Un libro per voi: "La figlia" Trent'anni da Srebrenica
- Vice
- 11 lug 2025
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di Vice

L'11 luglio del 1995, l'esercito serbo forte di 80mila uomini al comando del generale Ratko Mladic, appoggiato dalla feroce unità paramilitare degli "Scorpioni" entrava a Srebrenica, in Bosnia. [1] Davanti alla telecamere che lo riprendevano, il generale si mostrò sorridente e conciliante, pronto a rassicurare rifugiati e profughi sulla loro sorte.
Un'immagine di facciata. Non appena spente le macchine da presa, si spense anche il suo sorriso e la sua mente cominciò a prefigurarsi l'eliminazione dei bosgnacchi, i musulmani bosniaci, che a migliaia furono catturati due giorni dopo. In quei giorni, furono uccise oltre 8mila uomini, mentre le donne subirono ogni forma di violenza.
Il 23 maggio dello scorso anno, l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha proclamato l'11 luglio Giornata internazionale di riflessione e commemorazione del genocidio di Srebrenica. Il Tribunale penale internazionale con sede all'Aia che ha processato gli autori criminali di quel massacro di riflesso ha messo sotto la luce dei riflettori la vita di Ratko Mladic. Meno nota è la vicenda della figlia Ana, morta suicida, raccontata in un intenso romanzo da Clara Uson.
"I plotoni di esecuzione erano accompagnati da bulldozer che scavavano la terra dove venivano gettati i cadaveri. In tre giorni le forze serbe liquidarono ottomila bosniaci, per lo più di sesso maschile, tra cui bambini e adolescenti. I più fortunati furono quelli eliminati il primo giorno; gli altri rimasero rinchiusi, senza bere né mangiare, finché non arrivò il loro turno. Non tutti morirono per una pallottola alla nuca. Un certo numero fu sgozzato, altri vennero torturati prima di essere uccisi e, infine, altri ancora, inevitabilmente, prima di morire furono costretti a scavare la propria fossa".
Siamo nelle pagine finali de La figlia", libro della scrittrice catalana Clara Uson, pubblicato nel 2012, edito in Italia da Sellerio nel 2013, alla sua diciottesima edizione. "La figlia" è Ana Mladic, figlia prediletta del generale serbo Ratko, "il "macellaio di Srebrenica", "il boia dei Balcani" condannato dal Tribunale penale internazionale per l'ex-Jugoslavia all'ergastolo per genocidio, crimini contro l'umanità, crimini di guerra, sterminio, deportazioni, e una serie di atti disumani che contemplano i trasferimenti forzati, gli omicidi, il terrore, attacchi indiscriminati alla popolazione civile, sequestro di ostaggi.
Ana Mladic si è suicidata nel marzo del 1994. Forse nel momento in cui la nebbia dell'acritica accettazione del presente ha cominciato dentro di lei a diradarsi per lasciare posto all'angosciante e cupo silenzio delle tombe che il velenoso nazionalismo dei Balcani s'instillava goccia a goccia nella mente di popoli che dal secondo dopoguerra si erano professati "fratelli" sotto il grande mantello del maresciallo Tito: serbi contro croati, croati e serbi contro bosniaci, ortodossi, cattolici e musulmani in odio crescente tra di loro in una mattanza del tutti contro tutti.
Dal trafiletto di un quotidiano, Clara Uson scopre la breve esistenza di Ana Mladic ed è un lampo, folgorante, che porta l'autrice a costruire un romanzo dalle grandi emozioni che si affaccia sullo scenario dei Balcani con tutta la potenza di una storia millenaria, per poi adagiarsi sulle vicende centrifughe della dissoluzione jugoslava del dopo Tito nell'ultimo decennio del Novecento. Attorno ad Ana, l'autrice muove con perfetta sincronia i personaggi maledetti di quella storia divisiva: politici, militari, affaristi, opportunisti, comunisti, ex comunisti poi socialisti, finti democratici, ognuno con le proprie ragioni sostenute da improponibili certezze. Quelle certezze che in una vacanza a Mosca, a contatto con una realtà che non è filtrata dal regime di Slobodan Milosevic, si sgretolano di parola in parola, immagine dopo immagine. Il cuore della giovane che ama e ammira il padre, convinta nazionalista e sostenitrice della Grande Serbia sta per andare in frantumi. L'io narrante la segue Ana anche in dialogo intimo con il padre, frustrato dall'andamento della guerra, dall'orrore che non è sufficiente a piegare i nemici. Ana lo guarda ancora come l'uomo migliore del mondo, ma di un mondo che lo disprezza. Nella notte del 24 marzo carica la vecchia Zastava, "la pistola di famiglia" e se la punta alla tempia. La morte è istantanea.
L'11 luglio 1995, il generale Ratko Mladic entra in Srebrenica e avverte il colonnello Karremans delle forze olandesi Nato che evacuerà la città con i suoi "metodi". Esecuzioni. Omicidi di massa nell'indifferenza dei militari olandesi con il casco delle Nazioni Unite al comando di un timoroso ufficiale, che si sente abbandonato dalla Nato. Il 13 luglio la pulizia etnica di Srebrenica ha riempito le fosse e il "macellaio" si aggira nelle strade con la vanità di chi ha riportato la vita tra le macerie. Ma neppure l'ombra di Ana, la bellissima figlia prediletta, ha il coraggio di seguirlo.
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