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La serata in onore di monsignor Bettazzi


Guarda le foto. Nel giorno del suo onomastico, mercoledì 21 giugno, Chivasso, di cui è cittadino onorario dall'aprile del 2022, ha voluto tributare un lungo applauso di augurio a monsignor Luigi Bettazzi, vescovo emerito di Ivrea, capo spirituale della comunità eporediese dal 1966 al 1999. Nella serata, nel teatro dell'oratorio "Beato Angelo Carletti", un centinaio di persone ha ripercorso la lunga vita del presule, che si appresta a raggiungere il traguardo dei 100 anni il prossimo 26 novembre, attraverso le pagine del libro per i tipi di "Araba fenice" Ricordi vita e pensiero in Luigi Bettazzi, firmato da Luca Rolandi e Michele Ruggiero, che al termine della presentazione hanno risposto ad alcune domande del pubblico.

Un secolo di vita intenso che monsignor Bettazzi ha interpretato senza mai risparmiarsi, caratterizzandolo con autenticità e semplicità, carisma e posizioni controcorrente non sempre in linea con le gerarchie ecclesiastiche. Un'attenzione rivolta e sempre attenta al mondo del lavoro - celebri i suoi interventi nelle vertenze sindacali Fiat di Chivasso e Olivetti a favore di soluzioni non traumatiche per l'occupazione - e al dialogo per la pace e interreligioso, alle soluzioni dei conflitti, alla difesa degli ultimi - incessante il suo magistero da presidente di Pax Christi - che lo ha reso un punto di riferimento per più generazioni di cristiani e non cristiani.

La serata, introdotta dall'organizzatore dell'incontro don Davide Smiderle, parroco del Duomo Collegiata a Santa Maria Assunta, insieme con Giuseppe Busso, presidente Unitre Chivasso, e Vinicio Milani, nome storico delle Acli chivassesi e dell'Anpi locale, alla quale ha partecipato il vice sindaco di Chivasso Pasquale Centin in rappresentanza della giunta comunale, ha avuto come prologo un filmato realizzato da Roberto Veglio (autore delle foto pubblicate).

Le immagini hanno miscelato in dissolvenza l'ultimo incontro del 24 marzo scorso proprio a Chivasso con monsignor Bettazzi sul tema della pace, nel giorno dell'anniversario dell'uccisione dell'arcivescovo Oscar Romero e a un anno e un mese dall'invasione dell'Ucraina [1], l'eremo di Albiano (Ivrea) in cui oggi vive. Fuori campo, le voci di Luca Rolandi, Michele Ruggiero e del prof. Mario Marino hanno raccontato il dialogo a distanza con monsignor Bettazzi, che ha risposto ad alcune domande via email, di cui presentiamo il testo.




Un pomeriggio ad Albiano, l’eremo di un grande uomo di fede che corre verso il traguardo dei cento anni. Un’età che monsignor Luigi Bettazzi, vescovo emerito di Ivrea, si è guadagnata, se non conquistata, potremmo persino azzardare, vivendo con intensità ogni giorno della sua esistenza pastorale condivisa con i suoi fedeli, i suoi parroci, gli umili e gli ultimi, insieme con una ricerca istintiva e ragionata a un tempo della Pace nel mondo, del senso profondo della convivenza civile sostenuta dalla parola del Vangelo, dall’esempio di Cristo.

Monsignor Bettazzi non si è mai sottratto ai suoi doveri, primo di ogni altro il coraggio delle proprie idee, sempre nel rispetto della Chiesa cattolica che l’accolse negli anni Quaranta del Novecento e sempre attento a non provocare il caos dialettico, ma a facilitare il dialogo da prospettive o angolazioni diverse. Il suo fondamento è una pluralità di visioni del mondo, conditio sine qua per abbracciare il prossimo e rifiutare posizioni preconcette o peggio ostili.


Avrebbe voluto accogliere la nostra richiesta di un’intervista dal vivo, ma una giornata non particolarmente felice per le sue condizioni di salute, lo ha costretto a virare su un dialogo scritto di cui ripartiamo integralmente le sue riflessioni.


Ai pensieri sulla sua vita prossima ai cento anni, quei pensieri che sono anche il punto di partenza del libro che presentiamo, è dedicata la prima domanda. La sua risposta è un toccante e semplice ringraziamento a Dio e a quanti gli vogliono e gli hanno voluto bene.


Un grazie per la famiglia, per i Seminari, per le situazioni in cui mi son trovato, quelle favorevoli, ma anche le contrarie, che mi hanno obbligato a riflettere e, a trovare risposte adatte. Penso alle tante vicende, nei tempi di guerra e in quelli dipace, e all'impegno per la pace, che è sempre stato la finalità del mio operare. E penso a quanti ho potuto aiutare, a vivere e a sperare, ne ringrazio il Signore. Penso in particolare al Concilio Vaticano II, che ha aperto spazi universali alle nostre visuali, in modo particolare la capacità di dialogo tra culture e realtà diverse durante le sessioni a cui ho partecipato in cui i vescovi si confrontavano liberamente sui vari temi e si viveva la collegialità a più livelli.

L'essere stato nominato Presidente nazionale e internazionale di Pax Christi, mi ha portato ad aprirmi ad una visuale globale della pace, come vera finalità dell'essere e dell'agire umano. Affrontando le varie sfide sul disarmo, sui diritti umani, partecipando a varie missioni in America Centrale, a Bagdad durante il primo conflitto del Golfo, ed anche a vari incontri per il dialogo con la Chiesa Ortodossa russa durante la "Guerra fredda" tra Est ed Ovest.


Gli si chiede poi come immagina la Chiesa del futuro e verso quale testimonianza del Vangelo essa potrà procedere. E lui:


Penso ad una Chiesa sempre meno chiusa su di sé, ma aperta al cammino dell'umanità, impegnata a suggerire i temi per una vita serena e operosa. La luce del Vangelo l'orienti a riscoprire sempre nuovi cammini per una pienezza di umanità e per una solidarietà sempre più effettiva e costruttiva.

L’ultimo interrogativo non può che indirizzarci sul tema della Pace, non solo come orizzonte, ma come impegno quotidiano, impegno che è stato tra le priorità della sua vita come costruttore di pace. Risponde:

E' necessario vivere la pace nella propria vita personale e nell'impegno quotidiano, nell'attenzione alle modalità per costruirla anche in tempi e fra mentalità violente: la violenza non si vince con una violenza più forte, ma con la nonviolenza, con il dialogo tra le parti e ricorrendo all'interposizione tra i belligeranti che obblighino alla tregua ed alla ricerca della pace.



Note


[1] https://www.laportadivetro.com/post/l-insegnamento-della-pace-di-don-luigi-bettazzi

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