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Oggi la Costituzione italiana compie 78 anni

Aggiornamento: 2 gen

Estremamente ben portati, nonostante i ripetuti agguati...


@Quirinale.it da Wikipedia
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Il 1° gennaio del 1948, un giovedì, esattamente come oggi, entrava in vigore la nuova Costituzione italiana che sostituiva lo Statuto Albertino e con essa l'onorevole Enrico De Nicola, un uomo di dichiarata fede monarchica, diventava il primo Presidente della Repubblica e si insediava nel prestigioso palazzo del Quirinale.

L'Italia entrava in un'altra era e lo Stato, a due anni e otto mesi dalla fine della guerra, il 25 aprile 1945, perdeva un suo primo "carattere di provvisorietà", in attesa delle elezioni che si sarebbero tenute il 18 aprile dello stesso anno per la formazione del nuovo Parlamento.

Per una singolare coincidenza, a poco più di duemila chilometri di distanza in linea d'aria, quanto separa Roma da Alessandria d'Egitto, si consumava con la morte di Vittorio Emanuele III - scomparso il 28 dicembre 1947 e sepolto nella Chiesa di Santa Caterina tre giorni dopo - la fase discendente della dinastia che aveva unito l'Italia e vi aveva regnato tra luci ed ombre, soprattutto queste ultime nel Novecento.

Il valore della Costituzione repubblicana non fu immediatamente percepito nel Paese. In un contesto di estrema difficoltà quotidiano per i continui aumenti dei costi dei servizi di prima necessità (acqua, energia, gas) e dal ritorno dell'inflazione, dopo il periodo di deflazione seguito dalla politica del ministro Epicarmo Corbino, la Costituzione repubblicana non fu protagonista di rilievo della rinascita e della ricostruzione, né fu vissuta come una grande conquista dalle classi popolari e, in parte, neppure da quella media, prese dai problemi economici.

Al quadro caratterizzato da miseria, disoccupazione, distruzioni del territorio provocate dalla Seconda guerra mondiale, si aggiunsero la divisione interna per lo scontro tra Est (l'Urss di Stalin) e Ovest (il mondo libero diretto dagli Usa) e i timori per i conati di neofascismo. Di qui, l'attenzione dell'opinione pubblica fu sempre più catturata dal piano Marshall, cioè dagli aiuti americani, il cui accordo fu siglato il 3 gennaio 1948, che prevedevano la concessione di una somma pari a 196 milioni di dollari.

La competizione elettorale, inevitabilmente condizionata proprio dal piano Marshall e da ambienti clericali in funzione anticomunista, che avrebbe visto la vittoria della Democrazia Cristiana e l'arretramento del Fronte popolare di sinistra (Pci e Psi), relegò momentaneamente in un angolo la Costituzione, che riprese presto la sua centralità e la sua forza di custode della democrazia e delle libertà negli anni Cinquanta, soprattutto sui luoghi di lavoro, attraversati da uno scontro duro, senza esclusioni di colpi, tra maestranze e datori di lavoro.

Da quel decennio, la Costituzione entrò a pieno titolo nel lessico del sociale, della politica, in Parlamento, nella scuola, nelle fabbriche, anche per eliminare qualunque forma di provvisorietà allo Stato - si pensi alla costituzione delle Regioni, all'uso dell'istituto referendario, che pur ancora sussisteva per l'atavica pigrizia delle nostre classi dirigenti.


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