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Continuiamo a parlare della rivolta in Iran

Aggiornamento: 7 dic 2022


Il 7 dicembre, si celebra in Iran la "Giornata nazionale degli studenti" per ricordare la morte di tre studenti nel corso di una manifestazione a Teheran il 7 dicembre del 1953. Ma in Iran la commemorazione ha un che di ipocrita e grottesco con gli studenti che dal 16 settembre, all'indomani dell'uccisione della giovane curda Mahsa Amini, picchiata dalla "polizia morale" (tutt'altro che abolita al di là delle voci messe in giro ad arte), scendono quotidianamente nelle piazze e nelle strade. Una protesta che è diventata per la sua continuità una rivoluzione di pensiero e di comportamento che si estesa all'intera società iraniana, indisponibile a rimanere schiacciata sotto il tallone dell'oscurantismo degli ayatollah.


Dibattito pubblico a Palazzo Lascaris

Nello stesso 7 dicembre, di ciò, e sulla scia delle notizie sempre più orribili che superano la censura del Regime in arrivo dall'Iran, si parla a Torino dalle 15 alle 18 a Palazzo Lascaris (via Alfieri 15) nel dibattito pubblica promosso dall'Associazione Iran Libero e democratico con il patrocinio del Consiglio regionale del Piemonte e del Comitato regionale per i Diritti umani.

E in Iran, il 7 dicembre coincide anche con il terzo giorno di sciopero dei negozianti, una serrata che ha mostrato al mondo l'isolamento della Guida suprema Ali Khamenei e del gruppo dirigente che governa oggi il Paese con l'uso della forza omicida: sono quasi 500 ormai, i manifestanti uccisi dalle forze di sicurezza della Repubblica islamica. nelle manifestazioni. Eppure, gli iraniani non si sono lasciati intimidire, né dalla violenza cieca e arbitraria, tantomeno dalle minacce del capo dell’ordine giudiziario Gholamhossein Mohseni Ejei di raggiungere e colpire chiunque avesse abbassato le serrande.


Il racconto di Alessia Piperno su Instagram

Intanto, su Istangram, è ritornata a scrivere Alessia Piperno, la giovane romana arrestata e incarcerata per oltre un mese a Teheran. Alessia ha dedicato il suo post ad una compagna di cella, Fahimeh Karimi, condannata a morte per avere colpito con un calcio a un pasdaran. Su Instagram, Alessia Piperno ha scritto: "Sei bianca come quel muro, sarà che a forza di guardarlo, ha mangiato i tuoi respiri. Siamo nascoste in un punto cieco qui, le tue urla sono come il silenzio, fai a pugni con la porta e calpesti le tue stesse lacrime. “AZADI! AZADI!” Ti canto Bella ciao, e tu ti metti a piangere, altre volte mi batti le mani. Vorrei dirti di più, ma che ti dico? Ho paura, anche io. Fatimah, Athena, Mohammed. Continui a gridare i nomi dei tuoi figli, avranno sentito il tuo eco o l’amore non viaggia attraverso le sbarre?".


Le paure del Regime

Al potere fondamentalista è rimasta la violenza, ma sta perdendo la baldanza di fronte alla Resistenza offerta dal popolo iraniano. Prova la richiesta senza precedenti dell'11 novembre, quando il Regime ha invitato la popolazione a spiare e a denunciare immediatamente chiunque sia sospettato di attività antigovernative. E di complicità con agenti di potenze straniere. La fobia contro l'estero ha raggiunto, infatti, vette parossistiche. Del resto, il sostegno internazionale non accenna a diminuire, anche se gli interessi commerciali dell'Occidente continuino a inquinare le prese di posizione. Nelle settimana scorse, tuttavia, sedici esperti indipendenti di diritti umani nominati dalle Nazioni Unite hanno chiesto alle autorità iraniane di smettere di incriminare persone con accuse punibili con la morte per avere partecipato a manifestazioni pacifiche. Da ricordare, infine, che dal 24 al 27 ottobre si è tenuta una mostra fotografica al Parlamento Europeo con istantanee che raccontavano la sofferenza, il dolore, e la morte di un popolo, dalle vittime della rivolta di questi mesi, al

massacro del 1988 di oltre 30.000 prigionieri politici e quelle dei principali martiri della

protesta iraniana nel 2019.

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