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Memorandum Usa-Iran: le cose non dette e non scritte, ma pensate...

di Michele Corrado


 

È stato reso noto il contenuto dell’Accordo siglato da Stati Uniti ed Iran, che dovrà poi essere ulteriormente perfezionato nel dettaglio, e consentire di superare lo stato di crisi medio orientale con il ritorno a situazioni di “incerta” normalità. Entrambi i Paesi hanno espresso soddisfazione per il raggiungimento dei propri obiettivi. La propaganda imperversa e tutto pare procedere per il meglio. A ben vedere, alcuni aspetti non sono stati trattati o volutamente non definiti.

Nel testo, in 14 punti, non viene menzionato Israele che appare come semplice alleato americano e non meritevole di particolare attenzione; si dice soltanto che dovranno cessare le operazioni in Libano.

Per quanto riguarda l’Iran, il programma nucleare militare verrà dismesso e la libera circolazione del naviglio attraverso lo stretto di Hormuz sarà immediatamente ripristinato.

Vi sono poi altri due punti fondamentali, il rispetto dei confini territoriali dei due Paesi (come se l’Iran potesse condurre azioni offensive sul suolo americano, a meno che non si sottenda azioni terroristiche) e l’impegno a sostenere le finanze dell’Iran con un investimento di 300 miliardi di dollari (ma non si specifica bene chi lo farà). Verrebbe da capire che i contributori sarebbero i Paesi del Golfo (difficile accettare l’idea che possano essere Israele e Stati Uniti), con un intrinseco effetto di garanzia di sicurezza di questi nei confronti della minaccia dei vettori missilistici iraniani che verrebbero vincolati dalle risorse a loro favore impegnate.

Per quanto attiene al Libano, Israele non ha completato il “disegno operativo” iniziale (distruzione fisica delle milizie ostili e creazione di una zona di sicurezza oltre la frontiera con il Libano), ma ha comunque ottenuto, sul terreno, risultati mai precedentemente raggiunti.

Per gli “attori” esterni, in primis gli europei in particolare, il memorandum costituisce la fine di un incubo, in particolare economico, che distoglieva l’attenzione dal conflitto ucraino che rimane un vero problema per la stabilità del continente europeo.

La mancata rilevanza delle cancellerie europee e della UE nel corso delle operazioni aeree che hanno coinvolto l’Iran non fa che certificare l’inadeguatezza delle strutture politiche europee nella gestione di qualsiasi tipo di crisi internazionale.

Per quanto attiene all’impiego delle Forze, in questo caso aeree e missilistiche, può dirsi confermata la Dottrina delle operazioni aeree che definisce insufficienti tali azioni se non sono accompagnate da coordinate attività terrestri sul territorio avversario. Non volendo gli Stati Uniti impegnarsi in tale contesto è impossibile ottenere di più con la distruzione di soli obiettivi militari,

La reazione iraniana ha consolidato la visione d’insieme di un Paese che può soltanto provocare nazioni sovrane confinanti con l’impiego di missili dalla incerta precisione e mantenere il controllo del Paese finché dispone di apparati di polizia e milizie paramilitari ad elevata capacità repressiva.

Per Israele, che rimane la vera anomalia nella regione, si è trattato di uno dei molti conflitti in linea con la sua storia e dimostrato le sue incredibili capacità militari considerando le sue dimensioni fisiche.

Si vedrà nell’immediato futuro l’effetto miracoloso che gli investimenti massicci in denaro possono produrre anche in contesti dove l’oppressione religiosa sembra essere ancora la leva fondamentale per il mantenimento del potere.

 

 


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