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Una email di nome Ursula a Giorgia

di Gian Paolo Masone


Stamane, di buon mattino, è comparso sulla mia email il nome di Ursula von der Leyen. Sarò sincero: mi sono allarmato. Che cosa vorrà mai, mi sono chiesto, la Presidente della Commissione europea da umile cittadino europeo che da alcuni mesi ha preso l'abitudine di scrivere su un sito per un numero di lettori di poco superiore a quelli che si attribuiva il grande Alessandro Manzoni?

D'istinto ho pensato a un singolare scherzo del destino, forse figlio (illegittimo) di una vocale scambiata da quegli incidenti di percorso in cui incorrono le potenti macchine mediatiche di altrettanto potenti istituzioni, che poi finiscono per rivelare al popolino cose strettamente riservate e in parte indesiderate. Ma non era questo il caso. Anzi. Più mi inoltravo nella lettura, più scoprivo analogie con il mio pensiero, che è di molti, per la verità, esattamente ciò che mi sarei ripromesso di scrivere alla nostra Presidente del Consiglio.

Insomma, ero diventato detentore di un segreto di Stato o quasi... perché è bastato un attimo, il tempo di essere riportato alla realtà dalla radio-sveglia... Era un sogno. Ma nella mente, quella email apocrifa di Ursula von der Leyen mi è rimasta stampata per parola per parola... Proviamo a leggerla insieme.


Cara Giorgia,

mi vedo costretta a scriverti all'indomani della dichiarazione della presidente della Bce, Christine Lagarde, ospite di Fabio Fazio a Che tempo che fa, dichiarazione con cui è stata ribadita la linea di rigore che non offre spazi di manovra al tuo governo. In precedenza avevo letto con grande attenzione la lettera con la quale chiedi di estendere la deroga al Patto di Stabilità e Crescita — sulla falsariga di quanto previsto per il progetto SAFE legato alla difesa — anche alle spese energetiche derivanti dalla complessa crisi nello Stretto di Hormuz che al di là dell'ottimismo del presidente Trump non è ancora del tutto visibile all'orizzonte.

Pur nella piena consapevolezza della gravità della crisi geopolitica che si sta abbattendo sugli Stati membri dell’Unione e dei rigidi margini di manovra che l’elevato debito pubblico italiano ti impone, desidero richiamare la tua attenzione su alcuni punti fondamentali e prioritari per una sana valutazione politico-economica.

Sostenibilità del debito e reazione dei mercati

Indipendentemente dalla concessione di una flessibilità normativa, il maggior debito accumulato dovrà comunque essere piazzato sui mercati finanziari. Negli ultimi anni, la quota di debito pubblico italiano in mano a investitori esteri è significativamente aumentata, e in un contesto di inflazione strutturale, le aspettative sui rendimenti restano elevate.

Al proposito, faccio notare che il costo medio all'emissione dei titoli di Stato italiani ha superato il 3,5% - 4% negli ultimi cicli di asta, gravando sulla spesa per interessi che si stimano ormai stabilmente sopra il 4% del PIL (Fonte: Ministero dell'Economia e delle Finanze / Banca d'Italia).

Revisione della spesa corrente (Spending Review)

Come dimostrato dai virtuosi percorsi di consolidamento fiscale portati avanti da Paesi un tempo sotto pressione come la Grecia, la Spagna e il Portogallo, è possibile reperire risorse interne prima ancora di ricorrere a nuovo indebitamento. Una rigorosa e attenta rivalutazione della spesa corrente è essenziale. In quest’ottica, appare difficilmente giustificabile il costante incremento dei costi di funzionamento delle numerose Autorità indipendenti o il mantenimento in vita di enti prevalentemente consultivi privi di un reale impatto macroeconomico, come il CNEL.

La Spagna e il Portogallo hanno ridotto il loro rapporto deficit/PIL rispettivamente sotto la soglia del 3% nel corso degli ultimi anni, affidandosi a riforme strutturali e all'efficientamento della spesa pubblica (Fonte: Eurostat). Il solo CNEL comporta una spesa di funzionamento annua di circa 7-8 milioni di euro a fronte di una produttività legislativa quasi nulla (Fonte: Relazioni al Bilancio della Corte dei Conti).

