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“Uno, nessuno e centomila” contro la riforma del catasto

di Anna Paschero


Credo che sia giunto il momento di far gettare la maschera a chi strumentalizza la riforma del catasto, equiparandola a un presunto aumento delle tasse; a chi gioca a sollevare un polverone per acquisire non nuove rendite catastali..., ma raccattare voti alle prossime elezioni; in ultimo, a chi, nella sostanza, gioca sporco fomentando il panico e l’isteria contro qualunque cosa che suoni come riforma fiscale o che vi possa anche soltanto assomigliare.


La riforma del catasto, e chi siede in Parlamento ne è prettamente consapevoli, non metterà le mani nelle tasche degli italiani. Al contrario, metterà le mani nelle tasche degli italiani onesti per restituire loro il supplemento di tassa pagato per compensare chi evade, chi elude, chi ruba alla collettività. Punto e basta. Il resto è solo noia, perché i tormentoni alla lunga, prima che stancare, annoiano. Come è più volte ribadito su La Porta di Vetro, l’azione di governo mira alla riorganizzazione del catasto. Azione doverosa per un Paese civile che ci viene richiesta, non a casa, dalla civilissima Europa. E la conferma non arriva solo dalle continue dichiarazioni e rassicurazioni del presidente del Consiglio Mario Draghi, ma è contenuta nel testo della stessa legge, che si suppone tutti i parlamentari, deputati e senatori, abbiano potuto leggere.


Ora, è del tutto evidente che il “tormentone”con cui si agita chi all’interno del governo non vuole comunque rinunciare alle posizioni di rendita (ministeri, sottosegretariati e tutto ciò che offre il sottobosco politico) altro non è che mera propaganda per attribuirsi davanti all’elettorato il merito di avere messo fuorigioco i tentativi di incremento della pressione fiscale. Quindi, ri-agitare lo spauracchio delle tasse suona del tutto anacronistico, perché il governo Draghi ha già definito una linea comune su questo tema, che riflette, tra l’altro, come ricordato sopra, le continue pressioni da parte dell’Unione Europea. Tale linea è una riduzione della pressione fiscale generalizzata (e per talune situazioni anche discutibile perché non necessaria). Con l’applicazione dell’articolo 2 della legge di bilancio di quest’anno, i primi effetti si sono già visti sulle retribuzioni del mese scorso.


Ma il propagandismo viscerale, purtroppo, assume anche una connotazione ben precisa: quella di poter attrarre consenso anche da quella frangia di proprietari immobiliari preoccupati che l’operazione di “trasparenza” promossa da Draghi produce l’emersione degli illeciti sul mattone che in Italia equivalgono, e forse superano ampiamente, i 6 miliardi di euro all’anno, tra affitti in nero, case fantasma, e abusi edilizi. Morale: se l’operazione sarà condotta bene, e in tempi ragionevoli, riceverà il plauso dei cittadini onesti, perché finalmente vedranno i “signori della truffa continuata”regolarizzare in tempi altrettanto ragionevoli i loro debiti con lo Stato per risparmiarsi le sanzioni.


I lettori ora si chiederanno, e con ragione, chi è quel chi cui si fa riferimento. Ma, per quanto possa sembrare sconcertante, il suo identikit è noto da anni: è chi irrompe sulle reti televisive, sui quotidiani, sui social per martellare la pancia degli italiani, che sono comunque forniti di cervello. È chi chiede meno tasse e più soldi pubblici – e nuovi scostamenti di bilancio – spostando sulle spalle delle future generazioni il peso insostenibile di un debito che si sta ingrossando a dismisura. È chi difende i privilegi di pochi a danno di molti, come la conservazione, anzi il potenziamento della flat tax e la tassazione dei redditi di capitale e immobiliari in misura proporzionale, che, come ben sappiamo non generano una progressività dell’imposizione – chi più ha più paga, come vuole la nostra Costituzione - ma, al contrario favoriscono i redditi più elevati, prevalentemente derivanti da grandi patrimoni finanziari e immobiliari.


Insomma, per dirla con un titolo di memoria pirandelliana è “uno, nessuno e centomila”cui si concede il lusso, da una posizione di governo del Paese, di porre veti che rischiano di far “saltare” una delle riforme centrali per l’Italia. Del resto, l’interesse di quell’Uno, nessuno e centomila, come insegna Pirandello, è sempre la maschera sovrana, che si associa alla finzione populistica e alla teatralità del gesto prepotente, tratti in cui il bene comune fa fatica a riconoscersi.



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