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Detto in pochissime parole. Europa se ci sei batti un colpo, almeno con Netanyahu

Aggiornamento: 14 ore fa

Con l'ennesimo caso Flotilla, l'inazione dinanzi alla prepotenza del governo israeliano diventa ignavia


di Indifferente controcorrente


Stamane Filo diretto, la trasmissione radiofonica su RadioTre che alle 8.00 segue Prima pagina, questa settimana condotta da Alberto Faustini, ha ricevuto il contributo telefonico di una persona che senza troppi giri di parole si è richiamato al Ventennio in orbace, commentando che Mussolini non si sarebbe limitato a condannare Israele per l'abbordaggio a Flotilla, ma avrebbe dichiarato guerra a Tel Aviv.

Ora, al netto dell'impeccabilità della risposta di Alberto Faustini - "sono contento che Mussolini non ci sia più" - con cui il conduttore ha espresso indirettamente un severo giudizio morale e storico sull'antisemitismo al servizio del nazismo, che fu sia del governo italiano con le leggi del '38, sia della Repubblica di Salò con la deportazione di italiani di discendenza ebraica, la questione del rapporto con lo Stato di Israele è diventata ineludibile, se non esplosiva per i sentimenti che circolano tra i cittadini, per la comunità internazionale.

Del resto, la vicenda di Flotilla2 coda ultima, e infinitesimamente minima per gli effetti della violenza corrisposta, riflette una libertà d'azione malvagia e impunita che il governo israeliano ramifica in Medio oriente ed espande nelle acque internazionali del Mar Mediterraneo, antico mare nostrum, oggi praticamente rinominato Mar Netanyahu, per allungare poi le sue ombre in qualunque altra parte del mondo in cui si avverta anche la minima nota critica da nemico giurato di Israele.

Perché oggi la questione della sopravvivenza di Israele dal 7 ottobre sovrasta i confini entro i quali eravamo abituati a ragionare e, non ultimo, a considerare anche le sue violenze in Cisgiordania come l'effetto di un odio antico e irrisolto dalla diplomazia, tacendo con benevola acquiescenza sulla asimmetrica potenza militare sul terreno. La domanda che segue diventa così un thriller: rischiamo anche noi, semplici cittadini, di diventare "nemici giurati di Israele" quando i nostri diritti civili che la Costituzione ci attribuisce non coincidono con quelli che a suo insindacabile giudizio il governo israeliano, governo di un Paese che sulla carta è ancora democratico, ritiene legittimi?

La domanda è tutt'altro che peregrina, perché i cittadini, ça va sans dire, non hanno altra difesa che la propria istituzione. Ma se questa viene meno? Se il Mediterraneo diventa mare d'elezione per le scorribande dei mezzi navali israeliani con i suoi bucanieri del XXI secolo che non vanno all'arrembaggio con uncini e pugnali tra i denti, ma con fucili caricati a proiettili moplem, come se la plastica sparata da un'arma non avesse una forza cinetica meno dolorosa nell'impatto con la carne, ebbene, in questo caso come la mettiamo?

Come la si mette per garantire la sicurezza di ogni singolo cittadino dinanzi al silenzio dell'Europa e della stessa comunità internazionale che subisce anche morti e feriti tra le file della missione UNIFIL (United Nations Interim Force in Lebanon) senza una reazione che non vada oltre dichiarazioni generiche? E il naviglio militare dedicato alla nostra difesa, dedichiamo una fetta delle nostre tasse e tributi, perché rimane sempre prudentemente alla fonda dei porti di Augusta, Taranto, La Spezia? O forse la Marina italiana teme nel Mediterraneo una riedizione di Capo Matapan, come se la flotta di Netanyahu fosse pari alla Home Fleet dell'ammiraglio Andrew Cunningham? Perché se siamo scesi a tale livello, se l'Italia e i Paesi europei - in primis l'orgogliosa Francia, che mantiene in naftalina a Tolone i suoi mezzi d'assalto - sono così pavidi da rinunciare a scortare un gruppo di imbarcazioni che porta aiuti umanitari a Gaza, donne e uomini che con il loro coraggio vogliono essere anche voce e occhi dei palestinesi, davvero non ci resta che prendercela con i migranti di casa nostra. Con quelli, i professionisti che si allenano quotidianamente a dare fiato ai denti non rischiano davvero proprio nulla.

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