Venezuela: amnistia e libertà per decine di prigionieri politici
- Vice
- 23 feb
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 23 feb
Comincia a essere operativa la legge votata all'unanimità giovedì scorso
di Vice

Cinquantaquattro prigionieri politici sono stati rilasciati tra venerdì e domenica scorsi dalle prigioni venezuelane. La notizia è stata data da Gonzalo Himiob, vicepresidente e direttore dell'ONG Foro Penal. Decolla, almeno nei numeri, il nuovo corso della presidente ad interim Delcy Rodriguez, al vertice del Venezuela dopo il blitz americano del 3 gennaio scorso che ha segnato con la cattura di Nicolás Maduro la fine dell'era chavista. La legge sull'amnistia votata giovedì scorso all'unanimità, dovrebbe portare al progressivo svuotamento dai luoghi di detenzione dei detenuti politici (circa 900 alla fine dello scorso anno) e rappresentare un concreto passo in avanti verso la normalizzazione democratica del Venezuela. Unico neo, secondo i media di Caracas, l'esclusione dal provvedimento del Premio Nobel per la Pace 2025 María Corina Machado, che da simbolo della lotta contro Maduro rischia di trasformarsi in elemento divisivo per avere sollecitato interventi armati contro il Paese. E, forse, persino scomodo per le opposizioni che come lei hanno contestato nel luglio del 2024 le elezioni politiche, viziate da frodi e manipolazioni.
Ma rimane il nodo di fondo che il Venezuela dovrà affrontare in uno spirito di riconciliazione e di superamento delle divisioni ideologiche che travalica già oggi la liberazione dei prigionieri politici: l'amnistia per i reati compiuti sotto il regime chavista durato quasi trent'anni. Una transizione politica che i perseguitati di ieri reclamano perché si considerano i veri vincitori nel dopo Maduro, mentre al governo e in Parlamento siedono coloro che con l'ex presidente hanno condiviso tutto o quasi. Non è una questione di poco conto, ma è il conto presentato ai chavisti che unisce ora le opposizioni in virtù del principio che "un'amnistia responsabile è la transizione dalla paura allo stato di diritto. È l'impegno che il potere non sarà esercitato senza limiti e che la legge sarà al di sopra della forza."
Non a caso l'ex governatore eletto dello stato di Zulia, Juan Pablo Guanipa, ritornato in libertà venerdì scorso, in un video diffuso sui social, dopo aver ricordato i suoi mesi di latitanza e di detenzione ingiusta, ha altresi riportato l'attenzione sul processo di riconciliazione nazionale che "sarà possibile solo se basato sulla verità e sul riconoscimento della volontà di cambiamento espressa dai venezuelani". E da Madrid, dove è rimasto in esilio per anni, gli ha fatto eco Edmundo González Urrutia, ritenuto il legittimo vincitore delle elezioni del 2024, secondo cui non ci sarà alcuna "riconciliazione duratura senza memoria o responsabilità".
Messaggi chiari che per il momento si infrangono contro la politica dei piccoli passi interni, ma di grandi passi in politica estera, in primis nei confronti degli Usa per non turbare il presidente Donald Trump, su cui procede la presidente Delcy Rodriguez per conservare il potere e garantire la stabilità nel Paese. Lo comprovano anche altri indizi, apparentemente modesti, ma che i media venezuelani non trascurano.
Ad esempio, l'annuncio dell'inizio della ristrutturazione della temuta prigioni El Helicoide, l'ex sede dei servizi segreti (Sebin) di Caracas, che i progettisti ipotizzano destinato a spazio sociale, culturale, sportivo e commerciale. Si tratta dello stesso luogo da cui la settimana scorsa sono stati rilasciati alcuni dirigenti del partito Vente Venezuela che si sono poi uniti alla veglia organizzata da attivisti e parenti di altri prigionieri politici. Ancora. Secondo il Comitato ONG per la libertà dei prigionieri politici (Clipp) numerose detenute sono state rilasciate - e la notizia trova conferma dai famigliari - dalle prigioni Yare, El Rodeo I e II. Aperture importanti che riverbera ulteriormente il nuovo clima di relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti, che proprio sabato scorso si è concretizzato nella consegna di oltre 65 tonnellate di forniture mediche per la popolazione, mentre una flotta di veicoli blindati e materiale immobiliare sono stati scaricati per la sede diplomatica che sarà riaperta, dopo circa sette anni, nelle prossime settimane a Caracas













































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