Detto in pochissime parole. Il pesce d'aprile di Trump
- Indiscreto controcorrente
- 2 giorni fa
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Aggiornamento: 1 giorno fa
Le assicurazioni del presidente Usa sulla fine della guerra contro l'Iran
di Indiscreto Controcorrente

La Casa Bianca, secondo le dichiarazioni che hanno occupato notiziari e gazzettini senza sosta ieri, martedì 31 marzo, dà per certo la fine della guerra all'Iran entro 2-3 settimane, ma senza un accordo. Forse, immagina di spianare l'Iran come Israele fa con il Libano.
Insomma, al netto delle rodomontate da bullo, si tratta di una previsione all'ingrosso, da mercato, come se sette giorni in più o in meno sotto bombe, e a rischio della vita, con tutte le conseguenze note, siano la stessa cosa. E questo ci dà la misura del rispetto che il presidente Usa nutre per il prossimo: uno zero assoluto.
Per fortuna, l'inquilino che occupa l'edificio del Potere non equivale, anche se oggi lo rappresenta, il popolo americano, né corrisponde in toto alla democrazia americana, che ci auguriamo resista per ricominciare ad essere fino in fondo sé stessa, quando la gramigna politica attuale uscirà di scena. Perché accadrà, ne siamo certi; "dura minga" un sistema che ha annichilito lo spirito democratico di una nazione alternando vaneggiamenti a prepotenze. E a eliminare quella gramigna saranno gli stessi americani. Una parte di quegli elettori che ne ha favorito l'avvento, e l'altra parte che l'avversa da sempre.
Sarà banale, semplicistica, schematica, come analisi politica, ma il fine corsa del presidente americano, se non tenterà colpi di mano per mutilare la democrazia americana e con essa la Costituzione nell'anno del 250° anniversario dell'Indipendenza, è segnato proprio dalla sua mole di bugie e dai suoi cambiamenti d'opinione e d'umore diventati simili alla piena di un fiume: pericolosa, letale, incontenibile, ma destinata per natura a rientrare. Prima o poi. Speriamo prima. E i primi ad augurarselo, diciamolo con franchezza, siamo noi europei insieme con la maggioranza dei governi degli Stati che appartengono all'Unione Europea; governi "sazi" degli insulti e delle offese che quotidianamente il presidente Usa riversa loro con l'isterismo proprio più di una "bisbetica indomata" (ancora) che il capo della nazione più potente del mondo.













































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