidarietà degli uni verso gli altri. La Chiesa diventa più coerente. Uno degli obiettivi del Concilio Vaticano II era di fare pace con il mondo, di inserire pienamente la Chiesa nella modernità. C’è una corrente conservatrice che negli anni Ottanta prevale ma con un pontificato come quello di Francesco torna a farsi sentire quella più progressista e dal mio punto di vista più coerente con lo spirito ecumenico del Vangelo”.













































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