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L'ultimo scatto di Ivo Saglietti



E' stato un fotoreporter di razza, autentico nel vita come nel lavoro. Ivo Saglietti, piemontese d'adozione, è spirato stamane a Genova. Il male contro cui combatteva da tempo lo ha sopraffatto a ridosso dell'inaugurazione della mostra a lui dedicata, che si aprirà il prossima 13 dicembre al Museo nazionale del Risorgimento con il sostegno del Consiglio regionale del Piemonte e di Banca Intesa. In questi mesi di lavoro congiunto a distanza, abbiamo sperato, confidato, che lo "sguardo nomade" del suo obiettivo sul mondo, che dà l'imprimatur e immagine alla mostra, potesse tagliare il nastro della sua "personale", assistere e partecipare all'incontro pubblico, che la Porta di Vetro ha organizzato insieme con la curatrice Tiziana Bonomo. Oggi la sua personale, ne siamo tutti consapevoli con dolore, si trasforma in un addio, nel suo testamento culturale e spirituale. La Porta Vetro è vicina ai suoi famigliari e amici più stretti. Michele Ruggiero


Ivo Saglietti era nato a Tolone nel 1948. Dopo un periodo come cineoperatore nella produzione di reportage politico-sociali a Torino, nel 1975 ha iniziato a occuparsi di fotografia. A Parigi dal 1978, compie numerosi viaggi come reporter-photographe per documentare, su incarico di agenzie francesi e americane, nonché di grandi riviste internazionali («Newsweek», «Der Spiegel», «Time», «The New York Times»), situazioni di crisi e di conflitto in America Latina, Medio Oriente, Africa e Balcani.

Aeroporto di Santiago, Cile, 12 aprile 1987 Visita del Papa Giovanni Paolo II

Nel frattempo, inizia a lavorare su progetti a lungo termine, a partire da "Il Rumore delle Sciabole", un reportage sulla dittatura di Pinochet in Cile (1986-1988), che sarà poi il soggetto del suo primo libro fotografico. All'inizio degli anni Novanta, Saglietti è in America Latina, in occasione del 500° anniversario della scoperta dell'America, per una nuova ricerca da cui nasce la mostra Fotografie dal Nuovo Mondo.

Nel tempo, si concentra sempre di più su lunghi progetti di documentazione, che gli permettono di raccontare le storie in modo più articolato e meno condizionato dalle esigenze e richieste dei settimanali. In quegli anni ha seguito le tracce della tratta degli schiavi in Benin, ha visitato le piantagioni di zucchero nella Repubblica Dominicana e ad Haiti e ha realizzato un resoconto fotografico delle tre principali malattie che devastano i Paesi del Terzo Mondo: AIDS, malaria e tubercolosi.

Cairo, Egitto 2011 Le manifestazioni delle “Primavere arabe” in piazza Tahrir

Nel 2000 è diventato membro ufficiale dell'agenzia fotogiornalistica tedesca Zeitenspiegen Reportagen, per conto della quale si è impegnato a coprire le frontiere del Mediterraneo e del Medio Oriente.

Il suo sguardo asciutto ed empatico, la sua fotografia rivolta in maniera diretta al dilemma dell’uomo e del suo destino gli sono valsi il World Press Photo Award nel 1992 per un servizio sull’epidemia di colera in Perù. Ha poi ricevuto due menzioni d'onore per lo stesso premio nel 1999 e nel 2011, l'ultima delle quali per una serie sul Kosovo e per una fotografia del massacro avvenuto a Srebrenica, in Bosnia. Oltre a questi premi, ha ricevuto anche il Premio Enzo Baldoni e il Premio Chatwin Occhio Assoluto.

E' autore delle pubblicazioni “Dalla parte dell’Ombra” (Mondadori Electa), “Sotto la tenda di Abramo” (Peliti Editore), “Chile Il rumore delle sciabole” (LM Editore), “Niger Delta” (Prospekt Quaderni), All’improvviso nella vita (Sagep editore), “Un mondo possibile“ (Peliti Editore), “Lo sguardo inquieto” (Postcart).



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