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24 giugno 2022: scoppio della Seconda guerra di Secessione americana

Aggiornamento: 6 lug 2022

di Menandro


24 giugno 2022: l’inizio della Seconda guerra di Secessione degli Stati Uniti d’America. La prima scoppiò il 12 aprile del 1861, quando i confederati attaccarono Fort Sumter, nella Carolina del Sud. La prova di forza fu preceduta dalla nascita degli Stati Confederati del Sud e dalla nomina il 18 febbraio di un nuovo presidente, l’ex militare e politico del Mississippi Jefferson Davis, contrapposto a Abramo Lincoln eletto nel 1860. La nomina fu ratificata dal Congresso degli Stati confederati il 6 novembre del 1861. L’esercito del Sud si affidò ad uno dei più grandi strateghi statunitensi, il famoso generale Robert Edward Lee, al quale si era anche rivolto il presidente Lincoln, ricevendone un rifiuto. Al presidente, Lee ricordò il giuramento fatto alla Virginia, uno Stato del Sud. La prima guerra di Secessione si concluse il 23 giugno del 1865 con la vittoria degli Stati dell’Unione, delle “giacche blu” comandante dal generale Ulisse Grant, e lasciò un paese provato, moralmente e economicamente diviso in due, con gli Stati del Sud in ginocchio e alcuni territori devastati dalle operazioni condotte dal generale Sherman, fautore di una guerra senza pietà verso i nemici. L’assassinio di Lincoln per mano di un sudista non contribuì a pacificare gli animi delle due fazioni in lotta. Al momento, comunque, la Seconda guerra di Secessione si combatte per procura, con la discesa in campo della Corte Suprema che ha cancellato la libertà di aborto e con tutti gli alleati disposti a sposare fino in fondo la loro causa, anche se ciò non coincide con la maggioranza degli americani. Dettaglio ininfluente, quando si è arciconvinti che l’unica maggioranza a dover contare che è la loro. Del resto, con la maggioranza che mette al bando la legge sull’aborto, il primo passo è stato compiuto. Ora si tratta di di formalizzare l’uscita di scena del presidente degli Stati Uniti Joe Biden, per fare posto all’uomo che i giudici ritengono il vero e mai decaduto inquilino della Casa Bianca: Donald Trump. Il numero uno che sarebbe ancora tale se avesse “osato” di più nell’assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021. Invece, il tycoon si comportò come quelli del famoso piemontese di San Damiano, che tirano il sasso e nascondono la mano, o se si preferisce un riferimento meno provinciale e di maggiore spessore storico, come Benito Mussolini che alla vigilia della Marcia su Roma si acquattò coraggiosamente sul vagone letto di un treno in attesa di vedere che piega avrebbero preso gli avvenimenti capitolini. Nell’uno o nell’altro caso, Trump preferisce affidare il lavoro sporco a terzi. Comunque sia, negli Usa la parola non è stata data alle armi. Né vi sono campi di battaglia aperti e non si odono rombi di cannone provenienti dalla sterminate pianure del Midwest, nonostante l’estrema disponibilità di bocche da fuoco di cui gode ogni cittadino americano in nome del Secondo Emendamento. Ma, negli Stati Uniti, a cominciare dal suo comandante in capo, Joe Biden, non si sottovalutano alcuni segnali giudicati pericolosissimi. In particolare, desta preoccupazione la comparsa di bandiere confederate in tutti gli Stati governate da un repubblicano e i primi distingui che si affacciano sul potere federale. Ma realtà è più prosaica: la bandiera confederata è soltanto una presa di distanza da quella che sta alle spalle di Biden nello studio ovale della Casa Bianca, in attesa che i giudici Costituzionali nominino con una scusa qualunque il nuovo presidente degli Stati Uniti, cioè Trump. Prima però, la Corte Suprema, secondo i beni informati, si appresterebbe a picconare la struttura democratica del Paese. Nel mirino vi sarebbe anche la legge antitrust per favorire gli amici degli amici… E si mormora che dovrebbe anche emendare il Tredicesimo Emendamento con cui gli Stati Uniti abolirono il 18 dicembre del 1865 la schiavitù. Per i giudici, infatti, potranno fare richiesta di “libero” accesso al regime di schiavitù e di perdita dei diritti civili e del voto (per essere sicuri che questa volta Trump non perda le elezioni) coloro diversamente orientati da loro. In altre parole, entreranno di diritto a far parte della categoria di schiavi coloro che non accetteranno una limatina alla democrazia così come gli americani l’hanno conosciuta finora. Naturalmente, ulteriori dettagli si scopriranno guerra facendo.


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