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Via vai di truppe Usa in Europa: il nuovo e singolare... corso della Nato

di Michele Corrado  

 

Come già preannunciato il Comandante Supremo delle forze Nato, Gen. Alexus G. Grynkewich, ha confermato il rientro permanente negli Stati Uniti di una Brigata corazzata e di un Battaglione esplorante, per complessive cinquemila unità. Per contrasto, inaspettatamente, oggi il presidente americano Trump ha annunciato con un post su Truth Social che gli Usa invieranno in Polonia altri 5mila soldati. Una decisione che ha sorpreso più osservatori, se non fosse che Trump l'ha esplicitamente messa in relazione con il rapporto personale che lo lega al presidente conservatore polacco, Karol Nawrocki, da lui sostenuto pubblicamente. E in proposito, stamane il il segretario generale della Nato Mark Rutte, parlando dalla città svedese di Helsingborg, sede della riunione dei ministri degli Esteri dei paesi aderenti all'Alleanza Atlantica, pur dando un giudizio positivo sulle scelte di Trump, non ha mancato di evidenziare che "il percorso che stiamo seguendo punta a un'Europa più forte in una Nato più forte, assicurandoci che, col tempo e passo dopo passo, diventeremo meno dipendenti da un unico alleato, come siamo stati per così tanto tempo, ovvero gli Stati Uniti". In questo modo, ha aggiunto Washington avrà la possibilità e l'opportunità di concentrarsi maggiormente su altre priorità che sono anche nel nostro interesse".

Ora, andando oltre la ricerca di razionalità sull'ultima iniziativa della Casa Bianca, guardiamo al significato della riduzione di personale militare sotto l'egida della Nato.

La Brigata corazzata e il Battaglione esplorante che ritorneranno negli Usa fanno parte delle Forze Nato di “pronta risposta” ed erano dislocate in Polonia come parte essenziale del dispositivo di protezione del lato est dell’Alleanza. E nel quadro di uno spostamento di parte delle contribuzioni americane ai singoli Paesi questo è un primo passo di un processo della durata di anni che porterà l’Europa ad una maggiore partecipazione  nel mantenimento di una capacità di difesa che, oltre ad essere di deterrenza, possa anche avere una realtà di impiego.

Sia la Brigata corazzata che l’unità esplorante sono due tipologie di reparti altamente specializzati e particolarmente onerosi da mantenere in quanto fanno parte del “nocciolo duro” delle unità di manovra degli eserciti di campagna da impiegarsi nelle pianure dell’Europa centrale con il compito di ingaggiare e distruggere qualsiasi tipologia di forze avversarie penetranti oltre i confini dei Paesi Nato nell’area centro orientale. Equipaggiate con mezzi corazzati di ultima generazione ed in grado di condurre attività di combattimento ad alta intensità secondo le più aggiornate dottrine  sviluppate in tale settore rappresentano due fra gli assetti pregiati del U.S. Army.

A livello globale, visto che la Nato possiede una miriade di assetti specialistici di ogni genere non pesa particolarmente questa sottrazione di Forze, ma in un contesto di anni, durante i quali gli Stati Uniti concluderanno il loro parziale o totale disimpegno, gli europei dovranno sostituire quanto gli americani trasferiscono. Ed in questo ambito, l’Italia ad esempio, non possiede tali tipologie di assetti, o meglio si ha una linea carri (Ariete), non pienamente sviluppata nel tempo, ed il programma attale, di “ringiovanimento”, sarà terminato dopo il 2030, con una disponibilità di circa un centinaio di esemplari del tutto insufficienti per equipaggiare anche una sola Brigata corazzata.

Questo significa che l’essersi abituati a contare sempre e comunque sugli americani, che nulla regalavano visto che il Teatro degli scontri sarebbe stato in ogni caso l’Europa, ha portato ad un approccio subordinato e passivo da parte dei Paesi Nato europei, che ora si sta rivelando non adatto all’evolversi della situazione in atto.

Ciò non vuol dire che l’Alleanza sia a termine mandato, per la sua struttura e composizione è una “creatura” americana e senza gli Usa non potrebbe esistere; o meglio, potrebbe essere mantenuta sulla carta come Alleanza politica, ma con capacità militari ridottissime in confronto a quelle che può esprimere al momento. Non a caso, dinanzi agli "spazi" che si aprono, il Paese più popoloso e più forte economicamente, la Germania, si è autocandidata ad assumere la leadership della Nato. Lo ha fatto per voce del suo ministro degli Esteri Johann Wadephul nelle conversazioni che hanno preceduto la prima riunione dei ministri degli Esteri della Nato a Helsingborg. "Il nostro obiettivo è un nuovo accordo di condivisione degli oneri che corrisponda al potenziale economico e militare della Germania e dell’Europa", ha specificato il responsabile della diplomazia di Berlino. Anche qui, espressioni non casuali guardando alle difficoltà economiche che la Germani cerca di recuperare con il rilancio della produzione militare. Più esplicito di così.

Tuttavia, la sostituzione di assetti particolari, ma vitali, come ad esempio l’intelligence satellitare o l’ombrello nucleare tattico, allo stato attuale sono impossibili da sostituire e non solo da un punto di vista finanziario. Noi europei abbiamo sviluppato una mentalità di approccio alla soluzione dei problemi, semplici o complessi che siano, puntando esclusivamente sulle risorse economiche. Più queste vengono innalzate, più i problemi si risolvono.

In realtà, in alcuni ambiti, ci sono aspetti che non possono essere acquistati. Ed è questo il vero problema, soprattutto se implica un cambio di mentalità.

 

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