L'Editoriale della Domenica. "Famiglia nel bosco": critiche gratuite ai giudici, ma i figli non sono una proprietà indivisibile
- Guido Tallone
- 15 mar
- Tempo di lettura: 5 min
di Guido Tallone

Nel momento sbagliato e con il governo sbagliato: la vicenda della famiglia nel bosco si è consumata tra questi due estremi. Dal punto di vista del calendario, la decisione del Tribunale per i minorenni dell’Aquila di sospendere la potestà genitoriale alla coppia anglo-australiana e di allontanare i tre figli (minori) dal casolare nel bosco, è avvenuta il 20 novembre 2025. Momento sbagliato perché eravamo a quattro mesi esatti dal Referendum sulla Giustizia proposto dal Governo. E considerato che uno degli obiettivi della campagna elettorale condotta da Ministri e dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni era quello di presentare la Magistratura italiana come una delle principali cause dei nostri mali (“Un plotone d’esecuzione” che blocca il libero movimento di chi deve governare senza nessun controllo!), niente di meglio – da parte dei nostri governanti – che schierarsi dalla parte della famiglia e contro i giudici che, guidati da servizi sociali ritenuti arbitrariamente incompetenti e poco preparati, hanno preso decisioni inaccettabili e inspiegabili. Quanto il Referendum abbia inquinato l’oggettivo ascolto dei fatti nel caso della "famiglia del bosco", è visibile ad occhio nudo.
Referendum giustizia e attacco al Tribunale dei Minori
Dal punto di vista ideologico e politico siamo, invece, alle prese con un governo di destra che celebra “l’istituzione Famiglia” in modo assoluto perché elemento fondamentale della propria visione sociale (Dio, Patria e Famiglia). Governo sbagliato dicevo perché quando l’approccio sulla famiglia è retorico, di fatto non si prende in considerazione il piano storico delle convivenze e delle relazioni famigliari segnate anche da fatiche, da separazioni, da limiti e da quelle incapacità genitoriali che se non sorrette, sostenute, affiancate e corrette segnano negativamente e per sempre la vita adulta dei figli.
Chi si fissa però sul livello ideologico e in difesa a priori della Famiglia, resta sul livello astratto e formale. Padre e Madre vanno “difesi” sempre e mai divisi dai Figli perché il loro distacco è innaturale, nocivo e contro natura. Non ha importanza se si è in presenza di figure genitoriali inadeguate sul versante educativo e se è documentata la mancanza del benessere psicofisico relazionale dei bambini. Ciò che ha la priorità – quando si attiva l’approccio ideologico – è il contenere, ridurre e criticare l’intervento di un Tribunale dei Minori che, per tutelare i minori, separa i piccoli dai grandi.
Così facendo, però, si inquina il prezioso lavoro dei servizi sociali e delle figure professionali preposte ad ascoltare i vissuti di chi registra ferite nelle proprie relazioni famigliari; di chi – per lavoro – è chiamato a tutelare i bambini e a mettersi dalla loro parte, al loro servizio. Non dobbiamo dimenticarlo: lo Stato ha il diritto e il dovere di aiutare chi non ha gli strumenti economici e culturali per rimuovere gli ostacoli che appesantiscono il proprio nucleo famigliare. Oltre a questo – però – è compito anche dello Stato ribadire ai genitori distratti o autoreferenziali che i bambini non sono proprietà di nessuno e che nessuno – né lo Stato, né i genitori – può disporre della loro vita per il proprio piacere o interesse. Mai e per nessun motivo. E se i genitori non sono in grado di comprendere questo principio (o non vogliono!), esiste anche la possibilità – da parte di un Tribunale dei Minori – di “fermare” con l’autorità l’illusione dei genitori di poter fare ciò che si vuole dei propri figli.
Chi tutela i diritti dei minori?
Se metà degli italiani si sono però schierati dalla parte dei genitori dei tre bambini (e, dunque, contro giudici e servizi sociali) è perché sta passando, nella nostra cultura educativa e familiare, la sottile (e pericolosa) convinzione che i figli sono di proprietà “esclusiva” dei genitori. Nessun altro deve intromettersi in questo privatissimo e sacro contesto! I genitori possono “usare” i servizi pubblici offerti dallo Stato. Ma solo “quando” vogliono, “come e quanto” lo ritengono opportuno. Il presupposto è il seguente: i figli sono di loro competenza assoluta. E nessun altro può intromettersi.
Per restare nella nostra vicenda. Ai tre bambini del bosco è mancata la scuola, la socializzazione e la salute a causa di una gravissima intossicazione mortale per avere mangiato funghi. Che sono elementi fondamentali per crescere bene. A causa di queste assenza e lacune sono stati avviati colloqui, contatti e incontri con i genitori dei bambini per “correggere” la loro visione del come crescere i figli. Il tutto con la gradualità richiesta del caso, con gli strumenti di cui dispone il nostro sistema sociale e con l’uso della autorità necessario per sbloccare una situazione da cambiare. Si poteva fare meglio? Credo di sì, come sempre. Siamo legittimati ad accusare servizi sociali e magistrati di negligenza, ingerenze, incompetenza o malafede? Credo proprio di No.
Anche perché se si consolida il pericoloso pregiudizio che i figli appartengono “solo” a chi li ha messi al mondo, noi avremo genitori sempre più stressati, delusi e sconfitti sul piano educativo oltre a “figli” privati del necessario per crescere (e perciò “orfani del villaggio” di cui hanno perenne nostalgia) e – proprio per questo – sempre meno attrezzati nel difficile compito dell’affrontare le sfide della vita. Prima perciò di puntare il dito contro servizi sociali, magistrati e addetti ai lavori che operano alle prese con oggettive fragilità familiari, credo valga la pena irrobustire questi servizi e queste istituzioni. Considerato, tra l’altro, che il vero punto debole di tutta questa vicenda – evidenziato quasi da nessuno – sono la mancanza di risorse nei servizi sociali, nei Tribunali dei Minori e una oggettiva carenza di strutture flessibili ed elastiche in grado di affiancare minori e genitori insieme per sostenerli nel difficile compito del cambiare un approccio educativo scorretto e pericoloso per i bambini.
Ultima riflessione. I genitori con figli grandi lo sanno per esperienza: l’infanzia termina abbastanza presto. Così come tutti sanno che è durante l’infanzia che si prepara la vita adulta. Se da piccoli i bambini respirano libertà, formazione scolastica, responsabilità, tolleranza per l’altro – per chi ha altri riferimenti –, fiducia per un contesto civile che prima o poi dovrà accoglierli…, terminata l’infanzia avremo adolescenti e giovani innamorati della vita, dell’oggi, del domani e capaci di attraversare qualsiasi “bosco”. In caso contrario si diventa adulti a livello anagrafico, ma incapaci di assumersi le proprie responsabilità.
Concludo riportando una bellissima poesia di Gianni Rodari scritta per la figlia che sta diventando grande.
Il gioco di fare da sola
È quello che più ti tenta
Già non vuoi che ti tenga la mano
Ogni giorno vai più lontano
Per questo sono così pronto
A dirti sempre di si
Per ripagarmi fin d’ora
Dei no che mi dovrai dire
Per essere giusta con te stessa.













































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