Alessandria: la grande lirica rivista da Riccardo Guasco
- Alberto Ballerino
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di Alberto Ballerino

Anche il celebre artista del manifesto Riccardo Guasco partecipa alle iniziativa del Progetto ‘Alessandria ritrova il suo teatro’. Il 12 giugno a Palazzo Borsalino si terrà un convegno in mattinata e una tavola rotonda al pomeriggio. Il giorno dopo, a Palazzo Cuttica di Cassine (via Parma 1), a partire dalle 10,30 Michele Ruggiero presenterà la nuova edizione aggiornata del libro ‘Nonsolonebbia. Teatro, cinema, vita culturale ad Alessandria’ di Alberto Ballerino e saranno inaugurate le mostre ‘Nonsolonebbia’ del circolo del cinema Adelio Ferrero e dell’editore Falsopiano e ‘La grande lirica’ di Riccardo Guasco. Entrambe le esposizioni rimarranno gratuitamente aperte al pubblico fino al 5 luglio (orario visite: sabato e domenica, ore 15 – 19).
Riccardo Guasco torna così ad esporre nella sua Alessandria con opere fino ad ora mai proposte in questa città. “Questi lavori rientrano – spiega – tra quelli realizzati nell’ambito di un progetto per il Teatro Comunale di Bologna che nel 2019-2020 volle scegliere un artista di illustrazione, lontano dal mondo teatrale, per la sua stagione. Così sono stato chiamato per la sua prima stagione e da lì è nato un sodalizio andato avanti nel tempo. Ormai sono cinque anni che continuo a lavorare per tutta la stagione del teatro lirico e della danza. Sono passate tantissime opere, ho avuto modo di studiare atmosfere, costumi, luci. Mi è piaciuto tantissimo perché la tradizione del cartellonismo nasce anche dalla lirica. È stato un grande onore potere ricalcare le orme dei grandi cartellonisti teatrali”.
Nella mostra di Alessandria è stata fatta una selezione. “Ho portato quelli che preferisco. Tra questi citerei per esempio il MacBeth perché ha geometrie e colori che mi piacciono molto e sono anche un riferimento velato a Toppi, un disegnatore che amo moltissimo: ricorda un po’ i suoi profili, le sue regine, i suoi personaggi. Direi che in qualche modo è un ringraziamento alla sua arte. ’L’Olandese volante’ mi è piaciuto per i toni, i colori, l’equilibrio, la leggerezza di questa donna che vola. Nel cuore mi rimane ‘Madame Butterfly’ perché è il primo che ho fatto: facendo riferimento a una storia andata in frantumi, c’è una figura che si rompe come fosse una vetrata. Dal ventaglio volano via pezzi di vetro che diventano farfalle o petali di ciliegio”.
L’artista ha avuto molta libertà in questi lavori. “Il Teatro Comunale è uno dei committenti che porto come esempio anomalo. Pensavo di trovare un cliente molto preciso e severo, invece mi hanno sempre dato estrema libertà. Mi viene data una traccia con una sinossi della storia e le atmosfere principali. Se c’è qualche particolare da mettere in evidenza, mi viene segnalato. Sono quindi molto libero. Quando uno entra nel teatro, non tutti i costumi e i personaggi sul palco sono quelli del manifesto, sono due binari paralleli che non si toccano mai. Non ho mai lavorato su foto di scena, tranne rarissimi casi nella danza. Questo mi ha dato modo di sperimentare tantissime soluzioni senza rimanere legato troppo a una scenografia o a una regia particolare”. Impegnarsi in questo ambito significa confrontarsi con i grandi artisti della Belle Époque. “ Mi sono guardato tutti i cartellonisti di quell’epoca. Soprattutto Puccini ha utilizzato moltissimo il cartellonismo, facendo realizzare tantissimi manifesti da foto di scena. Io non ho questo approccio, ma ho molto presente il cartellonismo italiano e francese dall’inizio del Novecento fino agli anni Sessanta: è una miniera di ispirazione”. In questo impegno, Guasco si è trovato di fronte alla necessità di confrontare il suo linguaggio, legato alle grandi avanguardie, con quello della tradizione. “Di solito quando mi approccio a un lavoro come questo che deve essere compreso da un pubblico abbastanza ampio ma rispettando delle linee guida quantomeno teatrali, cerco un alfabeto di forme che mi permettano di essere me stesso ma senza essere frainteso. Quindi evito cose estreme, sono lavori molto illustrativi come soggetti e c’è un filo di realismo in più del solito. Cerco poi con i colori di dare vivacità a una tavolozza che normalmente nel teatro non è così pop. Diciamo che provo a sposare linee tradizionali con colori un pochino più accesi e accostamento un po’ arditi”.
Il Progetto Alessandria ritrova il suo teatro è organizzato dall’associazione culturale La Porta di Vetro APS in collaborazione con la Città di Alessandria, l’Università del Piemonte Orientale (UPO), l’azienda speciale multiservizi Costruire Insieme e il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria. Sostegni significativi anche da Fondazione Matrice, ISRAL, Circolo del Cinema Adelio Ferrero, la Società di storia, arte e archeologia per le province di Alessandria e Asti, Club per l’Unesco di Alessandria, IRSAC e lo sponsor Beldent.







































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