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Resa o evacuazione per il battaglione Azov? Guerra o “operazione speciale”?

Aggiornamento: 25 giu 2023

di Menandro

Ipocrisie, ambivalenze, doppiezze, equivoci lessicali sulla guerra in Ucraina sono prossimi a candidarsi per il premio Pulitzer. Del resto, la candidatura è in linea di coerenza con una guerra che il presidente della Federazione Russa Vladimir Putin ha presentato come “operazione speciale” per denazificare una parte del territorio ucraino, mentre il suo omologo ucraino Volodymyr Zelensky ha sempre nicchiato sull’esistenza del nazismo o ha considerato marginali le sacche ideologicamente di estrema destra attive nel suo Paese. Si spiega anche così il giudizio neutro che circonda il battaglione Azov, i cui richiami all’ideologia nazismo e ai simboli delle SS tedesche sono espliciti e pubblici. Ma il presidente ucraino, con la retorica che soltanto un attore avrebbe potuto e saputo superare, ha spiegato che i resistenti del battaglione Azov che da tre mesi combattono nelle viscere delle Acciaierie di Mariupol martellate dalle artiglierie russe, sono “eroi” da conservare possibilmente vivi. Ciò spiega di conseguenza l’opzione del comandante del battaglione, il trentunenne Denys Hennadiyovych Prokopenko, tenente colonnello della Guardia nazionale ucraina che dal 2014 combatte contro la Russia e le forze separatiste filo-russe nel Donbass, di aderire alla decisione approvata dal comando supremo per salvare vite umane. Nella sostanza, si è posto fine ai combattimenti e utilizzare il corridoio umanitario russo per evacuare i 600 militari rimasti, parte dei quali feriti. Dunque non di resa si tratta, come avviene in guerra, quando può accadere che agli “eroi” di parte avversa sia concesso l’onore delle armi. Nella Seconda guerra mondiale, tale onore fu concesso – tra i più noti – il 17 maggio del 1941 dai britannici alle truppe italiane della ridotta dell’Amba Alagi comandate dal Duca di Aosta Amedeo di Savoia. L’onore delle armi, evidentemente, non è previsto dal codice militare delle “operazioni speciali”. Meglio le evacuazioni, la cura dei feriti, la loro guarigione, anche a rischio di ritrovarseli nuovamente di fronte se la guerra continua. Ma, è altrettanto vero che un’evacuazione nei termini concordati sottrae i due contendenti, l’aggressore Putin e l’aggredito Zelensky, a scene imbarazzanti: al primo dover rendere l’onore delle armi a conclamati nazisti, all’altro evitare l’ammissione a rete unificate di tutte le televisioni mondiali che i suoi “eroi” con le svastiche non sono proprio quello che si suol dire un corpo estraneo della società ucraina.


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