Non dimentichiamo: 32 anni fa a Mogadiscio l'assassinio di Ilaria Alpi e Miron Hravatin
- La Porta di Vetro
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Il 20 marzo del 1994, Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, inviati della Rai in Somalia, venivano uccisi a Mogadiscio in agguato, nell'ultimo giorno di permanenza dell'esercito italiano nella ex colonia, amministrata dal 1950 al 1960, una terra oltraggiata dai cosiddetti "Signori della guerra".
Ilaria, nata a Roma, e Miran, nato a Trieste, erano due giornalisti colti e preparati. Un valore aggiunto per la Rai e per gli italiani. Avevano rispettivamente 32 e 45 anni. Da trentadue anni si aspetta giustizia per le loro morti. I genitori di Ilaria, Giorgio Alpi (1924-2010) e Luciana Riccardi Alpi (1933-2018) hanno atteso invano che per la loro figlia non vi fosse quell'epilogo non scritto, cioè il nulla, che contrassegna i misteri italiani. La stessa cosa vale per i famigliari di Miran Hrovatin, all'epoca sposato con un figlio di sette anni.
All'indomani della loro morte, sulla prima pagina de l'Unità, Sandro Curzi, che era stato fino a qualche mese prima direttore del TG3, testata per la quale i due giornalisti lavoravano, scrisse parole toccanti e piene di sentimento, e non esitò a manifestare apertamente la sua commozione: "Ho appreso la notizia del terribile assassinio di Ilaria e Miran Hrovatin dalla radio, mentre correvo in macchina per una Sardegna piena di colori, in una stupenda giornata di questa primavera giunta in anticipo, Ho pianto guardando quel mare, quel mare che Ilaria tanto amava e che non avrebbe mai più visto. [...] Ilaria Alpi era entrata in Rai soltanto con le sue forze, dopo aver superato brillantemente una difficile selezione per praticanti. Subito si era posta l'obiettivo di essere assegnata al Tg3, un telegiornale «povero ma fiero», come mi disse durante il nostro primo colloquio, parlando sottovoce e arrossendo per quella sua richiesta che le pareva così ardita. E quando dopo non poche fatiche riuscì a farsi assegnare dalla Direzione generale della Rai al suo Tg3. mi volle subito rassicurare: «Direttore - mi disse - sono disponibile e felice per qualsiasi lavoro tu vorrai assegnarmi, ho voglia di imparare presto, ho voglia di essere utile subito».[1]
Utile è un aggettivo e un sostantivo che Ilaria e Miran sono riusciti a declinare in una forma altruistica fino all'estremo sacrificio. Non possiamo dire altrettanto, fino ad oggi, con le sue includenti inchieste del suo Paese, che è anche il nostro.
Note
[1] Sandro Curzi, Testimoni ed eroi, l'Unità, 21 marzo 1993













































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