top of page

Addio a Cirino Pomicino, personaggio autentico della Prima Repubblica

  • Vice
  • 12 ore fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 1 ora fa

di Vice

@Wikipedia, Dati camera.it
@Wikipedia, Dati camera.it

Se c'era una qualità che non faceva difetto a Paolo Cirino Pomicino, un "monumento" della Prima Repubblica, napoletano classe 1939, morto ieri, 21 marzo, era l'ironia. "Arma" tagliente, mai esercitata in forma sprezzante o volgare, e non di conio inferiore a quello già elevato del suo "capo corrente" Giulio Andreotti. Un'ironia che lo rendeva simpatico a pelle. Lui lo sapeva e si era reso perfettamente conto che superata la buriana delle tangentopoli equanimemente distribuite sull'italico suolo, incarnare la figura del "reduce" di un'Italia del passato gli procurava più riconoscimenti benevoli che critiche, derivati anche dall'effetto nostalgia per una stagione di certezze irripetibili e dalla conservazione della sua identità di fedele democristiano, mai pentito.

Una sola faccia politica autentica e non costruita su cui marciava con gusto. Consapevole che erano in molti a rimandargli un'empatia verace e che erano ancora di più coloro che attingevano a piene mani; in particolare i giornalisti, soprattutto quelli della televisione, che dai suoi ragionamenti apparentemente leggeri miscelavano confronti formidabili e non scontati o di circostanza.

Così Paolo Cirino Pomicino era diventato una sorta di polizza-premio per qualunque trasmissione e per qualunque intervista, acquisendo, a dispetto della sua altezza, un esuberante fisico del ruolo nella comunicazione e nell'intrattenimento. Avvantaggiato dallo stesso doppio cognome, come scrisse argutamente Enrico Vaime su l'Unità, nella sua rubrica Tv, lo specchio senza brame, nel 1993: "Cirino Pomicino: un personaggio della narrativa per ragazzi. Si fosse chiamato Cerone Pomicione sarebbe stato più facile forse indignarsi. Ma quel Cirino (e soprattutto quel Pomicino) sembra discreto, riduttivo, modesto. Come fa uno che si chiama cosi ad infettare decine di miliardi? Al massimo, si pensa, può fregare la marmellata, una fetta di torta, delle caramelle...".

Medico, laureato con 110 e lode, specializzatosi in neurologia con il massimo dei voti (specializzazione ideale per navigare tra le correnti democristiane) era stato ministro nei governi presieduti da Ciriaco De Mita, con cui condivideva il forte senso della corregionalità, lui napoletano, l'altro avellinese di Nusco, e da Giulio Andreotti, "Il divo", nel cui film di Paolo Sorrentino la figura di Cirino Pomicino era resa riconoscibile e palpabile nel clima politico del tempo da Carlo Buccirosso, e non poteva esserci interprete migliore di un altro napoletano doc. A cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta per tutti era 'o Ministro, locuzione forgiata per sottolinearne il carisma del potere, ma anche per ricordarne la sua rete clientelare, la potenza perversa del voto di scambio e, ai tempi di Mani pulite, il suo coinvolgimento in decine di inchieste sulla corruzione, per lo più finite con o l'assoluzione o con la prescrizione, alcune con la condanna e una breve permanenza in carcere, dopo le manette scattate ai polsi il 6 ottobre del 1995, mentre passeggiava in via Santa Lucia a Napoli, la sua città, di cui i nemici interni ed esterni lo avevano "nominato" Vicerè.


Quattro anni prima, su 'o Ministro, Enrico Fierro, un grande giornalista prematuramente scomparso, all'epoca redattore de l'Unità, Andrea Cinquegrani e Rita Pennarola, il primo direttore de La Voce della Campania (oggi La Voce delle Voci) l'altra redattrice di punta della stessa rivista d'inchiesta, avevano pubblicato un istant-book, il cui titolo completo era 'o Ministro. La Pomicino story. Bilancio all'italiana. In un centinaio di pagine, dalla copertina su cui campeggiava la foto del ministro, il libro descriveva la parte avuta e recitata da Cirino Pomicino nella ricostruzione post terremoto dell'Irpinia.

Dinanzi a quelle accuse, però, Cirino Pomicino aveva accantonato l'ironia e contrattaccato con una querela e richiesta danni da far tremare i conti correnti dei tre giornalisti: 11 miliardi di lire. In linea con quanto aveva già chiesto ancora ad Andrea Cinquegrani per un articolo su La Voce della Campania. Non si ricorda l'epilogo, ma per un lungo lasso di tempo ai tre coraggiosi giornalisti sembrò di ballare sul Titanic... Ma a Cirino Pomicino suonarono le prime sirene d'allarme di un naufragio ancora più tragico.



Commenti


L'associazione

Montagne

Approfondisci la 

nostra storia

#laportadivetro

Posts Archive

ISCRIVITI
ALLA
NEWSLETTER

Thanks for submitting!

Nel rispetto dell'obbligo di informativa per enti senza scopo di lucro e imprese, relativo ai contributi pubblici di valore complessivo pari o superiore a 10.000,00, l'Associazione la Porta di Vetro APS dichiara di avere ricevuto nell’anno 2024 dal Consiglio Regionale del Piemonte un'erogazione-contributo pari a 13mila euro per la realizzazione della Mostra Fotografica "Ivo Saglietti - Lo sguardo nomade", ospitata presso il Museo del Risorgimento.

© 2022 by La Porta di Vetro

Proudly created by Steeme Comunication snc

LOGO STEEME COMUNICATION.PNG
bottom of page