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Chi svaluta la Resistenza ha l'obiettivo di sgretolare libertà e conquiste sociali

di Maria Laura Marchiaro*


In un battibaleno l'attenzione dell'opinione pubblica è stata spostata dalle celebrazioni, e successive polemiche ed episodi di aggressione e vandalismi,[1] al Primo Maggio, in cui il governo ha "conteso" con il suo recente Decreto lavoro le iniziative dei sindacati confederali per la Festa dei lavoratori di venerdì prossimo.

Operazione distrazione di massa in cui si è specializzata con tempismo la presidente del Consiglio Giorgia Meloni senza soluzione di continuità dal suo insediamento a Palazzo Chigi, privilegiando l'immagine alla sostanza, perché anche in questo caso, il salario per la maggioranza degli italiani resterà invariato, in concreto.

Così come gli antifascisti italiani - anche in questo caso la maggioranza - hanno potuto verificare l'assenza di concretezza da parte di alcuni esponenti di rilievo della maggioranza di destra, quando il giudizio storico e politico si cala su che cosa hanno rappresentato la ventennale dittatura nel nostro Paese e la criminale coda della Repubblica di Salò al servizio della Germania hitleriana. In quel momento, come è stato ricordato da numerosi articoli su La Porta di Vetro, le voci da destra diventano indistinte e indecifrabili nel doveroso riconoscimento che dal 25 aprile 1945 l'identità del nostro Popolo passa dal giorno della ritrovata libertà e dai successivi passi che ne sono seguiti: la Repubblica e la Costituzione, la partecipazione delle grandi masse popolari alla vita del Paese. E, successivamente, della volontà di Pace e dell'idea di un'Europa unita e non bellicosa sottese, e delle conquiste sociali derivate proprio dall'applicazione della nostra Carta Costituzionale, alcune delle quali a costo di grandi lotte per dare loro il necessario impianto legislativo.

Ora, sarebbe davvero miope e pavido ignorare che quelle conquiste sono ripetutamente messe in discussione da metodi sottotraccia o da azioni carsiche che si alternano ad operazioni dirette (il referendum giustizia, i decreti sicurezza) che mirano a devitalizzare nell'opinione pubblica proprio quei valori che esse incarnano. E l'esempio più eclatante è il 25 Aprile, bombardato ogni anno da pregiudizi ideologici che paradossalmente fanno leva sulla "necessità di de-ideologizzare la Guerra di Liberazione, con una riscrittura della Storia e una punteggiatura sulle tensioni (zone d'ombra, episodi torbidi e opachi) tra gruppi partigiani di diverso orientamento politico che nell'economia generale di un movimento non pregiudicò comunque la capacità di coinvolgere la maggioranza degli italiani nel rifiuto del nazifascismo. Ed è questa la pietra miliare della nostra Resistenza. Quella che da 81 anni continua a produrre gli anticorpi per battere rigurgiti di autoritarismo, difendere lo stato di diritto e contrastare la deriva internazionale che miete vittime innocenti su scala industriale e si affida ad autocrati, alcuni dei quali così spregiudicati da nascondersi dietro l'istituzione democratica dei paesi che rappresentano.


*Presidente della Sezione Anpi Torino Centro "Eusebio Giambone"



Note

[1]La Digos della Questura di Roma ha fermato un 21enne sospettato di essere l’autore degli spari, con una pistola ad aria compressa, a Parco Schster in occasione della manifestazione del 25 aprile. Gli spari avevano colpito due 60enni militanti dell’Anpi, un uomo e una donna, che erano rimasti feriti in maniera non grave.


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