Osservando i nostri tempi
- Domenico Cravero
- 18 mar
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 18 mar
Riportiamo le madri al centro del dibattito sociale
di Domenico Cravero

Le norme di genitorialità che il sapere degli esperti del XXI secolo affida alle famiglie sono molto esigenti. Si collocano però all’interno di un’economia neoliberista che impone la necessità di due redditi pieni per una normale vita famigliare e alti livelli di stress nella vita quotidiana per conciliare le diverse esigenze che essa impone, con evidente erosione dei legami comunitari e sociali. Il contatto continuo ed esclusivo del bambino particolarmente con la mamma, si scontra con la pratica del lavoro, l’organizzazione della giornata, e l’insufficienza dei supporti. In questa drammatica stagione storica, i genitori si trovano ad affrontare problemi complessi e oscuri. Molti di essi confluiscono in una situazione diventata evidente: la denatalità e gli squilibri sociali che ne derivano. Ci sono donne che vogliono includere il lavoro ma non riescono a conciliarlo con la maternità. Rifiutano o rimandano la maternità perché non vedono soluzioni reali alla crisi climatica e alla distruttività umana, perché hanno stipendi che non danno loro sicurezza per il futuro, perché constatano che i servizi per la prima infanzia sono insufficienti e cari. Sono preoccupate per il diffondersi della violenza, anche di genere, particolarmente diffusa in certi territori e che non accenna a diminuire. Osservano inoltre una crisi pedagogica ed educativa che le fa sentire sole e disorientate, non pronte ad assumersi una responsabilità genitoriale. Non sempre possono contare su una conduzione famigliare veramente paritaria.
I pregiudizi che ostacolano la parità
Gli stereotipi di genere sono sempre attivi come quando un certo modello culturale impone alle madri livelli di perfezionismo e di dedizione impossibili da raggiungere. Questi pregiudizi ostacolano la parità. Nessuno ha mai usato l’aggettivo "intensiva" alla paternità, come invece si fa della maternità. L'accudimento materno ad alta prestazione non fa che rafforzare gli stereotipi domestici, generando ansia nelle madri e nei bambini.
La denatalità del nostro tempo rende esplicito un falso mito della maternità, la donna che ha tutto: lavora, guadagna, è esuberante e competitiva, ed è anche madre dedita e “perfetta”. Questa non è una buona narrazione. La sfida sta nel considerare la potenzialità generative delle donne come un‘opportunità, in una condizione di reale parità, ancora da trovare e sperimentare. La maternità va presentata e sostenuta come espressione dell’essere donna. La generatività è un’esplicitazione, una possibilità sentita come parte della femminilità. L’attenzione deve però restare sulla donna e non solo concentrarsi sulla madre. Occorre sviluppare una narrazione materna come fonte di empowerment che metta le madri al centro della vita sociale e delle ripresa economica, valorizzando proprio il loro specifico contributo generativo. È necessario quindi un movimento innovatore che sappia introdurre nuove regole e pratiche genitoriali di madri e padri insieme.
Molte conoscenze ci sono ancora precluse
Questa parità (che nella prima infanzia è condizionata e relativa) apre a un’uscita ragionata e pratica dai discorsi tradizionali sulla maternità. Questo comporta una nuova coscienza della differenza sessuale e reali cambiamenti nell’ordine simbolico nei e tra i sessi, un nuovo femminismo matricentrico. Dare significato alle caratteristiche biologiche e ormonali del proprio corpo è il primo, cruciale campo simbolico su cui si gioca la sfida. Sono evidentemente errate sia le rappresentazioni antiche che consideravano l’utero un mero contenitore caldo e umido in cui il seme maschile si sviluppava, sia certe narrazioni secondo le quali l’embrione sarebbe corpo stesso della donna e non una vita indipendente nutrito dalla placenta, interfaccia vitale tra madre ed embrione. Il corpo materno è quindi a termine e la placenta viene espulsa quando non serve più. Il corpo della donna non appartiene al figlio. Con l’evoluzione della biologia quantistica potremmo scoprire nuove comprensioni della vita. Molte conoscenze ci sono ancora nascoste. La nuova maternità non può dimenticare però che non sono solo le madri a generare figli ma “le non-solo-madri partoriscono figli ogni giorno” (Laura Pigozzi, Non solo madri 2025). E non solo loro.
Gli spunti che ho presentato negli ultimi articoli di questa Rubrica nascono dalla mia esperienza nella conduzione delle Scuole dei Genitori, dove le madri e i padri si esercitano in modo sistematico e continuativo al racconto della propria esperienza personale, familiare ed educativa. Sollecitati da stimoli pedagogici e culturali su diversi temi educativi, scelti interpretando i bisogni pedagogici del momento e del territorio, i genitori si dividono in gruppi per facilitare il confronto e la condivisione. Il sapere diventa così opera collettiva.













































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