Caterpillar Israele sul Libano "Gli sfollati restino dove sono..."
- Vice
- 1 apr
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L'ordine di Katz, ministro della Difesa di Tel Aviv, mentre proseguono gli attacchi dell'Idf
di Vice

Titoli e contenuti di al Jazeera sono inequivocabili: "gli attacchi israeliani continuano anche in Libano, poiché il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha dichiarato che le case nel sud saranno demolite e centinaia di migliaia di libanesi sfollati non saranno autorizzati a tornare".[1] L'ultimo bilancio è di almeno otto morti e una trentina di feriti nel sud del Paese e nella valle della Bekaa.[2]
Tutto ciò è riportato ovviamente dai quotidiani libanesi che sintetizzano il pensiero di Katz nella decisione di Israele di "rimanere nel sud del Libano per garantire la sicurezza del confine". Il che significa, seguendo la linea dei commenti della stampa libanese, che la presenza militare di Tel Aviv nel sud del Libano viene considerata a lungo termine, ed andrà oltre le operazioni di combattimento attive contro Hezbollah. [3] E sempre dalla pagina on line di Dailystar.com si legge che l'annuncio di Katz chiarisce il piano finale di Israele che non è quello di limitarsi ad indebolire Hezbollah, quanto a "rimodellare fisicamente il panorama della sicurezza lungo il suo confine settentrionale. La zona proposta si estenderebbe fino al fiume Litani - circa 30 chilometri all'interno del Libano - creando un cuscinetto progettato per prevenire futuri attacchi transfrontalieri".

In altri termini, la gittata delle operazioni militari dell'IDF prelude a "un cambiamento strutturale nel modo in cui Israele intende gestire le minacce provenienti dal Libano". Del resto, le forze israeliane - scrive L'Orient le jour - avanzano lungo tre assi: nel settore occidentale lungo la costa a sud di Tiro (nelle foto, immagini e riprese della citta bombardata); nel settore centrale; e nel settore orientale — distruggendo case e, in alcuni casi, interi villaggi. Hezbollah, da parte sua, sostiene di compiere attacchi regolari contro unità israeliane e carri armati schierati nell'area. Tra le battaglie riportate nelle ultime 24 ore ci sono quelle a Beit Lif, nel settore centrale, dove sono stati uccisi quattro soldati israeliani, e alla cittadella di Shamaa nel settore occidentale".

Aggiunge il quotidiano nella sua edizione on linbe che ieri sono scoppiati scontri nell'area della cittadella di Shamaa, che si trova su un'altura strategica. Questa zona è stata occupata dagli israeliani durante la guerra del 2024. In questo settore, l'esercito israeliano sembra cercare di accerchiare la città di Bint Jbeil, capoluogo del distretto omonimo. Considerata la "capitale di Hezbollah", questa città è altamente simbolica. L'ex leader del gruppo, Hassan Nasrallah, tenne lì il suo "discorso di vittoria" alla fine della guerra di luglio 2006.[4]

Questa lettura ci riporta alla considerazione iniziale: lo spostamento delle popolazioni e la demolizione sistematica delle abitazioni sono parti integrate di un progetto che fa leva sulla guerra a Hezbollah per accorpare l'area meridionale del Libano a Israele. Di qui, l'invito perentorio a non far rientro nelle proprio abitazioni. "Invito" a questo punto superfluo, perché le case saranno ridotte a macerie, "seguendo un modello precedentemente applicato in zone di conflitto come Rafah e Beit Hanoun a Gaza".
A questo punto, si ritorna alle umanitarie e politiche spezzettate dalla guerra centrifugate, perché se il piano israeliano mira a prevenire "conflitti futuri piuttosto che semplicemente rispondervi, le implicazioni più ampie sono complesse". Sono elementi geopolitici di cui il presidente libanese Joseph Aoun è pienamente consapevole, ma che non trova adeguata corrispondenza nelle istituzioni sovranazionali, in primis nell'Onu e a distanza strettamente ravvicinata nell'Unione Europea, letteralmente inerte sulla questione libanese, mentre Parigi si pone da tempo come mediatrice, che dovrebbero premere su Tel Aviv per una sospensione delle attività militari e dare tempo e spazio al governo libanese di riprendere il controllo del Paese, anche sulla sua area meridionale. Ma da quell'orecchio Israele è sordo e indisponibile a raffreddare lo sforzo bellico, per una serie di ragioni note, a cominciare dalla posizione di Netanyahu che si mantiene in sella, nonostante le contestazioni di piazza, grazie alla guerra, ai morti, agli omicidi a sangue freddo nelle zone di combattimento e non, alle devastazioni e allo stesso odio di ritorno che rinfocola verso gli ebrei.

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