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Spagna nel mirino di Trump: ritorno alla guerra del 1898...

  • Vice
  • 11 ore fa
  • Tempo di lettura: 3 min

di Vice


Scrive El Pais, quotidiano di Madrid: "Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha scatenato la sua furia contro la Spagna, un alleato "terribile", per aver vietato l'uso di basi militari sul suo suolo per l'offensiva militare contro l'Iran. "Taglieremo ogni commercio con la Spagna", ha tuonato dallo Studio Ovale, durante l'incontro di ieri, 3 marzo, con il cancelliere tedesco Friedrich Merz. Prosegue El Pais: "Interrogato dal presidente sulla possibilità di imporre un embargo alla Spagna, il Segretario del Tesoro Scott Bessent ha detto che la Corte Suprema degli Stati Uniti 'ha riaffermato la possibilità di attuare un embargo attraverso i canali esecutivi".

Non stupiamoci perché è notorio: Trump detesta chiunque gli si opponga. Il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez lo fa, lo ha già fatto in passato, quindi è un recidivo e merita di essere messo all'indice con il suo Paese. Questa è la geografia umana e politica che impone al mondo il presidente americano.

Questi comportamenti aberranti fanno riaffiorare pagine ingiallite della storia. Cuba, Avana, 15 febbraio 1898: la corazzata di seconda classe USS Maine (nella foto), nata già vecchia e diventata antiquata nel giro di pochi anni dal suo varo, quindi sacrificabile, salta in aria alle 21.40. Fu l'inizio della fine di ciò che rimaneva dell'antico impero spagnolo nel Continente americano. Gli Stati Uniti ne avevano abbastanza di tollerare quella minuscola presenza della Spagna nel loro cortile di casa; i Caraibi rientravano di diritto nella dottrina Monroe e non fu difficile convincere gli americani che gli spagnoli erano responsabili del sabotaggio che aveva fatto colare a picco la Maine. Era una macroscopica bugia, ma lo slogan "Remember the Maine! To Hell with Spain" diede quel tanto di suggestivo, romantico ed eroico all'opinione pubblica per sostenere la menzogna da cui si originò la guerra ispano-americana, con cui Washington strappò a Madrid Cuba, Porto Rico, Guam e le Filippine. In fondo, al 25° presidente degli Usa William McKinley (1843-1901), le bugie non erano d'intralcio per proseguire nel disegno egemonico degli Stati Uniti.

Precursore e esempio per Donald Trump che sulle bugie sta costruendo il suo personalissimo nuovo Impero Americano. Le analogie tra McKinley e Trump non finiscono qui, perché già il primo aveva puntato la sua campagna elettorale sul protezionismo, su alti dazi; una politica per la verità di moda sul finire dell'Ottocento. McKinley era un veterano della Guerra di Secessione, arruolatosi giovane volontario, diventato maggiore per il coraggio dimostrato in azione e con l'attributo "Maggiore" sarà chiamato nella vita quotidiana, un po' come accade per numerosi personaggi di film americani, di cui non si conosce mai nome, se non quando muoiono. In questo caso, l'analogia con Trump - classe 1946 - si ferma qui, perché mentre i suoi coetanei combattevano in Vietnam, lui preferiva più prudentemente chiedere il "rinvio" per studi.

Non fu l'unico. Ma a differenza del senatore repubblicano John McCain, candidato alla Casa Bianca nel 2008, pilota catturato dai nordvietnamiti nel 1967, liberato nel 1973, sensibile al tema della prigionia e della Trump si compiace delle sue frasi muscolari e dà quasi l'impressione di provare un brivido di piacere quando afferma di avere massacrato gli iraniani, come se la guerra fosse un videogiochi. Non a caso, fu protagonista di una polemica a distanza proprio con McCain, insinuando che non fosse un vero eroe di guerra e che lui preferiva chi non veniva catturato dal nemico.

Davvero un raro esempio di sensibilità da parte di chi la divisa non l'ha vista neppure con il binocolo e che manda migliaia di soldati a morire sulla base di una sua "sensazione", come ha ancora ricordato ieri, spiegando l'attacco all'Iran. Ecco l'uomo che guida la nazione più potente del mondo.

Come non fare paragoni con quanto viviamo in Italia leggendo l'orgogliosa risposta orgogliosa della vice presidente del governo spagnolo Yolanda Díaz: "La Spagna non accetta ricatti né lezioni da un paese aggressore. Siamo un paese di pace. Se gli Stati Uniti vogliono un alleato, iniziano rispettando la nostra sovranità e il diritto internazionale."




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