Guerra in Ucraina: fuori dalla propaganda la situazione vista da chi paga il conto
- Michele Corrado
- 30 apr
- Tempo di lettura: 3 min
di Michele Corrado

Da qualche settimana, o forse più, l'opinione pubblica pare essersi dimenticata di quello che sta accadendo in Ucraina ed è più concentrata sugli avvenimenti medio orientali, Iran, Libano, Gaza, Cisgiordania. Nulla di nuovo sotto il sole, anzi d'antico: cambiando scenario, si è portati a credere di poter esorcizzare un problema, di sempre più ardua soluzione, dedicandoci ad altro. Nel dettaglio, stiamo sostenendo un Paese in un conflitto contro una potenza nucleare e ci si illude che le guerre si vincono in funzione della bontà della scelta. Ora, dopo la ritrovata parola tra Putin e Trump, reduci da un'ora e mezzo di colloquio telefonico, come hanno informato le cronache ieri, mercoledì 29 aprile, pare che si possa aprire un nuovo spiraglio di tregua.
Come? Qui si arriva al rebus. L’Ucraina è sostenuta integralmente dai Paesi occidentali e sta combattendo un conflitto su nostro mandato; nel momento che l’appoggio cessasse si concluderebbe anche lo scontro. Infatti, noi che ripudiamo costituzionalmente la guerra stiamo guerreggiando da oltre quattro anni per mezzo degli ucraini e da quando questi hanno capito il nostro intendimento - cioè immediatamente o quasi - sono costantemente alla richiesta di denari e forniture militari. Queste nostre scelte hanno prodotto prima lo svuotamento di magazzini e depositi di materiali e mezzi militari per noi obsoleti e poi l’attivazione di un flusso di risorse sul quale non esercitiamo alcun controllo, è bene ricordarlo, se non altro per non stupirci quando da Kiev arriverà l'ennesima notizia di un'inchiesta per corruzione negli apparati statali.
Ora, però, abbiamo magazzini e depositi vuoti, anche di materiali e mezzi tecnologicamente avanzati che, peraltro, non abbiamo ancora acquistato per rimpiazzare le uscite, mentre scarseggiano i fondi per il sostegno al governo ucraino. Di conseguenza, presto ci ritroveremo deprivati di apparato militare in grado combattere almeno per alcune giornate, le casse vuote e i russi sempre più inesorabilmente presenti in Ucraina. Infatti, al di là della propaganda, le Forze ucraine non sono al collasso, soltanto per il fatto che, al pari di quelle russe, accettano a priori un salasso di perdite in combattimento. Ma, com'è noto, la Russia ha un bacino di risorse umane di molto superiore a quello ucraino, quindi è la matematica a spiegarci cinicamente che cosa potrà accadere in un futuro molto prossimo. Quando gli ucraini non avranno più risorse umane da destinare al conflitto o si stancheranno di morire, si realizzerà volente o nolente l'Operazione Militare Speciale decisa da Putin.
I russi, storicamente, sono insensibili al tema delle perdite, anzi a volte se ne fanno un vanto, ed il loro approccio a tali situazioni è molto diverso dal nostro. Consci di questa situazione, gli ucraini stanno sviluppando tecnologie per sostituire l’elemento umano nelle operazioni a contatto con droni e robot. Si dice che vorrebbero sostituire il trenta per cento dei combattenti con questi nuovi ritrovati tecnologici entro l’anno prossimo. Sta di fatto che, indipendentemente dal raggiungimento o meno di tale risultato, le risorse finanziarie ricadono nel campo occidentale.
Un problema nel problema. Dei novanta miliardi di euro di prestito accordato dalla UE. un dodicesimo è la quota parte italiana. È un mistero capire da quale voce di bilancio sarà ritagliata l'uscita, considerando che il Sistema Difesa nazionale è decisamente non allineato a quanto dovrebbe essere vista la situazione creata dal conflitto ucraino.
È possibile quindi, ma non auspicabile, che in un prossimo futuro non avremmo più una Ucraina nelle forme e nei contenuti di cinque anni fa e non saremo rimborsati di quanto dato finanziariamente. A meno di non voler andare a combattere e morire in Ucraina anche noi. In alternativa c'è la via diplomatica, sempre che ancora ci si ricordi come percorrerla.











































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