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La Carta di Chivasso: le iniziative per i suoi 80 anni


"Noi, popolazioni delle Vallate Alpine, constatando che i venti anni di malgoverno livellatore e accentratore sintetizzati dal motto brutale e fanfarone di «Roma Doma», hanno avuto per le nostre Valli i seguenti dolorosi e significativi risultati: oppressione politica[...] rovina economica [...] distruzione della cultura locale [...] dichiariamo quanto sugue: l'autonomia politico-amministrativa [...] culturale e scolastica [...] l'autonomia economica[...] Questi principi, noi rappresentanti delle Valli Alpine, vogliamo vedere affermati da parte del nuovo Stato italiano, così come vogliamo che siano affermati anche nei confronti di quegli italiani che sono o potrebbero venire a trovarsi sotto dominio politico straniero, e li proclamiamo oggi con la sicura coscienza di servire così gli interessi e le aspirazioni di tutti coloro che, come noi, credono negli ideali di libertà e di giustizia".

Somma di passaggi della Dichiarazione dei rappresentanti delle popolazioni alpine, meglio conosciuta come Dichiarazione (o Carta) di Chivasso, stilata il 19 dicembre 1943 a Chivasso, durante un convegno clandestino organizzato da esponenti della Resistenza delle valli alpine. Chivasso fu scelta per essere centro di cerniera, non soltanto geografica, con la guerra partigiana in corso, tra coloro che provenivano dalle valli valdesi e i valdostani. All'incontro parteciparono dalla Valle d'Aosta il notaio Émile Chanoux - che pochi mesi dopo morirà nel carcere fascista - ed Ernest Page, mentre lo storico Federico Chabod aveva inviato un suo documento e Lino Binel non poté prendervi parte perché in carcere; per le valli valdesi erano presenti Osvaldo Coïsson e Gustavo Malan, venuti da Torre Pellice, e Giorgio Peyronel e Mario Alberto Rollier, rispettivamente dell'Università e del Politecnico di Milano, tutti vicini al Partito d'Azione. La Carta di Chivasso postulava per l'Italia la trasformazione in un sistema politico federale e repubblicano su base regionale e cantonale.[1]

A distanza di 80 Chivasso ricorda con una serie di iniziative quell'episodio precursore insieme con il Manifesto di Ventotene di un cammino verso l'unità dell'Europa lacerata dalle guerre. Stamane, nella Sala consiliare del Comune si è svolto un primo convegno, cui hanno partecipato ricercatori, storici e dirigenti del movimento federalista.


Le celebrazioni riprenderanno lunedì 18 con il convegno "Carta di Chivasso 1943-2023, Enti locali, territori, montagna per la trasformazione del tessuto istituzionale e in serata con la presentazione del libro "1943 tra idee, guerra e realtà. La carta di Chivasso".



Martedì 19 dicembre, giornata dell'anniversario, sarà l'Aula magna dell'Istituto Europa Unita ad ospitare studenti e rappresentanti del Movimento studentesco per la lettura della Dichiarazione di Chivasso. II momento della memoria si traferirà alle 16 a Palazzo Einaudi, per una lezione su Carta di Chivasso e Federalismo Europeo di Stefano Castagnoli, Presidente Nazionale movimento federalista europeo. un convegno .





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