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Da Giampaolo a Nicola, se non hanno un cognome-nome, Cairo non li assume…

di Menandro|

Da un cognome che vale come nome all’altro, da Giampaolo a Nicola. Dopo il deludente pareggio di ieri (0-0) del Toro contro lo Spezia, ai calciofili che frequentano un noto albergo torinese nei pressi del quartiere Lingotto, luogo di raduno e riposo della squadra granata, non dev’essere apparsa così straordinaria la presenza al piano dell’allenatore Davide Nicola, 47 anni, nato a Luserna San Giovanni, ex Genoa, Udinese Crotone, Bari e Livorno. Tuttalpiù potrà essere apparso improvvido e indelicato che nella stessa stanza, nello stesso talamo dove la sera prima erano tutti baci e abbracci per Marco Giampaolo, la società consumasse gli affettuosi preliminari d’ingaggio con Nicola, da oggi ufficialmente nuovo allenatore del Toro. Ma il calcio, si sa, non è certo l’agorà di delicatezze morali, soprattutto quando sono in ballo milioni di euro e, nel caso del Toro e del suo presidente Urbano Cairo, il futuro di una stagione cominciata con il freno a mano tirato, contrassegnata da troppe delusioni per il popolo granata, su cui pende l’ombra della retrocessione. Insomma, con la caduta in disgrazia di Giampaolo, che proprio non riesce più ad indovinare la giusta panchina, gli interessi sono diventati superiori. Dunque, non ci si può e deve scandalizzare se lo stesso letto ospita nel giro di poche ore più persone. L’importante, semmai, è aver il buon gusto di far cambiare le lenzuola. Ora però non resta di verificare se, biancheria a parte, cambierà anche la prestazione della squadra…

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