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Renato Balduzzi: “Si illude chi crede di diventare la nuova Dc"

Le riflessioni del costituzionalista su possibili "aspirazioni" di Fratelli d'Italia


di Alberto Ballerino

 

Fratelli d’Italia potrebbe puntare a diventare un nuovo partito interclassista, a porsi nello schieramento politico italiano in un ruolo simile a quello che fu della Democrazia Cristiana? Un’ambizione che peraltro è stata in passato attribuita anche ad altri soggetti politici. Ma un progetto di questo tipo è realmente realizzabile? Il professore Renato Balduzzi, costituzionalista e già ministro della Salute, proviene dalla storia del cattolicesimo democratico; a lui chiediamo quale fondamento possano avere progetti politici simili.

Non è – dice - la prima volta, dopo la fine della Democrazia Cristiana, che di qualche movimento politico si racconta questo. Addirittura, di qualche leader si era detto che era paragonabile a De Gasperi. Normalmente si finisce con un sorriso, perché quella fu una stagione non ripetibile, per ragioni sia di politica interna, sia di contesto internazionale. Per non parlare della diversa statura culturale, politica e anche morale di quei leader democratico-cristiani”.

Il discorso diventa molto chiaro, se si fa un ragionamento che stia sotto il criterio dell’analisi politica. “Certo, basta ricordare che la Democrazia Cristiana è stata un formidabile contenitore di sensibilità politiche molto diverse e differenziate, con un orientamento fin dall’inizio condensato nella formula, cara a De Gasperi e ai suoi collaboratori, del partito di centro che guarda verso sinistra. Questo voleva dire che si faceva garante dei principi e dei valori del liberalismo e dell’atlantismo in quel contesto storico, ma non si appiattiva sul moderatismo e non chiudeva rispetto alle istanze sociali e soprattutto alla necessità di una costruzione effettiva dello Stato sociale e di una partecipazione delle masse alla conduzione politica del Paese, mantenendo saldo l’ancoraggio ai principi e ai valori della Resistenza e della Costituzione: non è un caso che, anche nei primi difficili decenni, la DC non abbia mai proposto di modificare l’assetto pluralistico, equilibrato e garantista della carta costituzionale. Anche sotto questo aspetto, non riesco a vedere quali nessi possano esistere tra quella esperienza storica e l’attuale contesto politico, in particolare con il ruolo e la storia del partito di maggioranza relativa”.

In un contesto tutto diverso sotto l’aspetto internazionale e perché i partiti politici come li avevamo conosciuti nel primo tempo della vita della Repubblica non ci sono più, l’analisi di quello che è stata la Democrazia Cristiana può essere utile anche oggi per capire cosa possiamo trarre di orientamento da tale esperienza storica. “Innanzitutto, era la politica estera a fare da battistrada rispetto alla politica interna. Questa era una convinzione fortissima non solo in Alcide De Gasperi, ma in tutto il ceto politico democratico-cristiano. Pertanto, si tratta di capire oggi se, all’interno della maggioranza parlamentare e delle opposizioni, vi sia questa stessa convinzione: che cioè non si possa guidare efficacemente un Paese avendo linee differenti di politica estera, tanto più in un contesto geopolitico dove tutto è in veloce cambiamento”.

C’è poi il tema dello Stato di diritto. “Certo, si tratta del secondo aspetto da tenere in considerazione, sempre di carattere complessivo. Mentre la Democrazia Cristiana, nel contesto della cosiddetta guerra fredda, rappresentava il baluardo dei principi e dei valori occidentali rispetto a dittature o autoritarismi di destra e di sinistra, adesso sembra esservi un quadro in cui le linee di divisione tra gli orientamenti politici ed elettorali stanno su un crinale diverso. Cioè la distinzione è se vogliamo mantenere lo Stato di diritto o se intendiamo andare verso quelle che sono state chiamate democrazie illiberali, espressione alla quale si fa riferimento per indicare assetti che non si propongono di mantenere le conquiste dello Stato di diritto e della separazione dei poteri”.

Questo è uno dei grandi temi del mondo di oggi, ma non l’unico. “Un altro è quello dell’ambiente connesso con la distruzione di massa causata dalle tante guerre, alcune ataviche e altre inventate per l’occasione da questo o quel ducetto alla guida di uno Stato. È una delle grandi fratture politiche e culturali: vogliamo difendere il nostro pianeta o distruggerlo, magari pensando di costruirne un altro? La terza sfida è quella del digitale. Quanto di senso dell’umanità riusciamo a salvaguardare dentro un’accelerazione del cambiamento che l’intelligenza artificiale e i suoi derivati stanno creando? La politica è chiamata a dare risposte a queste domande, altrimenti non si capirebbe a che cosa possa servire”.

Resta da chiedersi se e come continui oggi l’esperienza del cattolicesimo politico. “Proprio riflettendo sulla storia della Democrazia Cristiana e sul suo essere un contenitore di tante sensibilità, non è difficile ritrovare la presenza in essa, accanto a posizioni più moderate e conservatrici, di un cattolicesimo democratico che è ancora oggi attivo nella vita pubblica italiana, anche se talvolta fatica a trovare spazi e contesti adeguati. Aggiungo che la Democrazia Cristiana nel suo complesso, e il cattolicesimo democratico in particolare, non furono mai asserviti a tentazioni populistiche: questa circostanza segna una differenza di fondo rispetto a qualunque paragone si possa fare”. 

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