50 anni di Regionalismo: Valerio Zanone, liberale nei principi e nelle azioni

Aggiornamento: 27 set

di Marco Travaglini

Nel 1970, le Regioni divennero una realtà. L’Italia dava così concretezza all’art. 114 della Costituzione che recita: “La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato. I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni sono enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni secondo i principi fissati dalla Costituzione”. La Porta di Vetro continua la sua galleria di immagini, personaggi e avvenimenti curata da Marco Travaglini, ex consigliere regionale. Quest’articolo è dedicato a Valerio Zanone, figura di rilievo de liberalismo italiano, consigliere per sei anni nell’Assemblea regionale. Quindicesima puntata

Una delle figure di maggior spessore della Prima repubblica, un intellettuale che rimase coerente con la sua visione dell’idea liberale, decisamente laica e fortemente europeista: in estrema sintesi questo il profilo di Valerio Zanone. Liberaldemocratico di stampo piemontese, tra coloro che fondarono l’ente regionale nel 1970, partecipando all’elaborazione dello Statuto, Zanone venne eletto Consigliere nelle prime due legislature a Torino nelle liste del Pli e sedette sui banchi dell’assemblea regionale per sei anni, fino ai primi di maggio del 1976, occupandosi principalmente dei temi dell’ambiente, della pianificazione territoriale e urbanistica, degli enti locali. Fece anche parte per qualche mese, all’inizio della seconda legislatura, dell’Ufficio di Presidenza come Consigliere segretario.

Nato a Torino il 22 gennaio del 1936 (è scomparso a Roma il 7 gennaio del 2016, a poche settimane dagli ottant’anni) Zanone si era laureato in filosofia estetica nell’Ateneo torinese. Giornalista e autore di saggi sul liberismo, sul laicismo e sulle grandi figure liberali, da Cavour a Croce e Giolitti, svolse un’intensa attività politica. Fu per dieci anni segretario del Partito Liberale, più volte ministro (nel 1986 firmò la legge istitutiva del ministero dell'Ambiente, una tra le prime in Europa), sindaco del capoluogo piemontese dal 1990 al 31 dicembre 1991 e parlamentare per sei legislature, presidente della Fondazione "Luigi Einaudi" di Roma per gli studi di economia e politica.

Dopo la fine del Pli, l’impegno di Zanone proseguì negli anni della Seconda Repubblica fondando la Federazione dei Liberali, prendendo parte all'Ulivo di Romano Prodi e aderendo in seguito alla Margherita e al Partito Democratico. Sobrio e concreto, intelligente e colto questo “moderno custode della grande tradizione liberale italiana", come lo definì il presidente Mattarella, si distinse per la coerenza con le sue idee durante l’intero percorso della lunga carriera pubblica. Valerio Zanone, nel suo intervento conclusivo al XVII Congresso nazionale del Pli, tenutosi nel novembre del 1981 a Firenze, dettò un decalogo che chiariva il suo pensiero sull’essenza stessa del liberalismo. Pochi concetti, molto chiari. Disse:


Liberale è darsi una regola piuttosto che doverla ricevere. Liberale è la società aperta che riconosce a ciascuno il diritto e la possibilità di diventare ciò che vuol essere. Liberale è rinunciare all’illusione della società perfetta, ma cercare ogni giorno di correggerne qualche imperfezione. Liberale è l’iniziativa individuale combinata con la responsabilità collettiva.

Liberale è il rifiuto di staccare nel tempo la libertà e la socialità; ai marxisti che promettono la libertà dopo la socialità, ai conservatori che promettono la socialità dopo la libertà, i liberali devono rispondere che libertà e socialità si guadagnano e si perdono insieme. Liberale è la sintesi difficile non impossibile, fra l’efficienza del mercato, le riforme della socialità, le regole della democrazia. Liberale è chi non delega e non si sottomette, chi chiede al grande fratello pubblico il conto delle spese. Liberale è chi ha letto vent’anni fa il romanzo di Orwell, scopre che il fatidico 1984 è alle porte, e prepara la difesa contro la più illiberale delle diseguaglianze, quella che potrebbe istaurarsi fra una massa livellata e un’oligarchia di livellatori.

Liberale è il rifiuto di separare il tempo della propria vita, di scinderlo fra un tempo di lavoro senza fantasia e un tempo libero senza significato. Liberale è la voglia di cambiare ogni tanto lavoro e pensieri, di imparare qualcosa anche quando è finita la scuola. Liberale è per noi, italiani, credere nella vivacità e opporci alle politiche che la mortificano, respingere le lamentazioni catastrofiche, avere fiducia in questo paese dissestato e grande; e cercare nelle ragioni della libertà le nostre ragioni di speranza.


Non vi è da stupirsi se sulla lapide della tomba, al cimitero monumentale di Torino, chiese che venisse incisa una sola, semplice parola: "Liberale".

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