Riforme strutturali e concorrenza

Sempre sul versante delle entrate e dell'efficienza economica, il sistema Paese trarrebbe enorme giovamento da interventi non più rimandabili: la revisione dei valori catastali (fermi a parametri obsoleti), l’incremento della concorrenza nei settori bancario, assicurativo e dei servizi regolamentati, nonché il riordino organico delle concessioni demaniali marittime (spiagge) e dei servizi di mobilità urbana (taxi).

Le concessioni balneari fruttano allo Stato italiano circa 100 milioni di euro l'anno di canoni, a fronte di un giro d'affari stimato in diversi miliardi, causando una perdita molto significativa per le casse pubbliche (Fonte: Corte dei Conti / Rapporto di Monitoraggio sulle Concessioni).

Capacità di spesa e impatto del PNRR

D'altra parte, nel momento in cui chiedi una maggiore capacità di spesa, non posso non notare che l’azione del tuo Governo ha finora posto in essere una allocazione delle risorse estremamente frammentata. Mi riferisco in particolare all’attuazione del PNRR: i ritardi accumulati e la scelta dei settori d’investimento rischiano di generare un impatto sul PIL potenziale molto inferiore rispetto alle stime iniziali.

Le relazioni della Commissione Europea evidenziano che l'efficacia moltiplicatrice degli investimenti pubblici in Italia è storicamente frenata da colli di bottiglia burocratici, riducendo l'impatto stimato sulla crescita a lungo termine rispetto ai target originari del piano (Fonte: European Commission Country Report Italy).

Politiche fiscali e sussidi energetici

Entrando nello specifico delle misure di mitigazione dei costi energetici, non posso non notare come i passati provvedimenti siano stati spesso diretti alla generalità dei cittadini (sotto forma di bonus a pioggia), senza una reale selettività basata sulle fasce di reddito (ISEE). Ciò ha avvantaggiato anche i ceti più abbienti. Questo modus operandi riflette la storica difficoltà nel mappare l'effettiva capacità contributiva dei cittadini, un settore in cui il tuo esecutivo deve intervenire con assoluta urgenza tramite il contrasto all'evasione.

Il "tax gap" (l'evasione fiscale complessiva) in Italia continua ad attestarsi su una media di circa 80-90 miliardi di euro all'anno, limitando fortemente la capacità dello Stato di attuare politiche sociali mirate ed eque (Fonte: Relazione sull'economia sommersa e sull'evasione fiscale, MEF).

Produttività e transizione energetica

Il miglioramento dei parametri economico-finanziari passa inevitabilmente attraverso la crescita della Produttività Totale dei Fattori (PTF). Tuttavia, le stesse previsioni macroeconomiche del tuo Governo per l'anno in corso indicano per questo indicatore un apporto nullo o addirittura negativo.

Gli stessi documenti programmatici del tuo governo indicano un contributo della Produttività Totale dei Fattori pari al -0,1%, per il corrente anno, segno di un'economia che non riesce a fare efficienza (Fonte:MEF).

A ciò si aggiunge la lentezza burocratica nell'autorizzazione degli impianti di energia rinnovabile, i cui tempi di approvazione in Italia rimangono quasi doppi rispetto alla media europea. Parallelamente, sarebbe opportuno incentivare politiche strutturali di riduzione dei consumi energetici, inclusa una razionalizzazione della mobilità e la promozione di misure per l'efficienza dei trasporti.

In Italia i tempi medi per l'autorizzazione di un impianto eolico o fotovoltaico industriale superano spesso i 5 anni, contro i 2 anni massimi previsti dalle direttive europee RED II e III (Fonte: Rapporto annuale sulla transizione energetica / Ember).

Tutto ciò premesso, ho il dovere istituzionale di comunicarti che la tua richiesta di estensione della deroga al Patto di Stabilità avrebbe senz'altro maggiori possibilità di essere accolta in sede comunitaria se fosse formalmente accompagnata dall'adozione — o quantomeno da un cronoprogramma vincolante — di una parte significativa dei provvedimenti strutturali sopra richiamati.

Resto a tua disposizione per un confronto costruttivo a Bruxelles.

Distinti saluti,


Ursula von der Leyen

Presidente della Commissione Europea

 

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