OSSERVANDO I NOSTRI TEMPI
- Domenico Cravero
- 17 giu
- Tempo di lettura: 3 min
Non è l'amore che vizia il bambino, ma l'ansietà di chi lo vuol far dipendere da sé
di Domenico Cravero

La fiducia e l'autostima costituiscono le radici della vita affettiva e nascono in famiglia da un saggio ed equilibrato intreccio di spazio paterno e materno. In questo spazio entrano sia il femminile sia il maschile; la loro differenza tuttavia non è secondaria. L'emergenza educativa sembra oggi riguardare il percorso della costruzione dell’identità e dell'autonomia personale. In particolare la dimensione emotivo-affettiva, se non è integrata nella struttura della personalità, può influenzare negativamente lo sviluppo dell'autostima e della capacità del rapporto con gli altri.
Sono due i fattori che oggi vengono posti alla base della sicurezza affettiva, come condizioni essenziali per una sana attitudine emotiva: la stima di Sé e la fiducia nell'Altro. Entrambi nascono e si alimentano nel clima affettivo dei mondi vitali familiari e amicali, soprattutto a partire dai primi anni di vita. Compito dei genitori è soddisfare i bisogni essenziali del bambino: sia quelli legati all'alimentazione, all'affetto e alla cura cioè alle componenti narcisistiche necessarie allo sviluppo dell'Io (stima di sé), sia quelli che lo fanno sentire desiderato e amato (legami di attaccamento sicuro). Incrociando Stima di sé e fiducia nell’Altro, nelle loro valenze positive (quando è sana) e negativa (quando è in difetto), si possono individuare quattro diversi atteggiamenti generali che il bambino impara nei confronti di se stesso e degli altri.
L'area della sicurezza affettiva, della “base sicura”, come è stata significativamente anche indicata, è caratterizzata da un positivo intreccio della stima di Sé e della fiducia nell’Altro. Essa costituisce la meta ideale e il porto sicuro del percorso della maturità affettiva. Nell'area della dipendenza, alla scarsa considerazione di sé e delle proprie capacità e alla incerta percezione della propria identità, (stima di sé negativa), corrisponde la tendenza all’attaccamento nevrotico: richiesta ossessiva di considerazione e di affetto, minaccia e timore di essere abbandonati, bisogno continuo di gratificazione e rassicurazione, incapacità nel gestire la separazione e il distacco.
Nell'area del narcisismo si instaurano i tipici meccanismi di chi investe esclusivamente sul proprio Sé (egocentrismo), svalutando l'Altro e rendendosi incapace di relazioni autentiche (scarsa fiducia nell'Altro).
L’area della relazione bloccata, dove le due dimensioni sono mancanti, sembra caratterizzare più tipicamente le modalità delle relazioni affettive gravemente compromesse (come avviene in certe situazioni di tossicomania o di disturbo della personalità).
L'immaturità affettiva ed emotiva può esprimersi quindi in due versioni: l'attaccamento nevrotico e l'egocentrismo. Il primo nasce e si instaura come reazione di difesa di fronte ad una minaccia, quando la persona cara e fondamentale della vita è poco disponibile, assente o inadeguata. Il bambino si sente trascurato, la stima di sé si sbriciola nel dubbio: "Se non hanno tempo per me, se non si curano del mio bisogno, è perché io non valgo".
I genitori di oggi, pur dando grande importanza al coinvolgimento e alla comunicazione affettiva verso i figli, soffrono spesso per il poco tempo che hanno a disposizione, sovente appaiono stanchi e indisponibili, per lo stress che accumulano nel lavoro e nella vita sociale, soffrono a volte essi stessi per il travaglio della loro vita affettiva e possono apparire agli occhi dei figli come assenti, distratti e lontani, creando in loro ansia e turbamento. I bambini, inoltre, vengono lasciati spesso soli in casa, non dispongono in molte situazioni di esperienze sociali vive e significative, e si vedono condizionati dagli stili di vita degli adulti che impongono loro un'organizzazione del tempo che spesso trascura i loro bisogni psicologici più elementari.
L'egocentrismo diventa struttura di personalità nel bambino viziato, che non è stato aiutato a gestire la frustrazione dei no e non conoscendo che l'impulso dei suoi bisogni piega ogni persona alle sue esigenze. Riuscendo sempre ad imporsi, soprattutto con le persone a lui significative, il sentimento dell'Io aumenta a dismisura e, con uguale intensità, diminuisce la considerazione (il sano senso del "timore") e il rispetto dell'Altro.
I bambini imparano presto a confidare nel fatto che i genitori per loro sono disposti a qualunque cosa, li vedono incerti e contraddittori quando devono pronunciare dei no e devono delineare dei confini. Non ricevendo sempre spiegazioni comprensibili o testimonianze coerenti nei comportamenti che vedono o che vengono loro imposti, non riescono a fare proprio il senso delle regole, il valore del divieto. Rischiano di crescere aspettandosi che tutto il mondo funzioni come a casa loro: che parenti, maestri, allenatori, conoscenti o estranei, siano sempre solo disposti ai sì, debitori esclusivamente di attenzioni e approvazioni, incapaci di ogni divieto.
Non è mai l'amore che vizia il bambino ma l'ansietà di chi vuol far dipendere il bambino da sé. Non si può neppure chiamare “amore” la dipendenza e l'attaccamento che costringono alla ricerca continua di un porto sicuro. È amore ciò che danno padre e madre insieme. Attaccamento ed egocentrismo sono però tappe obbligate dell'età evolutiva e non possono essere evitate. Sono dannose solo quando perdurano e non trovano soluzioni nel tempo.











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