top of page

Montessoro: “La Cina grande burattinaio del Medio Oriente”

Lo storico dell'Asia ospite ad Alessandria

di Alberto Ballerino

 

La Cina sempre più appare grande protagonista della scena internazionale. Il suo ruolo e il modo in cui storicamente si è definito viene affrontato dal professore Francesco Montessoro (storico dell’Asia, Università di Milano) domani, mercoledì 29 aprile, alle ore 16,30 presso la sala incontri dell’Istituto per la storia della resistenza e della società contemporanea ad Alessandria in via dei Guasco 49.  “Geopolitica della Cina: frontiere e zone di interesse di una potenza in ascesa” è il titolo dell’incontro, organizzato con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria e Fondazione CRT.

“Lo sviluppo – dice il professore Montessoro - della politica estera cinese corrisponde, ed è un elemento per molti aspetti di novità, ad una proiezione verso l’esterno. Negli ultimi vent’anni è cambiato tutto, Pechino per esempio ha stabilito in modo assertivo la proprietà del Mar Cinese Meridionale, cosa che non è un dettaglio dal momento che non lo ha mai controllato. Questo si può capire solo con il suo successo economico. L’ascesa al rango di grande potenza che pareggia gli Stati Uniti spiega l’atteggiamento della politica estera cinese di oggi e la proiezione di potenza oltre i suoi confini storici”.

Significativo l’esempio anche dell’investimento nei rompighiaccio. “Sta per avere la più grande flotta di rompighiaccio al mondo. Solo che non è il Canada o la Russia. Vuole aprirsi una via verso l’Atlantico che non passi per gli stretti della Sonda e del Medio Oriente. Questo vuole dire che si pensa come potenza globale e per essere tale deve avere il controllo dei mari. Oggi questo è assicurato dagli Stati Uniti, ieri era dell’Impero Britannico, domani sarà della Cina”.

Per tutti gli anni Novanta fino all’inizio di questo secolo la diplomazia cinese si è basata su una presenza silenziosa. “Seguiva la raccomandazione di Deng Xiao Ping di fare quello che devi fare senza manifestare la tua potenza. Una politica di occultamento della propria capacità di intervento. Questo è l’elemento che oggi sta per essere superato nel senso che le preoccupazioni esistenti più o meno dal 2010 in poi sono legate alla assertività. Ciò che costruiva in passato era la sua forza economica, politica, militare, oggi addirittura spaziale, ma senza farlo sapere, senza dirlo e senza utilizzarlo per manifestare la propria volontà. Xi Jinping ha impresso una svolta in questo ambito, ora noi abbiamo la esibizione della potenza cinese. Non potrà non venire a scontrarsi con quella di altri paesi: non più con la Russia, ormai uno strumento nelle mani di Pechino, ma sicuramente con gli Stati Uniti”.

Questi ultimi oggi appaiono in difficoltà. “C’è da chiedersi come possano conservare la propria forza con un presidente come Trump: oggi si dimostrano deboli di fronte all’Iran, un paese che è una pulce rispetto alla loro forza ma che tuttavia ha le sue carte e le gioca. Gli Usa sono allo sbando non dal punto di vista della potenza militare ormai acquisita, ma da quello della prospettiva politica di esercitarla. Gli errori che Trump sta facendo, peseranno sulle scelte future e saranno capitalizzati da Pechino sempre di più”.

La Cina rivendica libertà di circolazione per quanto riguarda il Medio Oriente e possibilità di accesso alle risorse e all’influenza in termini indiretti in aree che sono ben oltre i suoi confini storici. Ma ora sta sfruttando la situazione. “Pechino ha il ruolo di burattinaio. Gli Stati Uniti, a causa della follia di un presidente come Trump, sono sostanzialmente caduti in una trappola. Un paese semidistrutto da qualche giorno di bombardamenti, mantiene ancora una forza incomparabilmente superiore alla capacità diplomatica degli americani. Sembra una barzelletta, ma è la realtà e dietro c’è la regia cinese. Il riferimento al Pakistan è tutt’altro che indifferente. Il fatto che questo paese sia diventato il punto di riferimento per una trattativa così delicata è estremamente significativo perché è dall’inizio degli anni Sessanta che ha un filo diretto con Pechino”.

È il suo alleato più sicuro nell’Asia meridionale. “Il Pakistan strutturalmente si contrappone all’India. Quest’ultima nel 1962 è entrata in guerra con la Cina per una questione di confini ed è da questo momento che il Pakistan è diventato fondamentale per Pechino e lo è ancora. Il conflitto tra Pakistan e India non si può depotenziare, si può impedire che deflagri in una guerra nucleare ma è permanente. Da questo punto di vista fino a che la Cina sarà in rapporti di ostilità (il cui livello si può discutere) con l’India, il Pakistan sarà dalla sua parte. Infatti Pechino si ritrova come punto nodale delle conversazioni tra Iran e Stati Uniti. Il Pakistan così ora appare al centro del mondo, ma un passo indietro con in mano i fili c’è la Cina. Questo è un successo per Pechino sia se le trattative vanno in porto sia se falliscono, perché in quest’ultimo caso porteranno a un ulteriore indebolimento di Trump e degli Stati Uniti. Questo non nell’immediato ma in prospettiva è a tutto vantaggio della Cina”.  

Commenti


L'associazione

Montagne

Approfondisci la 

nostra storia

#laportadivetro

Posts Archive

ISCRIVITI
ALLA
NEWSLETTER

Thanks for submitting!

Nel rispetto dell'obbligo di informativa per enti senza scopo di lucro e imprese, relativo ai contributi pubblici di valore complessivo pari o superiore a 10.000,00, l'Associazione la Porta di Vetro APS dichiara di avere ricevuto nell’anno 2024 dal Consiglio Regionale del Piemonte un'erogazione-contributo pari a 13mila euro per la realizzazione della Mostra Fotografica "Ivo Saglietti - Lo sguardo nomade", ospitata presso il Museo del Risorgimento.

© 2022 by La Porta di Vetro

Proudly created by Steeme Comunication snc

LOGO STEEME COMUNICATION.PNG
bottom of page