Un libro per voi: "Il lager degli antieroi"
- Stefano Garzaro
- 13 ott 2025
- Tempo di lettura: 3 min
a cura di Stefano Garzaro

Nel lager – tra Germania e Ucraina nel 1942 – era impossibile conservare la propria umanità, e ciò riguardava sia le vittime a cui erano estirpati sentimenti e emozioni, sia gli aguzzini ridotti a ingranaggi della vergogna. Eppure episodi silenziosi sfuggiti ai registri della storia sono avvenuti, e la sorpresa legata al loro recupero è ancora più forte, come nel caso narrato nel graphic novel Zwei Menschen, opera di Max Cambellotti.[1]
I due antieroi protagonisti sono Zaharia Siperstein e Alfred Grube. Il primo è un medico ebreo nato in Moldova e vissuto tra Praga, Vienna e la Bulgaria: viaggiatore forzato tra prigioni e lager, sopravvive all’Olocausto; nuovamente dedito alla professione medica, si trasferisce nel 1958 in Israele per morirvi poco dopo. Grube è invece un funzionario tedesco che fino agli anni Trenta vive di piccolo cabotaggio politico: sindaco di un paesino in Turingia, cade in disgrazia per noie fiscali e per il suo atteggiamento tiepido verso il nazismo. Per sopravvivere, Grube si arrabatta come imprenditore edile, ma non appena riacquista un equilibrio sociale, scivola nella tagliola nazista della Todt, l’ente di costruzioni pubbliche che sfrutta il lavoro dei prigionieri-schiavi; inserito a forza nella Todt, Grube è costretto a dirigere un campo di lavoro in Ucraina. Qui l’ebreo Siperstein e il tedesco Grube si incontrano, ma anziché seguire la prassi della sopraffazione e dell’infamia, entrambi scoprono il rispetto reciproco fino a diventare amici, e addirittura complici di attività resistenti antinaziste.
È una storia di uomini coraggiosi, leali, curiosi l’uno dell’altro, sebbene con forti incertezze, paure, debolezze, ambiguità. Non i soliti eroi di granito, con il bene e il male tagliati a metà tra vittima e carnefice, ma persone comuni immerse in un rapporto complesso, così come lo è il contesto, dove le istituzioni naziste, russe, ucraine, romene sono soggette a una ragnatela di ideologie, di interessi spiccioli, di rapporti finanziari fuori controllo.
La storia di Zaharia Siperstein e di Alfred Grube venuta alla luce da testimonianze e documenti fortuiti, una vicenda che varrebbero da sé una ricostruzione, viene rimossa dal grigiore e offerta al pubblico da Susanne Ruth Raweh e da Isabel Grube, rispettivamente figlia e nipote dei due protagonisti. Susanne, in particolare, che da bambina conobbe il lager con la famiglia, dopo la guerra si stabilì a Torino, città che divenne base di viaggi continui per raccontare e testimoniare. Trasferitasi in seguito a Tel Aviv, dove risiede oggi, Susanne ha mantenuto i contatti torinesi, compresa l’amicizia di Max Cambellotti, artista con la passione della grafica. Proprio durante una cena torinese nacque l’idea di trasformare quella storia incredibile nelle tavole di un graphic novel. La selezione dei documenti fra una massa di carte, fotografie, diari richiese un anno, dopo di che Max partì con la sceneggiatura e con la matita.
Il libro è uscito in un momento complesso, in cui il tema dell’antisemitismo e della storia ebraica nella sua complessità sono fortemente dibattuti quotidianamente per le vicende di Gaza. Cambellotti dichiara: «In questa storia non si ragiona per schieramenti, per destini precostituiti: dal loro incontro, questi due uomini scoprono ciascuno nell’altro la persona e la vera umanità. Oggi si tende a polarizzarsi con una semplificazione drammatica. Non dimentichiamo la responsabilità enorme e plurisecolare dell’Europa rispetto a questo stato di cose». È la potenza comunicativa del fumetto, che ci sostiene nell’affrontare l’ottusità dei nostri giorni.
Note
[1] Zwei Menschen. Il ponte, un racconto di Susanne Ruth Raweh e Isabel Grube illustrato da Max Cambellotti. Voglino Editrice, Torino 2024, 96 pagine, 20 euro.













































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