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21 Marzo: Memoria al servizio dell'Istituzione e del popolo

Riceviamo e pubblichiamo da Silp Cgil


Oggi a Torino, la celebrazione della “Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie” è stata per noi molto più di un semplice esercizio di retorica commemorativa. Per chi indossa un’uniforme e, al tempo stesso, fa parte di un Sindacato, questo appuntamento rappresenta prima di tutto un richiamo alla responsabilità costituzionale e alla coerenza delle proprie azioni.

La nostra memoria nel contrasto alle mafie affonda le radici in sacrifici lontani, ben prima che la cronaca ne definisse i contorni moderni. Onoriamo una storia di coraggio che, partendo da pionieri come Joe Petrosino, caduto a Palermo nel 1909, attraversa il sangue delle guardie vittime del banditismo post-bellico per giungere al sacrificio di Gaetano Cappiello nel 1975, figura spartiacque verso una Polizia moderna e consapevole.

In questo solco, il sindacalismo di Polizia — e in particolare chi, come noi, si riconosce nei valori progressisti della Cgil — ha svolto sin dagli anni '70 un ruolo civile e democratico determinante. Non ci siamo limitati alla tutela dei lavoratori, ma abbiamo agito come avamposto di legalità nella lotta ai clan, trasformando il dovere d'ufficio in un profondo impegno sociale e costituzionale.


Vedere oggi le piazze di Torino piene di studenti, associazioni, cittadini comuni, affiancati alle autorità civili e militari, ci restituisce il senso profondo del nostro servizio. Perché la sicurezza, intesa in modo moderno e democratico, non significa soltanto controllare il territorio, ma rappresenta un vero e proprio presidio di legalità diffusa. Noi di Silp Cgil crediamo che la lotta alla criminalità organizzata si giochi su due fronti essenziali: da un lato l’efficacia investigativa, che va garantita con organici adeguati e formazione specialistica; dall’altro la coesione sociale, che si alimenta attraverso la memoria storica e il rifiuto netto di ogni zona grigia.

Mentre onoriamo il sacrificio di magistrati e di lavoratrici e lavoratori delle forze di polizia che hanno pagato con la vita la difesa dello Stato, sentiamo il dovere di non trascurare un’analisi realistica delle condizioni di lavoro di oggi. Perché la memoria diventa impegno concreto quando si riescono a garantire alle Questure le risorse umane necessarie per non lasciare spazio ai poteri criminali. Un operatore di polizia sereno, tutelato dal punto di vista contrattuale e inserito in un ambiente che si prenda cura del suo benessere organizzativo, rappresenta il miglior baluardo contro corruzione e inefficienza. E la lotta alle mafie, a Torino come nel resto del Paese, richiede una collaborazione sempre più stretta tra istituzioni e società civile, superando le logiche dell’emergenza per costruire una visione strutturale.


Come ripetiamo spesso, la dignità del nostro lavoro risiede nella fedeltà ai valori repubblicani. Ricordare significa, innanzitutto, agire affinché quel sacrificio non sia stato vano, e riuscire a trasformare il dolore in etica del servizio. Ma significa anche restituire al Paese forze di polizia autonome e indipendenti dalla politica, esattamente come è richiesto per la Magistratura

Questa giornata si chiude per noi con un impegno rinnovato. Continueremo a vigilare perché il tema della legalità resti al centro dell’agenda politica, non come slogan, ma come vero investimento sui lavoratori della sicurezza. La trasparenza e il rigore che esigiamo da noi stessi sono gli stessi che chiediamo alla politica nella gestione della cosa pubblica. Perché la forza della nostra democrazia si misura dalla capacità di non dimenticare e dalla volontà di proteggere chi, ogni giorno, si pone come diaframma tra la civile convivenza e la prevaricazione mafiosa.

Condividiamo con profonda convinzione il monito che Don Ciotti ha rivolto oggi a Torino a una piazza di cinquantamila persone: «Non basta avere le mani pulite, perché se le teniamo in tasca siamo complici». Per noi, che della legalità facciamo una missione quotidiana, queste parole rappresentano da sempre l'essenza del nostro dovere civile e morale.



Nicola Rossiello

Segretario Generale Silp Cgil Piemonte

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