Futura di Dalla e Futuro di Vannacci: l'autogol di chi vede il mondo al contrario
Aggiornamento: 18 giu
a cura del Baccelliere

Proviamo per un momento ad immaginare che cosa sarebbe successo se, durante uno dei suoi primi meeting alla Leopolda, l’allora enfant prodige del PD Matteo Renzi, avesse scelto come colonna sonora Giovinezza. Tutti avrebbero considerato la mossa un autogol. Eppure il progetto renziano vedeva il ringiovanimento come il cardine della proposta politica. Si parlava di rottamazione. Ma anche alle assonanze linguistiche c’è un limite. E soprattutto crediamo che una cosa del genere non sarebbe mai venuta in mente al giovin Matteo, che qualche anno più tardi la zappa sui piedi se la sarebbe data ma per eccesso di tracotanza (la hybris che già i greci individuavano come il pericolo degli ambiziosi) e non per dabbenaggine.
La cosa torna alla mente ora perché il Vannacci (detto così sembra un testo o un vocabolario) ha ritenuto di impiegare come colonna sonora del raduno nazionale del suo movimento, Futuro Nazionale, la canzone di Lucio Dalla Futura. Stiamo parlando di una canzone del 1979, che racconta di due ragazzi innamorati, divisi dal muro, all’epoca era la metafora materiale di ogni paura e ogni divisione. I due fantasticano sul loro futuro, sulla figlia che avranno, che chiameranno Futura. La canzone, con il linguaggio delle canzoni contiene un messaggio di pace, speranza e solidarietà. Parla di futuro. Un futuro che oggi diremmo interstatuale, perché no, internazionale. Quanto di più lontano dai discorsi del generale.
Il futuro di Dalla è l’incontro. Per Vannacci il futuro è difesa e rafforzamento di una supposta identità collettiva. Un paradosso metterli insieme. Un autogol. Per questo, più che da indignarci, viene da sorridere, come se la società della comunicazione, che ha affiancato e sopravanzato quella dei consumi, fornisse affilati strumenti ai suoi esponenti poco attenti per l’auto sabotaggio. Questo non significa che si debba aver paura. Ma piuttosto, come diceva lo stesso Dalla, stare un poco attenti. Magari aspettando un miracolo.[1]
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