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Roma, via Fani, 16 marzo 1978: lì morì il compromesso storico


Il sequestro del presidente della Dc Aldo Moro e l'uccisione della sua scorta: la "geometrica potenza di fuoco" delle Brigate rosse sconvolse l'Italia. Seguirono 55 giorni di prigionia, di speranze, di angoscia, fino al 9 maggio, quando il leader democristiano, protagonista della svolta nei rapporti con il Pci di Enrico Berlinguer, fu ucciso e il suo corpo fatto ritrovare nel bagagliaio di una Renault 4 color rosso non a caso in via Caetani, a metà strada tra le sedi della Dc e del Pci.


Il centralino del 113 fu informato alle 9:03 da una telefonata anonima di una sparatoria nei pressi di via Fani. Forse una delle tante che contrassegnavano la vita di Roma e di altre città italiane sottoposte al terrore dell'eversione armata.

Pochi minuti dopo, una pattuglia del commissariato di Monte Mario si ritrovò in via Fani. La scena che apparve agli agenti era qualcosa che superava l'immaginazione: cinque corpi riversi sull'asfalto, due macchine ferme e crivellate di colpi d'arma da fuoco. La scorta del presidente della Dc, Aldo Moro, era stata annientata da un commando delle Brigate rosse. Cinque vite spezzate, da quella del responsabile della sicurezza e persona di fiducia del leader democristiano, il maresciallo dei carabinieri Oreste Leonardi (51 anni), ai poliziotti Giulio Rivera (23 anni), Raffaele Iozzino (24 anni) e all'autista dell'auto su cui viaggiava Moro, l'appuntato Domenico Ricci (43 anni).

Quel 16 marzo 1978, i terroristi delle Brigate Rosse con la loro "geometrica potenza di fuoco", come fu etichettata, distrussero in un attimo anni di convergenze politiche, pubbliche e sottotraccia, tra la Democrazia Cristiana e il Partito comunista per assicurare una nuova stagione all'Italia, scossa da una crisi sociale ed economica senza precedenti. Protagonisti di quell'epoca drammatica segnata da profonde fessure carsiche, su cui si depositavano di giorno in giorno pesanti ombre gettate da più parti con il chiaro proposito di destabilizzare il nostro Paese, alcune mai del tutto svelate, erano due leader politici diversi nell'ideologia perseguita e di diversa formazione politica, ma eguali nella convinzione di un incontro tra i due principali partiti usciti dalle elezioni del 1976, appunto la Dc e il Pci.

Quel disegno politico nutriva le cronache dell'epoca con la dizione del "compromesso storico", una versione aggiornata della svolta di Salerno del 1944 che l'allora numero uno del Pci, Palmiro Togliatti, aveva prefigurato per il "partito nuovo" rientrato nel gioco politico dopo la dittatura fascista, seriamente intenzionato ad una collaborazione a tutto campo con le forze popolari cattoliche che nella Democrazia cristiana fondata da Alcide De Gasperi avevano la loro guida. Come avvenne, insieme con le altre forze laiche, con il referendum istituzionale del 2 giugno 1946 e la Costituente.

Idealmente, Moro e Berlinguer erano gli eredi, trent'anni dopo, di quel disegno teso alla rappresentazione politica senza pregiudizi della democrazia piena e autentica in Italia, con l'obiettivo di superare l'emergenza. Non tutti erano d'accordo in un clima di conservazione ad oltranza della Guerra fredda, di veti incrociati tra superpotenze e non, di paesi dal passato imperialista che non volevano mollare la presa sull'Italia. L'azione terroristica delle Brigate rosse si rivelò l'occasione propizia per annullare gli sforzi congiunti di Moro e Berlinguer, e rilanciare lo status quo funzionale ai rispettive campi d'influenza, "facilitando" e sfruttando l'uccisione del primo.

L'Italia riprovò a cercare la strada dell'autonomia negli anni Ottanta. Ma la crisi, anche morale, denunciata da Moro e Berlinguer (morto nel giugno del 1984) non si era attenuata e, al di là dell'ottimismo diffuso attraverso la negazione della realtà, continuava a consumare dall'interno, ancora e più di prima, le fondamenta istituzionali e democratiche del nostro Paese. E il 1992 con Mani Pulite altro non fu che il rilascio prolungato di quel 16 marzo 1978, con tutti i conti da pagare che quella storia distante 48 anni ci presenta come una cambiale inestinguibile.

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