top of page
  • Menandro

Da Giovanni Senza Terra a Boris Senza Casa



di Menandro


Boris Johnson non ha più una casa: è stato sfrattato da Downing Street 10. Ma non è una novità in Inghilterra. In passato, c'è chi si ritrovò in condizioni peggiori, come re Giovanni d'Inghilterra, più noto come Giovanni Senza Terra. In effetti tra i due, qualche affinità esiste, anche se il re è vissuto a cavallo tra il XII e XIII secolo. Come il suo illustre predecessore, per esempio, anche Johnson ha mostrato una sua personalissima interpretazione del potere, naturalmente aggiornata al XXI secolo. A differenza di Giovanni Senza Terra, che faceva discendere la corona direttamente da Dio, Boris Senza Casa si è ufficialmente dimesso. Ma come recita l'adagio, ponti d'oro al nemico che si ritira. E nel Regno Unito, è doveroso riconoscerlo, le dimissioni sono una caratteristica etica della politica.


Tra le altre affinità, anche se non ha raggiunto le vette del suo illustre antenato politico, Boris si è distinto per crudeltà. La crudeltà con cui ha gestito inizialmente nell'indifferenza la pandemia da Covid-19, preso dalle sue balzane idee sull'immunità di gregge, rapito dai festeggiamenti per la Brexit, e affascinato dalle sue personalissime "teorie" scientifiche di cui non si è mai avuta eco nelle sedi cliniche competenti. Di certo, Boris Johnson non è stato crudele, all'opposto, è stato magnanimo, con l'unica persona che avrebbe potuto tranquillamente relegare nella Torre di Londra, come accadde a personaggi illustri della storia inglese per molto meno: il suo parrucchiere. Talmente magnanimo che i più si chiedono come non gli abbia fatto neppure causa per quel folle taglio di capelli.


Crudele, Boris Senza Casa lo è stato, scusate l'evidente ossimoro, per la magnanimità con cui ha assolto se stesso per i party "in buona fede" organizzati con sua moglie a Downing Street durante i lockdown; party intasati di superalcolici, mentre i Pronto soccorso e le Rianimazioni del Regno Unito si intasavano di ammalati da Covid-19. E ancora il mese scorso, con un supplemento di crudeltà verso i suoi colleghi del Partito conservatore, Boris Senza Casa ha chiesto la loro fiducia, glissando però sulle sue ripetute bugie che avrebbero "meritato" le dimissioni.


Ma come Giovanni Senza Terra, Boris Johnson si è rivelato soprattutto autentico campione di genuina fierezza bellica d'altri tempi. Desideroso di riportare la sua Nazione ai fasti dell'Impero Britannico ha visto nell'aggressione di Putin all'Ucraina l'opportunità tanto attesa dai tempi di Churchill e dal celebre discorso di Fulton per chiudere i conti con l'odiata Russia, al di là che in quel 1946 si chiamasse Unione Sovietica. Con i suoi richiami a senso unico sull'uso delle armi, mai temperati da una parola (anche tattica) di natura diplomatica, ha caldeggiato lo scatenamento della guerra totale, dando l'impressione di volere gli europei in tuta mimetica anche a letto e con il fucile d'ordinanza ai piedi.


Il contrario della cultura caldeggiata dal Vecchio Continente dal 1945, refrattario a trasformare la guerra fredda in guerra calda in una situazione di equilibrio geopolitico. Ma a Boris Johnson, evidentemente la parola equilibrio sta stretta, soprattutto da quando con la caduta del Muro di Berlino, l'Occidente si è cullato nell'idea che quei plumbei mattoni avrebbero sotterrato anche la Storia. Non è stato così. Tutti grandi, prima o poi, vogliono riprendersi il posto a tavola che compete loro. E riconoscerglielo non è un atto di generosità o di sottomissione, a seconda dei punti di vista, ma di sano realismo per conservare la Pace, come dal 1945. In alternativa, c'è soltanto la guerra. Opzione lecita, se l'Occidente è convinto che gli unici valori a contare siano i suoi e che non esistano forme di mediazione per evitare a tutti noi di ritrovarci, come appunto Giovanni e Boris Johnson, l'uno senza terra, l'altro senza casa (politica).




0 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti

Commentaires