A Torre Pellice un "pre-Sinodo" sulle note dell'organo restaurato
- Piera Egidi Bouchard
- 15 giu
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 15 giu
Presentato anche l'ultimo libro di Gustavo Zagrebelsky
di Piera Egidi Bouchard

Una grande giornata, quella di venerdì scorso, 12 giugno, a Torre Pellice, con la presenza di ospiti dalle chiese estere e le riunioni dei deputati, pastori e laici del II Distretto. È quasi un pre-Sinodo che dura un week-end, perché, se il I Distretto ha già compiuto la settimana scorsa i suoi lavori – comprendendo le comunità delle Valli valdesi -, il II è amplissimo, in quanto riguarda tutte le regioni del Nord. Il III a sua volta raduna i/le rappresentanti delle chiese del Centro, e il IV il Sud e le Isole. È tutta l’Italia di questa antica chiesa che si interroga e si confronta ogni anno, nei suoi deputati dalle varie comunità, sul lavoro fatto e da fare, sui problemi e le proposte da portare poi al Sinodo di fine agosto, nella concezione di una capillarità della democrazia che non si discosta dal presente.
E l’importanza di questo lavoro è stata sottolineata da due eventi: per prima cosa la presentazione, il pomeriggio nell’aula sinodale gremita del libro “ Memoria di casa” di Gustavo Zagrebelsky, in cui l’autore è stato introdotto, alla presenza della sindaca Maurizia Allisio, dalla storica Bruna Peyrot, presidente della Fondazione Centro culturale valdese, che ha parlato di un tema caro ai suoi studi: la memoria e i luoghi delle Valli, come il paese di San Germano Chisone, per Zagrebelsky e per i suoi avi materni valdesi luogo natale, di cui nel libro ripercorre le radici.
Il costituzionalista ha quindi risposto, con il consueto modo dolcemente ironico, alle domande poste dal cugino Michele Vellano – intrecci parentali valdesi! -, a sua volta giurista, esperto di Diritto internazionale e dell’Unione europea (e quanto la storia valdese è intrecciata alla storia europea!- ha fatto notare Zagrebelsky), e a quelle di William Jourdan, pastore a Genova e membro della Tavola. Un’accoglienza, nella sua semplicità, con il massimo degli onori per chi ha illustrato l’Italia come presidente della Corte Costituzionale (e ha qui parlato della Costituzione, in particolare dell’art.3, in rapporto con gli articoli 7 e 8, che pongono i temi dell’uguaglianza religiosa: la direzione, sembra voler dire nei suoi modi sfumati, è proprio segnata dall’itinerario dell’Intesa, art.8 ).

Zagrebelsky ha voluto anche presenziare la sera al concerto “Il suono ritrovato” per l’inaugurazione al Tempio dell’organo restaurato, la cui storia è stata illustrata dal pastore di Torre, Michel Charbonnier: costruito nel 1920 da Luigi Berutti, è stato ingrandito nel 1976 dalla ditta Pedrini di Verona, ed ora, dopo 50 anni è stato compiutamente riqualificato dalla ditta dell’organaro Daniele Michelotto di Padova.
Abbiamo così potuto ascoltare il suono potente e armonioso in uno splendido concerto delle musiche di Dietrich Buxtehude, precursore e ispiratore di Bach, che è uno dei cavalli di battaglia del maestro Walter Gatti, organista titolare del Tempio di Torre – la città che per la sua storia è chiamata la piccola Ginevra - che tra le tante cose, come l’insegnamento presso l’ Istituto “Arcangelo Corelli” di Pinerolo, è stato anche insignito della nomina di “Titulaire honoraire” dell’organo della Collègiale di Briançon - collaborando con questa città con un “progetto transfrontaliero di orchestra”.
Straordinaria soprattutto l’esecuzione del “Preludio, fuga e ciaccona in do maggiore “, che io gli ho visto suonare al Tempio di Torino, dove il nuovo organo, costruito da organari specialisti di Bach è posto di lato al pulpito, e quindi si possono vedere i pedali, suonati coi piedi in contemporanea alle mani, una stupefacente abilità.
Molto coinvolgente, in tutt’altro registro melodico, la “Deutsche Messe “ di Franz Schubert, in cui Gatti ha accompagnato la corale valdese di Torre, diretta da Daniele Griot e composta dalle voci di membri della comunità, in nove momenti cantati secondo il testo originale tedesco e illustrati da dipinti proiettati, di cui particolarmente emozionante è stato il “Sanctus”, espresso con la potenza di una lode piena.











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