TACCUINO MEDIORIENTALE. Un'altra notte di guerra (strana) tra Usa e Iran
- La Porta di Vetro
- 3 giorni fa
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Si allontana l'ipotesi di un accordo tra i due Paesi

Il presidente americano Donald Trump è sull'orlo di una crisi di nervi. Per il secondo giorno consecutivo ordina al Comando centrale delle forze armate americane di bombardare infrastrutture e obiettivi sensibili iraniani e minaccia di disgregare i nemici. L'accordo con Teheran si allontana così in misura direttamente proporzionale alla moltiplicazione dei suoi annunci predittivi carichi di ottimismo. La CNN lo ha sput...to, se usciamo dal politicamente corretto, con quel "38" che indica il numero degli annunci fatti a favore di microfoni e telecamere ricercati con bulimica insistenza. Ed anche gli Usa rischiano lo smarrimento, costretti a misurarsi alle pompe di benzina con l'ascesa dei prezzi al gallone e un'inflazione che morde le caviglie dei consumatori. La guerra si sta rivelando - come sempre - un grande affare per pochi e un peggioramento delle condizioni di vita per molti. Negli Stati Uniti come in Iran, dove il regime si ricompatta attorno a una leadership che privilegia l'esposizione mediatica dei laici, con l'evidente obiettivo di mettere al riparo in questo difficile frangente il figlio di Khamenei, la nuova Guida Suprema, su cui si cuce ora un'immagine propagandistica di grande umanità con le iniziative di perdono a carcerati e a dissidenti.
Sono assist regalati da una politica estera improvvisata della Casa Bianca, protesa all'uso cieco della forza militare e palesemente succube della strategia del governo israeliano di Netanyahu, l'unico che ha davvero qualcosa da guadagnare nella confusione generale di una bussola impazzita nel diritto internazionale. Il che rende persino banali i bollettini del Comando Centrale dell'esercito statunitense (CENTCOM) resi noti su X con il dettaglio dei bombardamenti che per quattro ore dalla mezzanotte che hanno colpito bersagli con "capacità di sorveglianza militare, sistemi di comunicazione e siti di difesa aerea in tutto l'Iran. Attacchi di autodifesa, in risposta all'aggressione ingiustificata e continua dell'Iran, hanno spiegato i vertici militari, forse a disagio però nel percepire una strategia che si fonda sugli umori altalenanti del Comandante in capo, più che su una pianificazione studiata e calibrata delle operazioni contro l'Iran. Inoltre, i vertici militari iraniani minacciano di sparare su qualunque in attraversamento lo Stretto di Hormuz, in gran parte chiuso da mesi, mentre CENTCOM nega il blocco del traffico navale, in linea con quanto dichiarato dal presidente Trump. È un ping-pong verbale ripreso il 28 febbraio con l'inizio delle ostilità, proseguito dall'8 aprile in uno stato di tregua (fragile e incerta) che oggi si rinnova tra battute ad effetto, come l'ultima di marca iraniana che ironizza su Trump e gli Usa, nel passaggio da Epic Fury - nome dell'operazione militare statunitense - a Fake Victory, chiaro riferimento alle esternazioni del presidente americano.











































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