I primi 50 anni di Prima Pagina. L'inossidabile successo della rubrica ideata da Enzo Forcella
- Michele Ruggiero

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L'esordio lunedì 15 marzo del 1976
di Michele Ruggiero

Stamane è toccato a Gad Lerner, al suo ultimo giorno di conduzione settimanale della trasmissione radiofonica di Rai RadioTre, ricevere una messe di telefonate, messaggi, WhatsApp di auguri (meritati) per il primo mezzo secolo di vita di Prima Pagina. E Lerner, la persona giusta nel posto giusto al momento giusto - crediamo che non sia caduta per caso la scelta sul suo nome - ha dosato i ricordi e l'aneddotica di un lungo cammino generazionale con l'equilibrio, che gli deriva dalla sua lunga esperienza professionale, il prezioso incontro che si stabilisce ogni mattina dalle 8.00 alle 8.45 nel Filo diretto con i radioascoltatori che segue la lettura dei quotidiani a cominciare dalle 7.15. E che idealmente prosegue alle 10 con Tutta la città ne parla, trasmissione spin-off di Prima pagina nell'attingere dalle telefonate dei radioascoltatori l'argomento principe della puntata.
La trasmissione fu un'intuizione dell'allora direttore di Rai Radio3 Enzo Forcella (1921-1999), poliedrico e anticonformista giornalista dal temperamento tutt'altro che malleabile, che nella sua carriera era incorso, sul finire degli anni Cinquanta, anche in una brusca risoluzione contrattuale per le sue coraggiose prese di posizione politiche, accompagnate da risoluti e sferzanti giudizi, equanimemente rivolti sia al potere democristiano, sia alle opposizioni di sinistra. Erano provvedimenti tranchant, non inusuali nei quotidiani come in Rai, che non risparmiavano neppure mostri sacri del giornalismo. Ne fu vittima anche Enzo Biagi, sollevato dalla direzione del settimanale Epoca per avere denunciato la politica repressiva del governo Tambroni a Genova e a Reggio Emilia durante le convulse e luttuose giornate del luglio 1960.
Parafrasando Giorgio Gaber, in quella fase storica di esasperato centrismo, la libertà non era ancora del tutto informazione...
In quel 15 marzo 1976, insieme con l'avvio di altri nuovi programmi di informazione partoriti dalla Riforma Rai (Legge 103/75), tra cui l'edizione delle 13.30 del TG1 condotto da Emilio Fede e Bianca Maria Piccinino, Prima pagina impose soprattutto un linguaggio fuori dagli schemi e fuori dal coro con l'irruzione dei pensieri dei cittadini modulati dal giornalista-conduttore che si rivelarono autentici colpi di luce anche estetici, per il valore che si può attribuire alla bellezza delle parole, che nei decenni hanno contribuito a dare quell'immagine brillante e fresca al terzo canale radio della Rai. Un canale che fino a quel momento aveva nelle sue prerogative essenziali la musica classica, che nella giornata finiva però per precipitare in una sorta di cono d'ombra per soli amanti ed esegeti. Una "penombra musicale" da cui Enzo Forcella l'aveva sottratta, come è stato scritto in occasione del decennale della sua morte, per schiudersi dai suoi microfoni alla cultura e ai suoi autorevoli nomi e personaggi, soprattutto filosofi a lui cari, e ai grandi temi sociali e politici, emulando, per alcuni versi, i ritmi propri delle radio private, che in quell'epoca nascevano sbarazzine e irriverenti, e di Radio Radicale, come lo stesso Lerner ha opportunamente ricordato stamane.
In più interviste Forcella raccontò la sua "creatura" come una delle prime idee per la radio, suggerita dalla "mazzetta" dei quotidiani i cui contenuti potevano essere anticipati da un giornalista. Un'intuizione rivoluzionaria adattata e ripresa successivamente dalla televisione con strumenti tecnologici sempre più affinati, ma mai con le emozioni umane (ancora, almeno...).
Prima pagina oggi come ieri, quando a inaugurarla fu chiamato il mitico Ruggero Orlando, seguito da Eugenio Scalfari (grande amico di Forcella) e Giorgio Bocca (conosciuto da Forcella ai tempi de Il Giorno), grandi firme del giornalismo che le imposero il marchio della credibilità, non è soltanto un contenitore di parole, di critiche, di proposte, di contestazioni, di polemiche e anche di rabbie, comunque trattenute con l'educazione e il garbo che contraddistinguono il suo "popolo", affezionatissimo e geloso della "sua" trasmissione, una delle più anziane ed empatiche, se non la più anziana del palinsesto Rai. Che cos'è allora, per non lasciare in sospeso la doverosa consecutio? La risposta è ai lettori, se non altro per lo stupore e le sorprese che ci riserva ancora ogni mattina.













































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