Alla vigilia del 25 Aprile: la Resistenza tra speranze, ideali e gli incubi dell'oggi
- Michele Ruggiero

- 2 ore fa
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Stasera alle 20, raduno a Torino in piazza Arbarello per la tradizionale fiaccolata che si conclude in piazza Castello

A Torino il 25 Aprile non è soltanto una data della memoria civile, ma una parte viva e pulsante della nostra identità. È il giorno in cui ricordiamo la scelta compiuta da una generazione che, nel momento più drammatico del Novecento, seppe rifiutare la dittatura, la guerra e i totalitarismi per aprire la strada a un futuro fondato sulla libertà e sulla democrazia.
Si apre così il messaggio del sindaco di Torino Stefano Lo Russo per la celebrazione dell'81° anniversario della Liberazione. Un messaggio che dà spessore e significato alla nostra convivenza civile con quelle poche parole non negoziabili da quel lontano 1945 per un popolo uscito da vent'anni di regime fascista: identità, libertà e democrazia. Parole che associate alla nostro memoria civile, alla scelta coraggiosa di più generazioni, alcune delle quali passate senza soluzione di continuità dai fronti del Nordafrica e d'Europa alla Resistenza dopo l'8 settembre 1943, al rifiuto della dittatura, della guerra e dei totalitarismi, misurano la distanza che ci separa da chi oggi propugna la forza e la violenza come strumenti prioritari per risolvere le controversie tra gli Stati e all'interno degli Stati.
Ora, in un mondo che ha perduto il senso della realtà, che guarda in modo diseguale alla carneficina che quotidianamente annienta vite umane a Gaza, in Palestina, in Libano, in Israele, in Iran, o che dimentica le guerre tribali che insanguinano l'Africa, questo 25 aprile 2026 impone agli italiani una nuova presa di coscienza e di consapevolezza sia sul piano dei rapporti politici interni, sia su quello internazionale. Non è più tempo di sconti.
I recenti provvedimenti in materia di sicurezza adottati dal governo Meloni - non esente da rilievi del Colle - e approvati oggi, 24 aprile, a Montecitorio dopo una seduta-fiume con 162 voti e 102 contrari, hanno dato la misura di una tendenza immanente nel rifiutare il confronto parlamentare e colpire sempre le categorie più deboli di cittadini e a scaricare sugli ultimi, che siano migranti o diseredati, le contraddizioni di un sistema che rifiuta nel concreto, alla prova dei fatti, proprio quei nobili ideali scaturiti dalla vittoria sul nazifascismo e dal proposito di vedere risorgere dalle macerie un'Europa libera, volonterosa nello spirito e nell'etica per combattere prima di ogni altra cosa le diseguaglianze e le ingiustizie sociali, e non precipitare in un'altra rovinosa guerra.
A ciò si aggiunge l'evidente fallimento della politica economica e fiscale. Un fallimento coperto da slogan "creativi" quanto ripetitivi, e da una politica dell'immagine la cui astrattezza penalizza la qualità della vita degli italiani, altro non è che la conclusione di chi concepisce il potere politico per il potere assoluto e non il servizio più alto e democratico nell'interesse dei cittadini che la nostra Costituzione, nata dal 25 aprile 1945, ci ricorda e ci tempra nella Resistenza che è anche di oggi.
Il mondo di una terza guerra mondiale a pezzi è in fiamme. Lo è non soltanto con le armi: lo è con parole che producono odio; lo è con gesti che rifiutano il senso di fratellanza; lo è con pose che richiamano l'arroganza; parole, gesti e pose diversi, senza dubbio alcuno, ma identici nella volontà di prevaricare la libertà, da parte di chi comanda nazioni potenti con enormi arsenali nucleari. Ebbene, la Resistenza italiana e quella europea, e qui è un dovere morale ricordare le Lettere dei condannati a morte italiani ed europei, ebbe anche il merito non convenzionale di contribuire a realizzare una visione nuova del rapporto tra Stato e cittadini, in cui i diritti del primo non dovevano trasformarsi all'occorrenza in prepotenze sui secondi.
Un proposito che negli ultimi decenni si sta riscoprendo pericolosamente permeabile a sempre più generiche irruzioni a tutela e in nome della sicurezza dello Stato.
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Il programma delle celebrazioni del 25 aprile a Torino è consultabile su 25 aprile | Città di Torino. Tra gli appuntamenti di domani segnaliamo la visita alle 9.45, a Palazzo Civico, guidata Memorie in comune, da Palazzo Civico a Palazzo Madama, che ripercorre i luoghi simbolo della vita amministrativa torinese nel secondo dopoguerra. Per l'occasione, la sede del Comune di Torino apre ai visitatori i suoi ambienti storici, tra cui lo Scalone d’Onore, la Sala dei Marmi con il loggiato, la Sala delle Congregazioni e la Sala Rossa, che nel 1946 accolse il primo Consiglio Comunale eletto dell’Italia repubblicana. La visita - a cura di Presidenza del Consiglio Comunale - Ufficio Cerimoniale e Toponomastica - prosegue nei saloni di Palazzo Madama, alla scoperta delle collezioni del Museo Civico d’Arte Antica, previa prenotazione obbligatoria e fino a esaurimento posti.
Alle 9.45, dalle Concerie Fiorio, in via Durandi 10, partirà il corteo commemorativo per la Festa della Liberazione nella Circoscrizione 4, che tocca il cippo di Domenico Luciano e si conclude al Sacrario del Martinetto. Il percorso ripercorre i luoghi simbolo in cui si riuniva il Cln piemontese, poi trucidato al Martinetto. Il corteo è a cura di Anpi Martiri del Martinetto.
Alle 10.00, in piazza XVIII Dicembre, si tiene la cerimonia di omaggio ai Martiri della Strage di Torino e ai caduti della lotta di Liberazione, con la deposizione di una corona di fiori e gli interventi delle autorità cittadine.
Alle 10.30, al Cimitero Monumentale (ingresso di corso Novara 135) si tiene la cerimonia istituzionale di omaggio ai Caduti, alla presenza di autorità e associazioni cittadine: un appuntamento cura di Città di Torino e Comitato di Coordinamento fra le Associazioni della Resistenza del Piemonte.
Alle 17.00 all’Auditorium del Polo del ’900 va in scena lo spettacolo Finché soffia il vento della Resistenza, dedicato alla Torino del dopoguerra e ai nuovi equilibri politici e sociali emersi dopo la Liberazione: un appuntamento cura di Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza, Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea Giorgio Agosti, Unione Culturale Franco Antonicelli, Centro Internazionale di Studi Primo Levi, Fondazione Istituto piemontese Antonio Gramsci, Fondazione di studi storici Gaetano Salvemini e Fondazione Csc - Archivio Nazionale Cinema Impresa.
Alle 18.00 il Conservatorio di Torino ospita il concerto inaugurale del Torino Jazz Festival 2026, che vede protagonisti Moni Ovadia e il Kassiber Ensemble in Der Ghetto Swingers: memorie di suoni perduti. Lo spettacolo intreccia narrazione e musica per raccontare la storia dei musicisti ebrei che, nonostante la censura e la persecuzione, animarono la vita culturale nei campi di concentramento nazisti, in particolare nel ghetto di Terezín.













































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