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Dalla “casalinga” allo “sceriffo” di Voghera

di Menandro|

Eravamo abituati a chiederci che cosa avrebbe detto la famosa e soprattutto innocua casalinga di Voghera per verificare la comprensione di una notizia, di un articolo, di una riflessione. Per decenni è stato il parametro anonimo, senza volto, né tantomeno di quelle misure che fanno sognare trastulli erotici, della serie 90-60-90, per generazioni di giornalisti, politici, professori, accademici, di quanti giustamente erano attenti affinché pensieri e scritti (in tutti i campi) arrivassero chiari e inequivoci alle masse, al popolo, se vogliamo dirla con un po’ di enfasi. E non erano rari i casi di battute icastiche verso chi esagerava a fare il saputello con parole altisonanti o discorsi raffinati coniati nel tentativo selettivo di “andare oltre” al tanto vituperato banale, con la chiara volontà di staccarsi della semplicità che, a volte, dà la sensazione di essere prigionieri dell’omologazione culturale. Immancabile scattava la tagliola, la ghigliottina, la sprezzante battuta: “ma fallo capire alla casalinga di Voghera…!”, ed era la fine della storia. Che ieri è finita davvero anche per questa casalinga che ci ha accompagnato per decenni come un moderno e inconscio grillo parlante, attraversando con noi l’evoluzione del Paese dal secondo dopoguerra, dalla Ricostruzione al “boom” economico, alla crescita esponenziale della scolarità di cui hanno beneficiato milioni di italiani destinati in precedenza all’analfabetismo più oscuro e greve. Da ieri, a Voghera è cominciata un’altra storia, drammatica, triste, con la quale si dovrà fare i conti e non soltanto lessicali che richiederà più di una riflessione. A deciderlo è stato l’assessore alla sicurezza del Comune di Voghera, Massimo Adriatici, avvocato, ex poliziotto, che ha sparato e ucciso un signore marocchino di 39 anni, persona sì con precedenti penali, ma non tali da giustificare un processo seduta stante con relativo provvedimento letale. L’assessore ha sparato con una calibro 22, pistola di regola usata al tiro a segno, un calibro fondamentale e indicato per migliorare la propria mira anche con armi lunghe come spiegano gli istruttori ai poligoni di tiro. Agli inquirenti, l’assessore e avvocato Adriatici, leghista che fa parte di una giunta di centro destra, ha spiegato di non aver sparato direttamente, o meglio di non essersene accorto perché il colpo è partito accidentalmente, ma pur accidentalmente ha colpito in pieno petto lo sfortunato migrante. Ora, come sono andate le cose e perché, lo dirà l’inchiesta della magistratura, indipendentemente dalle molteplici ricostruzioni politiche interessate, molto interessate, che fioccano con la stessa intensità con cui fioccavano i proiettili durante la sfida all’Ok. Corral. Ciò che a noi tutti dovrà interessare d’ora innanzi, sono frasi, parole, interrogativi e, attenzione, gesti, lo ripetiamo come avviso ai naviganti – i gesti – insomma, come le storie saranno comprese dallo “sceriffo” di Voghera. Perché, in caso contrario, e crediamo che non sia difficile capirlo, la reazione non sarà più una semplice battuta… E attenzione, un’altra: non fate ironia sul calibro. Non siamo americani, è vero, né ci ispiriamo alla potente calibro 44 dell’Ispettore Magnum, alias Clint Eastwood, ma ricordate che anche un calibro esattamente dimezzato, cioè il 22, uccide, senza se e senza ma.

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