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TACCUINO MEDIORIENTALE. Raggiunto accordo di "cessate il fuoco" per 3 settimane in Libano

LIBANO E IRAN. La tregua in Libano è stata prorogata per tre settimane. La Casa Bianca ha annunciato il cessate il fuoco dopo l'incontro a Washington tra l'ambasciatore del Libano e l'ambasciatore di Israele entrambi negli Stati Uniti, e ha affidato al primo ministro libanese e al suo omologo israeliano la volontà di ritrovarsi quanto prima per cementare l'intesa.

Intesa che però mostra la sua endemica fragilità fin da stamane, venerdì 24 aprile, denuncia Al Manar, quotidiano vicino a Hezbollah, con un titolo nella sua edizione on line che rivela la contraddizioni interna ed esterna che erode il Libano: "Le forze nemiche israeliane hanno condotto operazioni di demolizione a Bint Jbeil e Hanin". E ciò spiega perché a Beirut il sospiro di sollievo per il risultato di Washington rimanga sospeso, perché nessuno si nasconde che la piena realizzazione dipende da ciò che accadrà tra Usa e Iran (e di riflesso su Hezbollah, le cui posizioni sono in stallo alla vigilia del seconda fase di negoziati mediati dal Pakistan ad Islamabad.

In proposito, Donald Trump, sempre più lento nei movimenti, come mostrano le immagini televisive, e sempre meno autentico nelle pose fotografiche, si trincera dietro luoghi comuni nella loro ovvietà, alternati a minacce verso il regime teocratico iraniano. Ieri, 23 aprile, ha dichiarato di essere disposto ad attendere "il miglior accordo" e di non avere fretta per porre fine alla guerra con l'Iran, convinto di volere una soluzione positiva "eterna". Parola, quest'ultima, al confine dell'infantilismo nella sua vacuità umana, e che confligge apertamente con il giudizio sui vertici iraniani, disuniti e in crisi, secondo il presidente Usa, che evidentemente presuppone un'altra leadership per rendere "eterno" l'accordo. E ciò spiega la minaccia di riprendere i bombardamenti e disintegrare il Paese, e l'ordine dato alla Marina di "sparare e uccidere" le imbarcazioni iraniane che posano mine nello Stretto di Hormuz, forte del vantaggio americano di controllare il corridoio marittimo.

Un'analisi che non combacia perfettamente con le azioni dell'Iran, che proprio nei giorni scorsi ha catturato due navi cargo, lanciando l'ennesimo monito alla comunità internazionale alle prese con una seria crisi petrolifera e gravi ricadute energetiche che colpiscono l'economia globale. Il tutto in uno scenario propagandistico che rende arduo distinguere il vero dal falso e che dà l'impressione a conti fatti di favorire più il regime interno degli ayatollah che l'Occidente e l'Europa.

Una preoccupazione che non sembra scalfire il presidente Trump che affonda nella convinzione di avere nelle sue mani e nella forza militare degli Stati Uniti il destino del mondo e il potere di blandire o irretire chiunque si frapponga tra lui e i suoi interessi che però cominciano a coincidere sempre meno con quelli degli americani.




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