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Aumenta il sovraffollamento nelle carceri italiane: ora siamo al 20 per cento in più

Dal XXII Rapporto dell'Associazione Antigone


Sono i numeri che raccolgono meno interesse. In fondo, quello che accade al di là di quei muri, non rientra nell'obiettivo del nostro quotidiano. E quando vi rientra, come unici discendenti, abbiamo pronto l'ombrello del maestro Cesare Beccaria sotto cui ripararci da eventuali critiche. Che sono comunque meritate. Infatti, siamo eredi del pensiero di Beccaria, ma immeritevoli, e ne siamo consapevoli. A ricordarcelo, infatti, provvede l'annuale Rapporto dell'Associazione Antigone sulla condizione di detenzione, giunto alla sua XXII edizione.[1]

La parola chiave è sempre la stessa: emergenza. Che si materializza appunto, come si diceva sopra, dai numeri delle presenze: al 30 aprile 2026 erano 64.436 le persone detenute nelle nostre carceri; 2.844 donne, il 4,4 per cento (percentuale stabile), 20.307 gli stranieri, il 31,5 per cento (stabile). Nell’ultimo mese - sottolinea il Rapporto - la crescita è stata particolarmente significativa: 439 persone in più, a fronte di un aumento delle presenze negli ultimi 12 mesi di 1.991 unità. Quasi 2.000 persone in più in un anno. 1.148 nei 12 mesi precedenti. La crescita delle presenze riprende dunque ad accelerare.

Il commento. Si tratta di una pessima notizia anche perché la crescita della popolazione detenuta nel 2025 era stata in qualche misura limitata: 1.072 persone in più in un anno, a fronte di una crescita di 2.261 persone nel corso del 2024 e addirittura di 3.970 nel corso del 2023. Ma come abbiamo appena visto sopra il tasso di crescita del 2025, di 89 persone al mese, è già un ricordo del passato. Dall’inizio del 2026 la crescita è già stata di 937 persone, 234 al mese, e se si continua di questo passo alla fine del 2026 si supereranno ampiamente le 66.000 presenze.

Le conseguenze. Aumentano le presenze in carcere, in un contesto che diventa meno accessibile alla comunità esterna e in cui i detenuti passano sempre più tempo in cella. E le condizioni di chi in carcere ci vive o ci lavora si fanno sempre più insostenibili.

Inevitabile e non potrebbe essere altrimenti. Il sovraffollamento nelle carceri italiane non è di oggi, ma è cronico. Al 30 aprile 2026 la capienza regolamentare del sistema era di 51.265 posti contro una popolazione carceraria, come abbiamo visto di 64.436 che, calcolatrice alla mano, equivale al 20 per cento in più. Il che fa impallidire il piano di edilizia penitenziaria approvato da parte del Consiglio dei ministri il 22 luglio 2025, si sottolinea nel Rapporto, che comprende interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, nuove realizzazioni e ampliamenti. Dalla sua approvazione sono già stati recuperati o realizzati circa 1.400 posti detentivi, dei quali 800 solo nel primo quadrimestre del 2026. Tra ottobre 2022 e aprile 2026 i posti in più a messi a disposizione sono complessivamente 1.900.

Ma non si capisce di che cosa si parla. Al 31 ottobre 2022 i posti regolamentari erano 51.174. A fine luglio 2025, quando il piano è stato approvato, erano 51.300 posti. Nove mesi dopo, e nonostante il governo continui a rivendicare i primi risultati di questo piano, la capienza regolamentare è addirittura diminuita di 35 posti. (sic!)

Secondo Antigone, il sistema è allo fascio. Allarmismo gratuito? Critiche preconcette antigovernative? Uno sguardo agli istituti penitenziari, il cui il tasso di affollamento è pari o superiore al 150 per cento, ci dice il contrario, perché sono ben 73, otto dei quali hanno superato il 200 per cento, cioè Lucca (240%), Foggia (225%), Grosseto (213%), Lodi (212%), Milano San Vittore (210%), Brescia Canton Mombello (210%), Udine (210%), Latina (204%). Gli istituti che non hanno raggiunto il “tutto pieno” sono ormai solo 22 in tutta Italia.

Morale. Tutto questo significa condizioni materiali di vita inumane, carenze croniche di ogni risorsa e di ogni servizio, dal personale dell’amministrazione penitenziaria a quello delle ASL, e l'impossibilità di garantire i diritti essenziali ed il rispetto della legalità diventa un’utopia.


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