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Un libro per voi: "Pier Giorgio Frassati e la politica"


Nel pomeriggio di oggi, 10 luglio, alle 18,30 alla libreria Belgravia di via Vicoforte 14/D a Torino, Luca Rolandi, giornalista e storico, nostra firma, autore de “Pier Giorgio Frassati e la politica” (Studium Edizioni) ripercorre i cinque anni di partecipazione politica di Frassati dentro il Partito Popolare Italiano, evidenziandone anche la continuità con la formazione universitaria nella FUCI, l’azione sociale contro le ingiustizie e la dedizione ai più poveri praticata nella San Vincenzo.

In dialogo con il giornalista Edmondo Bertaina e Isabella Brianza, consigliera della Circoscrizione 1, l'autore ricostruisce attorno alla figura di Pier Giorgio Frassati, che sarà proclamato santo il prossimo 7 settembre, anche uno spaccato dell'Italia degli anni Venti, di una società ferita che cerca una soluzione ai drammatici problemi lasciati in eredità dalla Grande Guerra, mentre alle sue spalle si profila l'ombra minacciosa del fascismo.

Pier Giorgio Frassati cresce in una famiglia alto borghese di origine biellese nella Torino del primo Novecento: Alfredo il padre, liberale e amico di Giolitti, è proprietario e direttore de la Stampa, la madre Adelaide Ametis una artista. La sorella Luciana, più giovane di lui di un anno e che vivrà fino a 105 anni, dedicherà tutta la vita alla memoria e alla diffusione del pensiero, l'azione, la vita e la spiritualità del fratello.

La carità che si fa politica e la politica che si realizza come forma di carità, è questo il cuore dell'approccio del giovane studente di ingegneria. Attingendo alle testimonianze più vicine e alcune interpretazioni autorevoli (da Giorgio La Pira a Giuseppe Lazzati), Rolandi ci aiuta a cogliere senza eccessi agiografici l’esemplarità con la quale il giovane piemontese affrontò e visse la politica. A partire dal Vangelo: “In Frassati la concretezza dell’attivismo cristiano – è la premessa del libro – era alimentata da una spiritualità consapevole e profonda, radicata nella coerenza del cristiano in grado di coniugare la pratica religiosa autentica e rispettosa dei credi altrui all’impegno politico di laico cattolico dentro ai segni e alla contraddizioni del suo tempo”.

Era la Torino di Antonio Gramsci e Piero Gobetti, delle lotte operaie e dell’ascesa della borghesia liberale e illuminista: Rolandi ne inquadra il contesto complesso, lasciando intuire le incertezze e le contraddizioni con le quali il giovane doveva confrontare la propria ispirazione evangelica. Un primo elemento ribadito in questo studio sta nel comportamento del politico cristiano: dentro il Partito Popolare Frassati si impegnò con una militanza attiva, nel suo stile, però: non posti di prima fila, ma disponibilità ai servizi più umili che lo vedranno impegnato, ad esempio, anche nella pulizia della sede e nei rischiosi “attacchinaggi” preelettorali. Era appassionato e coraggioso, senza ambizioni e interessi personali, secondo la lezione di Sant’Agostino che vedeva nella politica “l’esercizio delle virtù morali nell’ambito della competenza civile”.

Un altro punto fermo: la contrarietà ad ogni deriva autoritaria. Un rischio che egli vedeva anche nel liberalismo positivista e nel marxismo e che lo portò ad avversare decisamente il fascismo, come evidenzia nella prefazione dal titolo “Elogio della fortezza” il prof. Michele Nicoletti, presidente della Fondazione Fuci: “Frassati non esita a schierarsi in prima fila quando si tratta di difendere i suoi ideali o i suoi cari”, scrive sottolineando il suo rifiuto della violenza fascista ma anche dell’uso “politico” della religione da parte del regime. “Frassati aveva un radicale rispetto per l’alterità della religione rispetto alla politica”, osserva Nicoletti, evidenziando il senso di una laicità condivisa anche con il leader del Partito Popolare don Luigi Sturzo.

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