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"Stelline2" sul Festival dell'Economia a Torino

TASSE E PENSIONI


a cura di Pietro Terna

Da sin.: Innocenzo Cipolletta, Vincenzo Visco, Elsa Fornero ed Eva Giovannini

Ieri, 2 giugno, seconda giornata del Festival dell’Economia, nato da un’idea dell’editore Giuseppe Laterza e approdato a Torino dopo la rottura con Trento, avvenuta certo non per volontà del creatore. Grazie alla risposta del Collegio Carlo Alberto, il Festival ha trovato nuova casa a Torino e il pubblico è sempre più numeroso. Come per il nuovo libro di Vincenzo Visco, "La guerra delle tasse", presentato al Circolo dei lettori con l'autore e la coautrice Giovanna Faggionato, purtroppo arrivata fuori tempo massimo per una disavventura aeroportuale a Francoforte. Due interlocutori: Innocenzo Cipolletta, a sua volta autore di un testo sulle tasse, "In Italia paghiamo troppe tasse – FALSO", che gli è costato molti amici, che forse non erano così sinceri; Elsa Fornero, per l’altra faccia della medaglia, cioè l’equilibrio tra oneri previdenziali e pensioni; un equilibrio che a lei è costato molto nemici, ma che le ha anche portato nuovi amici sinceri, anche nel pubblico, che è stato decisamente dalla sua parte. A coordinare il dibattito, la giornalista Eva Giovannini.


* Chi ha vinto la guerra delle tasse? Per Visco è stata una guerra mediatica, vinta dalla narrazione che rappresentava i ricchi troppo tassati, importata dagli Stati Uniti del presidente Ronald Reagan (1980-1988), con le favole della cosiddetta curva di Laffer. Il sistema tributario[1] introdotto nel 1974 prevedeva 32 aliquote, dal 10 al 72% (per la parte eccedente i 500 milioni; un po’ più di 3 milioni di euro); nel 1983 gli scaglioni furono ridotti da 32 a 9, poi a 7 dal 1989, sino agli attuali 4, con aliquote dal 23 al 43%. Il peso della finanza pubblica si è spostato sugli scaglioni di reddito medio-bassi e medi; la riduzione del gettito ha gonfiato via via il debito pubblico.

* Arthur Laffer aveva venduto la sua idea,[2] scarabocchiata su un foglio di carta come scrive il Nobel Stiglitz, ai consiglieri di Reagan quando era candidato alla presidenza degli Stati Unito. In breve: se l’aliquota è molto alta c’è evasione o elusione, conviene abbassarla e il gettito aumenterà. Reagan applicò l’idea, senza effetto, ma facendo dilagare la narrazione delle troppe tasse.


* Il carico fiscale si è concentrato sul lavoro dipendente proprio mentre quest’ultimo, nota Visco, perdeva peso nella creazione del valore aggiunto: dal 65% degli anni ’70 al 50% attuale. Ecco che il gettito è diventato drammaticamente insufficiente.


"Pizzo di Stato": frase profondamente diseducativa proprio in Sicilia


* Ma le imposte sui piccoli imprenditori o sugli autonomi, che in realtà solo una parte paga, non sono il pizzo di stato come ha detto la presidente Meloni a Catania? Interviene Elsa Fornero: “ho detto ai miei nipoti che quella frase è profondamente diseducativa, oltretutto pronunciata in quella terra”.


* Se il sistema fiscale e i contributi versati per la previdenza non saranno in grado di finanziare i servizi pubblici, dalla sanità, alla scuola, e le pensioni, che cosa accadrà? Da Fornero una immagine tanto sintetica quanto ahimè convincente: con la nuova delega fiscale che il governo vuole ottenere, il nuvolone del debito pubblico che grava sopra di noi si addenserà così tanto da scatenare un immenso temporale e sarà necessario chiamare un nuovo governo di tecnici per introdurre la patrimoniale.

* Al centro di tutto stanno i servizi che la pubblica amministrazione ci dà. Certo, dice Cipolletta, in molti casi i servizi possono essere migliorati, ma in gran parte del paese la sanità ha buoni o ottimi standard e anche la scuola regge bene il suo compito, pur con fatica. Le tasse sono commisurate a quei servizi, spesso insufficienti. Chi vuole ridurre ancora le tasse e i contributi deve anche ridurre i servizi.


* Una famiglia che abbia un reddito complessivo di 40 mila euro, da due stipendi, che vantaggio trae da una eliminazione totale delle tasse se deve pagare tutta la sanità, tutta la scuola e anche risparmiare per la vecchiaia? Non si devono chiedere meno tasse, ma più servizi: è la strada opposta a quella ora percorsa, anche dai sindacati, con l’eliminazione del cosiddetto cuneo fiscale sui redditi da lavoro. Chi non paga le tasse? Certo i grandi e i grandissimi produttori con l’elusione fiscale, differenziando aree di produzione e di vendita e con le sedi collocate nei paradisi fiscali, ma anche in grandissima misura gli autonomi. Lo scrive il ministro Giorgetti, ma forse non ha informato Meloni, nel DEF, il Documento di economia e finanza del 2023, approvato dal governo.[3]



* Fornero, con spietata chiarezza: i contributi sociali sono risparmio obbligatorio, tagliare il cosiddetto cuneo fiscale (quindi una parte dei contributi) è un disastro per l'equilibrio delle pensioni. Tagliamo cinque punti di contributi significa porli a carico della fiscalità, che è già insufficiente. L’area lavoro del lavoro povero, quello che non garantisce redditi bastanti alla vita di una famiglia, sta crescendo e non servono detassazione e sgravi se c'è il nero che squilibra tutto. Dobbiamo correggere la macroeconomia dell’Italia, creando lavoro vero e non lavoro povero, con la crescita.


* Visco: “Perché la sinistra non dice queste cose”? Non ho sentito le risposte, ma… c’era rumore, il pubblico applaudiva e si stava alzando, perché il tempo era finito.

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